Crea sito

IL COLLEGIO 2017: LA RECENSIONE DELLA SECONDA EDIZIONE

Risultati immagini per il collegio raidue seconda edizione

Quanto può sorprendere al giorno d’oggi non sapere chi sia l’autore dell’Orlando Furioso o in quale Paese si  trovi Lisbona? Non più di tanto se a ignorare le risposte non sono pupe diplomate né gieffine esperte di tendenze, ma adolescenti per natura più interessati ad altro che alla geografia o alla letteratura. In quanto educational-show, Il Collegio fa acqua da ogni parte.

Di base c’è un problema di credibilità che si trascina dalla scorsa edizione. Sul piano educational risulta difficile ritenere attendibile l’efficacia di metodi didattici e pedagogici datati (in parte si potrebbe dire anche superati) a cui sottoporre adolescenti di oggi per contenerne l’indole ribelle. Soprattutto se circoscritti a un lasso temporale limitato a poche settimane. L’effetto è piuttosto straniante: gli unici momenti degni di interesse sono quelli in cui i protagonisti riflettono su tematiche etiche e sociali, come la fede religiosa o l’immigrazione. Piccolo barlume di valore in una narrazione nel complesso poco entusiasmante.

Sul piano dello show si continua a insistere sulla conformazione dell’esperimento sociologico nell’ottica di dare al racconto una parvenza di veridicità , finendo però per riproporre le stesse dinamiche già viste in passato: il distacco dai genitori, la separazione traumatica da smartphone e social network, i turbamenti per il cibo poco appetitoso e i tagli di capelli fuori moda, l’olio di fegato di merluzzo per colazione e le ispezioni in camera, le problematicità nel sottostare alle regole imposte da sorveglianti, insegnanti e preside, le fughe e le punizioni fino a sospensioni ed espulsioni. Dal sottotesto emerge in modo più o meno marcato come ogni comparsa abbia una buona cognizione del mezzo televisivo: la sovversione alle regole, la severità, le storie d’amore rispondono  a un gioco che ha ragione d’esistere quasi unicamente nel desiderio di visibilità. Poco importa se siamo  o no di fronte ad attori, motivo che portò a diverse polemiche durante la prima edizione: la mancanza di credibilità va ricercata ancora più a fondo, in un impianto narrativo che ha bisogno di essere rivisto.

Il Collegio quindi non rende giustizia a un genere, quello dell’educational-show, ancora poco inflazionato in Italia: in passato furono fatti esperimenti come “Fratello Maggiore” (Italia 1, 21 marzo 2012, 2.281.000 telespettatori e 8,69% di share), format più contemporaneo e dunque di presa potenzialmente maggiore sul pubblico.