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BUBINO REWIND: LA STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO: 1968 – 18° EDIZIONE. PIPPO BAUDO E LA JAM SESSION BLOCCATA. L’INVASIONE DEL SOUL AMERICANO. IL GIRO DI BOA (11/11/2016)

Bubino Rewind, (Ri)Leggiamo assieme alcuni tra i più interessanti articoli, pescati dall’archivio storico di Bubinoblog. 

11 Novembre 2016

Il Festival di Sanremo del 1968 sarà ricordato come il Festival che sdoganato definitivamente la canzone d’autore. Infatti dopo il suicidio di Tenco nel ’67, a vincere sarà l’eleganza e la sobrietà delle composizioni di Sergio Endrigo, che con Luigi Tenco aveva molto in comune nello stile di composizione e nell’approccio con il pubblico.

Con il tempo tutto ciò che aveva a che fare con il Beat (o più che altro con il Bìtt nostrano) viene eliminato dalla scena musicale in quanto non risulta più avere mercato, sparisce dai Juke-Box, non intrattiene più nelle trasmissioni televisive o radiofoniche, risultando quindi già passato di moda.

Questa situazione porta dunque ad una nuova affermazione della melodia, ma in chiave autorale, definendo definitivamente uno stile “italiano” che da tempo si andava ricercando, anche se dopo questo exploit diventerà più “di nicchia” per quanto sempre presente sul mercato.

Protagonisti del Festival ’68 saranno però gli interpreti e musicisti afroamericani che arriveranno in un elevato numero con grandi nomi in gara, come per esempio Luis Amstrong, trombettista che non bisogno di presentazione e che da oltre 30 anni tiene alta l’asticella della qualità del soul e del jazz, e Dionne Warwick, musa di un ispirato Burt Bacharach, che la impone come interprete raffinata e sublime di brani soul e pieni di anima.

Per quanto riguarda la formula di gara, nulla risulta essere variato nelle modalità di scelta, anche se piccole modifiche ci sono nel regolamento. La commissione selezionatrice, tra cui è presente anche Renzo Arbore, si riunisce a Caponero, località a poca distanza da Sanremo, per poter selezionare i brani senza ingerenze esterne.

Davanti alla commissione vengono presentati 227 brani, tra cui solo 22 dovranno essere selezionati per poter entrare in gara, a cui si aggiungeranno poi 2 brani scelti direttamente dall’organizzatore Gianni Ravera, non necessariamente tra quelli proposti alla commissione.
Le 24 canzoni in gara vengono divise per le serate eliminatorie durante le quali 7 passano il turno arrivando in finale e 5 saranno eliminate.

Viene meno dunque la possibilità di essere ripescati per alcuni brani, procedura che in realtà è stata più volte messa in discussione dato che a decidere chi passava il turno era comunque il “dittatore” Gianni Ravera.

Le giurie non sono più dislocate in luoghi segreti, come era successo fino all’anno precedente, ma tornano a costituirsi all’interno delle sedi di alcuni tra i maggiori quotidiani nazionali. Per l’esattezza ci saranno 26 giurie, tutte utilizzate per il conteggio dei voti.

La modalità di selezione dei giurati è decisamente anomala. I quotidiani nella cui sede sarà ospitata una giuria, postano un modulo da compilare su una pagina del giornale. Il modulo presenta il seguente testo: “Chiedo di far parte della giuria ufficiale organizzata presso (e il nome del quotidiano) a (il nome della città) per la votazione delle canzoni presentate al diciottesimo Festival di Sanremo”, dopodiché vengono messi i dati fiscali e anagrafici del candidato e solo in chiusura dell’auto candidatura c’è la dichiarazione “mi impegno nel caso il mio nome venga scelto a documentare la mia età e la mia professione”.

