RAFFAELLA CARRÀ SPARA A ZERO SU THE VOICE OF ITALY, SUOR CRISTINA (SENZA L'ABITO È UNA VOCE COME TANTE ALTRE) E I DISCOGRAFICI - PERCHÈ A SANREMO NON C'ERA TRA I BIG UNO DI THE VOICE?

Raffaella Carrà, 72 anni e non sentirli, torna in tv da mercoledì prossimo su Raidue con la nuova edizione di The Voice of Italy, al fianco di Dolcenera (tra le due pare non ci sia un particolare feeling, dicono), Emis Killa e Max Pezzali. Intervistata da DiPiùTv, non ha risparmiato critiche, dimostrando di tornare più tosta che mai. Sarà la volta buona che da The Voice uscirà un vero talento da classifica?

Su The Voice of Italy:

Finora non ha lanciato neanche un cantante di successo, come invece hanno fatto altri talent show. Sono tornata perché sono testarda, perché voglio tirare fuori un numero uno da questo programma, e non mi interessa che esca dalla mia squadra o da quelle degli altri giudici. L’importante è che The Voice of Italy abbia un numero uno. La sfida è questa.

Cosa non funziona a The Voice? La formula?

Forse. Diciamo che in questo talent non c’è modo di fare conoscere i ragazzi fino in fondo, come capita in altri talent. Noi giudici ne scegliamo ventuno a testa: sono tanti. E, comunque, ne ho anche per i ragazzi in gara… Molti cantano in inglese e questo non va bene perché cantare in inglese non ti fa vendere album in Italia, in Europa o in America Latina, a meno che non sia un cantante inglese. Quindi, voglio sentire i concorrenti cantare in italiano, perché solo così potranno avere successo. Poi noi giudici faremo il massimo per aiutarli ad affermarsi, ma se nessuno ci riuscirà non sarà colpa nostra.

Ha chiesto di cambiare la formula del talent?

Sì, fin dal 2013, quando partecipai alla prima edizione. Ma non ho ancora avuto modo di incontrare il responsabile del programma per parlarne… Non posso obbligare nessuno a parlarmi. Comunque, perché i concorrenti abbiano poi una carriera, serve che entrino in gioco anche la Rai e la casa discografica che ha l’esclusiva sui cantanti del programma: la Universal. E qui nascono altri problemi. Il primo è che manca la programmazione del futuro del vincitore. Perché, per esempio, nessun cantante di The Voice of Italy è tra i Campioni a Sanremo?

Fabio Curto, vincitore di The Voice 2015, ma non è stato preso tra i Big di Sanremo…

Si vede che non aveva la canzone giusta. E qui siamo al secondo problema. è importante e spero che quest’anno sarà risolto. Sto parlando delle canzoni inedite che i cantanti interpretano verso la fine del programma. The Voice of Italy, come ho detto, è legato alla casa discografica Universal: ecco, la Universal deve aiutare i cantanti ad avere una canzone che funzioni, anzi ad avere ‘la’ canzone. Avere una bella voce è importante, ma senza le canzoni giuste non si va da nessuna parte.

La Carrà e Suor Cristina…

Pensate a suor Cristina… Ha una bella voce, ma come ce ne sono tante, e infatti all’epoca del suo provino mi colpì in quanto suora. L’abito faceva tutto. Ha funzionato solo a The Voice of Italy e ha fatto bene a rimanere una suora. Per dirla alla francese, non ha il ‘physique du ròle’, o, per dirla all’italiana, i numeri giusti per fare la cantante: se le togliete l’abito da suora, resta solo una bella voce senza niente di più. Insisto: ormai una bella voce non basta per affermarsi.

E sul flop di Forte Forte Forte…

Nella musica odierna sono fondamentali i videoclip, per questo bisogna creare artisti completi, che sappiano cantare, ballare, esibirsi, essere veri showmen, come Ricky Martin o Shakira. L’obiettivo del mio programma Forte, forte, forte era questo: lanciare artisti completi. Purtroppo il programma non è stato realizzato come volevo io: è andato male e per me è stata una delusione. Ora, però, sono già pronta a ripartire e ho un’altra sfida: lanciare finalmente un cantante di successo da The Voice of Italy.

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