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Quasi surreale che il kick-off dell’edizione di X Factor, venduta in conferenza stampa come la più internazionale di sempre, sia ricordato per l’irruente invettiva di Mara Maionchi contro la musica esterofila. Una contraddizione che in pochi sono stati capaci di cogliere, esemplificativa del turbamento che il talent da tempo non riesce più a nascondere.

Trovare qualcosa di nuovo da dire sembra sempre più difficile, come emerge anche dalle audizioni: già dopo venti minuti, non appena la neonata giuria ha emesso i primi vagiti, l’atmosfera comincia a risentire di una certa pesantezza, dovuta al riproporsi di personaggi e situazioni riconducibili per tipologia a quanto già visto gli scorsi anni. C’è chi insulta in rima sostenendo che si tratti di rap, chi non riconosce l’autorevolezza dei giudici, ci sono storie forti di abbandoni famigliari a corredo di esibizioni indiscutibilmente valide. E c’è chi, probabilmente distratto dalle somiglianze tra le scenografie, crede di essere a Italia’s Got Talent e di esibirsi per Claudio Bisio o Luciana Littizzetto. Perché solo questa potrebbe essere una motivazione plausibile per certe performance a metà tra il ridicolo e il grottesco.

Un pot-pourri di siparietti cavalcati piuttosto docilmente da una giuria insipida e Maionchicentrica che si perde tra le lacrime (e lo scarso appeal) di Levante, l’inspiegabile mansuetudine di Manuel Agnelli e l’ansia di Fedez: “Ho bisogno che i concorrenti non finiscano nel dimenticatoio, che inizino una carriera, che questo programma sia una vera opportunità“. Un punto fondamentale: non si può infatti dire che i talenti usciti dal programma negli ultimi due anni abbiano aggredito e conquistato il mercato. I tempi di Noemi, Marco Mengoni, Chiara, Francesca Michielin, Lorenzo Fragola e Michele Bravi sono finiti. Puntare all’internazionalizzazione come con Rochelle o i Soul Systems a oggi non sembra aver dato i frutti sperati. Anzi, persino dall’interno si arriva a mettere in discussione questa strategia.

X Factor 2017 riparte da qui, da una confezione e un montaggio impeccabili (forse l’unica ragione per seguirlo), da una spettacolarizzazione che rasenta l’eccesso. Ma soprattutto da una contraddizione interna che gli impedisce di guardare con lucidità all’obiettivo: lanciare talenti in Italia e nel mondo. Forse per risolverla dovrebbe cominciare a mettere da parte smanie autocelebrative e pomposità, concentrandosi esclusivamente sulla direzione da prendere. Ammesso che riesca a individuarla.

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