PECHINO EXPRESS 5 PARTITO BENE E POI MANGIATO DAL GF VIP

Si conclude questa sera la quinta edizione di Pechino Express e, a poche ore dalla finale, è giusto tracciare un bilancio di una stagione che ha voluto ma non ha potuto. E chi meglio di uno spettatore assiduo come me, che non ha abbandonato il programma neppure quando la voragine degli ascolti si era aperta può farlo?

Tutto, quest’anno, era partito sotto una buonissima stella: poco più di 2.800.000 spettatori e il 13% di share. Con queste premesse, sembrava che nulla potesse fermare la scalata del reality-game di Rai 2 nei cuori del pubblico italiano e che, finalmente, uno show senza pubblico, senza studio e in differita di qualche mese potesse raccogliere una fetta di spettatori abbastanza importante e non una poco più ampia del pubblico di una rete digitale. Invece, non è stato così.

Quel Pechino Express destinato a mangiarsi il mondo, in realtà è stato mangiato dal mondo senza troppi complimenti, arrivando addirittura a dimezzare gli ascolti nella terzultima puntata, risultando impotente davanti ad un Grande Fratello VIP che ha fatto man bassa di spettatori e di attenzione mediatica e social.

Ma può essere soltanto colpa della concorrenza se il programma su cui Rai 2 aveva riposto tante speranze si è poi dissolto in una bolla di sapone? Pechino poteva salvarsi in una collocazione più favorevole, invece di incaponirsi in un’inutile battaglia contro i mulini a vento?

Evidentemente, non è sempre colpa degli altri se le cose vanno male e, quindi, è giusto andare a capire l’importanza della trave nell’occhio di Pechino. La forza (e un po’ anche la fortuna) del programma, negli scorsi anni, era quella di essere un prodotto in continuo divenire, in cui i personaggi emergevano nel corso delle puntate, così come le rivalità tra i concorrenti, che non perdevano l’occasione per mandarsele a dire.

Senza andare troppo lontano, ricordando ciò che hanno regalato personaggi quali la Marchesa d’Aragona, Eva Grimaldi o lo stesso Costantino, l’esempio più lampante è stato dato dalla scorsa stagione: le prime tre-quattro puntate erano state interlocutorie, senza alcun sussulto a parte l’ospitata di Giancarlo Magalli. Poi, ad un certo punto, qualcosa è scattato, con la forte rivalità tra le Professoresse e le Persiane, le significative rivelazioni degli Antipodi e degli Espatriati e i tanti siparietti regalati da tutto il cast, conduttore compreso.

Adesso, però, è il momento di elencare tutto ciò che non è andato.

Partiamo dai concorrenti. Probabilmente, Magnolia ha perso il manico ed è riuscita a toppare, per ben due volte consecutive, i cast dei suoi reality, terreno in cui era sempre stata lodata e squisita. Ha sbagliato con l’Isola dei Famosi, puntando tutto su Simona Ventura e regalando uno dei vincitori meno significativi di tutte queste edizioni. Ha sbagliato anche con Pechino Express, giocandosi il tutto per tutto su Tina Cipollari e Lory del Santo. Personaggi garanzia di trash, ma solo sulla carta.

La prima è a tutti nota per le sue scenate plateali negli impenetrabili feudi della Fascino, in cui tutto è trashosamente bello e perfetto; la seconda aveva già partecipato all’Isola, vincendola. Poteva giocarsi tutto in un dualismo tra loro, che invece non c’è mai stato perché le due non si sono mai affrontate in una prova vantaggio o in una prova immunità, né tantomeno si sono ritrovate a giocarsi sul filo di lana una vittoria. E contro gli altri non c’è mai stato nulla di rilevante: Tina, a parte la sfuriata contro le Naturali (Benedetta Mazza e Raffaella Modugno), non ha minimamente lasciato il segno; Lory, a parte l’eliminazione nella prima puntata e il suo pronto rientro nella seconda con la regola della Coppia dormiente (nata e morta lì, visto che non è stata più proposta) si è limitata a fare la sua gara, senza sussulti a parte qualche battibecco col compagno Marco.

E il resto del cast? In un’altra edizione, i The Show (noti, in gara, come i Socialisti) e Clizia Incorvaia in Sàrcina sarebbero entrati nella hall of fame del programma col loro fare agguerrito e la loro voglia di primeggiare. Allo stesso modo, Silvia degli Estranei, con quell’atteggiamento un po’ svampito, avrebbe potuto trovare un posto accanto alle suddette Marchesa e Grimaldi. Nulla di tutto questo, invece. Nessuna rivalità dichiarata, nessuna occasione di sabotarsi a vicenda, nessun coinvolgimento dello spettatore nelle puntate, al punto di poter fare qualche endorsement a favore dell’uno o dell’altro concorrente sui social.

Passiamo ai contenuti. Negli anni scorsi, la vivacità del cast e la continua freschezza del concept delle puntate avevano fatto dimenticare la ripetitività del gioco, fatto principalmente di autostop, scrocchi e mezzucci di vario tipo per poter dormire nelle case di persone la cui qualità della vita è nettamente inferiore alla nostra. Aggiungiamoci il fatto che in ben quattro puntate delle nove disputate non ci sono state prove vantaggio o prove immunità, quasi come se non si avessero più idee per realizzare delle prove fisiche collegate alle millenarie culture che hanno vissuto tra Colombia, Messico e Guatemala. Oppure, ad essere proprio malfidenti, si è voluto evitare di strapazzare troppo le coppie.

In più, per lo stesso numero di puntate, si è fatto ricorso alla Busta Nera per salvare i concorrenti: invece di rendere interlocutorie le puntate, non avrebbe avuto più senso aumentare il numero di coppie? Appena otto per dieci puntate, senza la possibilità di nuovi innesti come negli scorsi, ha fatto ruotare il racconto delle puntate sempre sui soliti protagonisti. Alla lunga, ciò non ha per niente giovato al racconto. Se capiterà di fare una sesta stagione, sarebbe consigliabile di tornare a dieci squadre, senza ricorrere a questo strumento di salvataggio se non nelle primissime puntate.

Infine, quest’anno c’è stato anche il problema della durata. In un talent, aggiungere ulteriori minuti non fa la differenza. Basta aggiungere una prova in più, come nel caso di Bake Off Italia, o prestare un po’ di attenzione in più alla gara, come nel caso di Masterchef. In un game in cui, per la maggior parte delle volte, si è pensato a correre o a cercare alloggio che alle prove, arrivare a 150’ (pubblicità escluse) è pura follia. Avrebbe avuto più senso negli anni scorsi, quando c’era un po’ di sugo in più nella gara.

Tirando le somme, quest’edizione di Pechino è stata fallimentare, senza usare giri di parole. Poco attrattiva per lo spettatore e per nulla soddisfacente anche per il twittarolo un po’ snob di turno. Nessun momento memorabile, a parte qualche affondo (a tratti stucchevole) di Costantino della Gherardesca al Grande Fratello VIP, sia sui social che anche nel corso della gara. Nessun personaggio che è emerso nella ristretta lizza di concorrenti.

Se capiterà, come detto, una sesta stagione, ci sarà molto da sistemare.

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