Ogni giuria è composta da 26 persone, tutte costituite da un determinato tipo di giurati. Troviamo 10 studenti (5 ragazzi e 5 ragazze) di età compresa tra i 15 e i 25 anni, due militari, due operaie, una commessa, una casalina, una domestica (sobh), tre impiegati, tre liberi professionisti e tre commercianti. Le giurie così composte hanno il compito di scegliere 7 brani tra quelli che si esibiscono ogni serata (la modalità di voto resta invariata anche nella setata finale). Nella possibilità di un parimerito al settimo posto di serata, non avvenuto, si procede con l’avanzamento del brano che ha avuto voti positivi nel maggior numero di sedi e nel caso di ulteriore parità, si va avanti con un sorteggio davanti al notaio.

Anche la presenza della RAI con le telecamere per la diretta resta identica alle edizioni precedenti, con la diretta di tutte le serate, con le eliminatorie sul secondo canale e la finale in Eurovisione dal Canale Nazionale.

A dirigere l’orchestra, sempre composta da 37 elementi, si susseguono 25 Maestri, mentre ogni sera vede ospite il noto jazzista, maestro di vibrafono, Lionel Hampton, impegnato nella riproposizione, con il suo strumento, dei brani in gara. La grande qualità delle sue ripetizioni porta la stampa a polemizzare sul fatto che la sua presenza offusca i cantanti italiani in gara.

Come abbiamo già visto c’è un cambio di interesse dal punto di vista musicale, ma questo non è evidente solo sul piano festivaliero. L’imporsi del cantautorato è evidente anche sul mercato, infatti in classifica nel ’68 troviamo sui due gradini più alti due album di Fabrizio De Andrè, mentre ci sono ancora residui del successo ottenuto da Luigi Tenco nel ’67, quando i suoi ultimi due LP furono registrati tra i 10 più venduti dell’anno.

Questo è legato anche all’innovazione del mercato che porta alla diffusione dei LP, che raccontano una narrazione, una storia, facendo sì che vengano preferiti dal pubblico, che porta proprio nel ’68 al sorpasso delle vendite dei dischi con più tracce, rispetto ai 45 giri classici con lato A e B.

La vittoria sanremese di Sergio Endrigo acquista tanto più significato poiché sembra rappresentare una sorta di rivincita su ciò che solo l’anno prima sembra la causa della morte di Luigi Tenco.

Viene premiata la mosdestia e la qualità autoriale, a scapito dell’esaltazione della vanità e dell’eccesso di divismo che fino all’anno precedente sembravano imprescindibili per ottenere successo.

In realtà in gara i cantautori non erano molti.

Troviamo, oltre a Sergio Endrigo, anche Pino Donaggio e Tony Renis, che porta sul palco come suo secondo Domenico Modugno, a seguito della bocciatura di Meraviglioso ritenuta poco adatta per il momento. Tra gli autori troviamo invece Don Backy, che arriverà secondo e terzo, pur non interpretando nessun brano a causa di una imposizione della sua casa discografica, con cui è in causa, Umberto Bindi, che non può gareggiare per un veto dato dalla RAI a causa della sua omosessualità, Lucio Battisti che non ha ancora cominciato a raccogliere successi anche come interprete e Roberto Vecchioni, che sarà però in gara 5 anni.

Il ’68 però e soprattutto l’anno della contestazione studentesca e la vittoria di Endrigo, quindi non fu pertanto del tutto casuale, perché rappresenta un modo per saldare un egemonia indebolita per quanto riguarda quella melodia all’italiana che rischiava di essere persa per conto di un antagonismo di sistema.

La presenza degli stranieri si dirada, ma arrivano delle vere star e questo regala al Festival una vetrina internazionale di portata enorme.

Moltissimi sono i debutti durante il Festival di Sanremo del 1968, da Fausto Leali ad Albano, passando per Massimo Ranieri, ma soprattutto un importantissimo debutto è quello di Pippo Baudo alla conduzione del Festival.

