ROBINU': SU RAIDUE IL DOCUFILM DI MICHELE SANTORO

L’informazione 2.0: dopo Italia, tentativo più o meno riuscito di rivoluzionare il genere talk, Michele Santoro torna protagonista assoluto nei giovedì sera di RaiDue con il docufilm Robinù, presentato nel corso dell’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia, e il format sperimentale “M”.

Sceneggiato dallo stesso Santoro insieme a Maddalena Oliva e Micaela Farrocco, Robinù racconta con estreme freddezza e lucidità l’universo dei baby-camorristi: soldati bambini che a 15 anni imparano a sparare, a 20 diventano killer professionisti e ai 30 potrebbero non arrivare.

Non è Gomorra, non è finzione: le telecamere catturano ogni gesto, ogni frase, ogni sguardo senza sovrastrutture narrative. È pura e cruda realtà: negli occhi di Luigi che non ha mai visto il padre perché in carcere, nelle parole di chi è consapevole che per morire bastano tre secondi o forse due e allora meglio uccidere che essere uccisi. Negli sguardi di chi davanti alla telecamera non teme di assumersi responsabilità e con orgoglio rivendica rapine e tentati omicidi commessi a 13 anni. Tutto nell’assenza totale delle istituzioni.

Un docufilm di grande impatto Robinù, che fin dalle prime inquadrature lascia trasparire uno spirito da servizio pubblico: non trasmetterlo per la Rai avrebbe significato perdere l’opportunità di scrivere un’altra importante pagina nella ricerca di nuovi linguaggi informativi, capaci anche di catturare un target più giovane.

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