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Che a distanza di quattro anni continui a far discutere, non c’è dubbio. D’altronde quello dei tradimenti è un tema che in tv e nella quotidianità non ha mai smesso di stuzzicare la curiosità degli italiani. Ma ultimamente una delle domande più ricorrenti che vengono fatte quando si parla di Temptation Island è: “Quanto c’è di vero in tutto ciò?”. Per un reality show la veridicità è fondamentale: se si arriva a metterla in discussione (e il dubbio non è legato alla novità del genere come per il primo Grande Fratello) significa che c’è un problema di credibilità. Coincidenze (le coppie formate dentro Uomini e Donne nelle ultime edizioni sono uscite sempre insieme, alcune già dopo due puntate) e reazioni inaspettate (il repentino cambio d’atteggiamento di Ruben), unitamente al passato televisivo di diversi concorrenti, sono alcuni degli aspetti che possono indurre il pubblico a dubitare dell’autenticità delle situazioni proposte.

Quello che il telespettatore dimentica spesso è che in tv la credibilità non è legata esclusivamente alla verità contenutistica, ma è frutto di un efficace lavoro di costruzione autoriale. È accaduto anche quando Raidue ha mandato in onda Il Collegio: se lì i limiti più evidenti erano nella scarsa efficacia della scrittura, in Temptation Island l’effetto straniante scaturisce dal linguaggio scelto. I frequenti rallenty messi in risalto da sottofondi musicali piuttosto lunghi, le panoramiche dall’alto, il reiterato utilizzo di replay, più funzionali a intensificare il pathos emotivo che alla narrazione in sé, rendono il prodotto quasi accostabile a una fiction.

Un sacrifico che in ottica autoriale si rende necessario per accontentare il pubblico desideroso di emozioni, di personaggi da parodiare sui social e di situazioni piccanti da commentare, in qualche caso costruite anche piuttosto forzatamente grazie a strabilianti giochi di montaggio. Telespettatori incapaci di stancarsi, nonostante la riproposizione ciclica degli stessi schemi narrativi (il riscatto è un evergreen che ha sempre presa, come dimostra la storyline di Ruben e Francesca) e la conduzione eccessivamente impostata di Filippo Bisciglia, ulteriore elemento che potrebbe inficiare sfavorevolmente sulla credibilità dell’intero impianto narrativo.

A “Quanto c’è di vero in tutto ciò?” probabilmente una risposta efficace è questa: autentico nei contenuti, Temptation Island è però ingabbiato in una forma che ne ostacola la credibilità. Ma a giudicare dagli ascolti (una media del 18% di share nelle prime quattro puntate) va bene così.

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