Gianni Ravera intende in questo modo chiudere l’esperienza avuta fino a quel momento, portando proprio ad una rivoluzione completa di quella che è la messa in scena del Festival di Sanremo e non solo perché all’interno del cast troviamo veramente dei grandissimi importantissimi nomi della musica internazionale.

L’edizione del ’68 costituisce davvero un enorme sforzo organizzativo poiché rappresenta l’emblema della futura definizione del nazional-popolare. Si è tentato di rappresentare ogni genere musicale presente sul mercato italiano, sintetizzando quindi la necessità prettamente televisiva, di una televisione commerciale in realtà, di accontentare un po’ tutti per intercettare i loro gusti al meglio per aumentare il gradimento.

Nonostante questo tentativo di contenimento degli eccessi, molte sono le polemiche che tengono alta l’attenzione della stampa specializzata sul Festival di Sanremo.

Innanzitutto il mondo dello spettacolo italiano subisce ancora i colpi del suicidio di Tenco, tanto che la commissione selezionatrice decide di non ammettere il brano MERAVIGLIOSO di Domenico Modugno, che racconta la storia di un aspirante suicida che si ravvede, nonostante poi si rivelerà essere il brano di maggior successo dell’anno.

Tra le polemiche, quella che prende maggior peso e che segna un pezzo della storia della musica italiana, è la bagarre che intercorre tra Adriano Celentano e Don Backy.

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Quest’ultimo entra in rotta con il Clan per il quale scrive i pezzi in concorso, ma gli viene negata la partecipazione al Festival per una questione complessa che analizzeremo dopo.

A condurre il Festival, come già accennato, dopo l’ultima prova non entusiasmante di Mike Bongiorno, è PIPPO BAUDO, ormai uomo simbolo della RAI con il suo “Settevoci” che tiene incollati alla televisione una media stimata di 12 milioni di utenti.

Quando accetta l’incarico decide che questa sarà la sua unica esperienza su quel palco, ma poi si è prenotato per tante altre volte, tanto da diventare negli anni novanta il volto simbolo del Festival. Al suo fianco troviamo LUISA RIVELLI, attrice soprattutto cinematografica, che dopo decine di film comincia un percorso nella televisione di Stato.

Per entrare maggiormente nel cuore dell’edizione della svolta, guardiamo ai protagonisti della gara:

AL BANO è al suo debutto festivaliero. Ha ottenuto un grandissimo successo nell’estate del 1967 e questo l’ha catapultato sul palco più importante d’Italia con un brano che lo vede utilizzare al meglio la sua voce, anche se con un’interpretazione sopra le righe. Canta LA SIEPE che raggiunge la finale e dà un ulteriore slancio alla sua carriera che decolla definitivamente confermandolo tra i migliori interpreti italiani.

PAUL ANKA era già stato a Sanremo nel 1964 sfiorando la vittoria. Purtroppo questi anni lo vedono in caduta libera, il suo più grande successo resta la sua prima canzone, che ormai ha più di dieci anni e non ha più raggiunto quei livelli, in Italia come all’estero. A Sanremo nel 1968 canterà un altro tentativo di composizione del duo MOGOL-BATTISTI, ma con LA FARFALLA IMPAZZITA non raggiunge la finale. La parabola discendente è ormai definitiva e tornerà in auge solo per reinterpretare la sua DIANA in produzioni di revival.

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ANTOINE era approdato a Sanremo come il menestrello d’oltralpe, cantante impegnato che si lasciava andare a brani ironici di tanto in tanto, ma il successo raggiunto in Italia lo porta a cambiare repertorio spingendosi soprattutto verso brani di matrice grottesca. È il primo a voler costruire intorno all’esibizione un minishow che dia maggiore risalto al brano nella sua interezza, ma questo lo porta ad entrare in forte polemica con gli organizzatori che glielo vietano. LA TRAMONTANA arriverà quinta.

LOUIS ARMSTRONG, detto affettuosamente Satchmo, arriva a Sanremo all’età di quasi 67 anni. È il mito vivente della musica jazz, uno dei maggiori interpreti di quel genere, che lo rende tra le figure di riferimento per tutta la musica mondiale. Istrionico e talentuoso passa dal jazz tradizionale alla sperimentazione quando è ormai alla fine della sua carriera e solo negli ultimi anni aggiunge alla sua strepitosa tromba anche una voce fuori dal comune. È tra gli ospiti più attesi e regala a Sanremo uno spettacolo senza pari, anche se la canzone che gli viene affidata lascia molto a desiderare, un brano banale anche se orecchiabile e ben costruito, che raggiunge la finale.

SHIRLEY BASSEY raggiunge il successo come interprete del brano “Goldfinger”, della colonna sonora di un film della serie di 007, e si impone come interprete raffinata e dotatissima. A Sanremo è l’unica che interpreta il brano in inglese, rendendolo piacevole e internazionale, ma purtroppo LA VITA non raggiunge la serata finale.

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ORIETTA BERTI, al suo terzo festival consecutivo, non riesce a centrare la finale con l’interpretazione di TU CHE NON SORRIDI MAI. Al centro delle polemiche, per la questione Tenco, per qualche mese, riesce a superare l’imbarazzo con qualche buon successo e torna a Sanremo pronta a superare un empasse che si è costruita da sola.

ROBERTO CARLOS è uno dei più importanti cantanti brasiliani della storia della musica carioca. È il primo cantante rock ad avere successo nel suo paese ed esporta tutti i suoi brani con un successo eccezionale, riuscendo a mantenere la profondita dei suoi testi anche nelle lingue in cui viene tradotto, come per esempio per TESTARDA IO o L’APPUNTAMENTO, non propriamente rock però. A Sanremo nel 1968 è in coppia con Sergio Endrigo e sbanca cantando CANZONE PER TE.

ADRIANO CELENTANO è in aperta polemica con il mondo della discografia italiana. Partecipa al Festival di Sanremo solo per fare in modo che sia impedita la presenza sul palco di Don Backy, autore dei brani giunti secondo e terzo, che ha deciso di lasciare il clan per un’altra casa discografica. Celentano esegue CANZONE dando ad essa un’interpretazione svogliata e lasciata lì, ma il pubblico non capisce la sua intenzione e apprezza il suo modo di cantarla, contrapposta alla grande attenzione teatrale data da Milva. Sul palco prende le sue pause, già da allora, si accende un sigaro, si poggia al pianoforte, sembra totalmente scoglionato.. eppure arriva terzo!

GIGLIOLA CINQUETTI torna a Sanremo dopo un anno passato in giro per il mondo, con un tour che l’ha resa popolarissima in Giappone e in America Latina, e che ha contribuito a mantenere alta la sua popolarità in tutta Europa. A Sanremo canta SERA che raggiunge la serata finale.

TONY DEL MONACO torna a Sanremo con un brano che resta nella memoria collettiva, ma non associato al suo nome, bensì a quello della sua gregaria Dionne Warwick e di Mina che l’ha reinterpretato nello stesso anno. Purtroppo il brano di Mogol e Paolo Limiti, pur raggiungendo la finale, viene dimenticato dalle giurie fermandosi all’ultimo posto disponibile, il 14esimo, anche se per LA VOCE DEL SILENZIO questo non rappresenterà un limite.

DINO raggiunge il successo nel 1963 con il Festival di Ariccia, e lontano dal circuito sanremese riesce a piazzare molti brani in classifica. Il suo più grande successo però è rappresentato dal brano che porterà a Sanremo nel 1968, unico anno di partecipazione. GLI OCCHI MIEI raggiunge la finale e gli sarà legata per tutta la carriera, che nterrompe a metà degli anni settanta, per tornare in programmi di revival dagli anni novanta.

SACHA DISTEL comincia la sua carriera ben 10 anni prima della sua partecipazione festivaliera ad Algeri, allora territorio francese, e subito viene ingaggiato per esibirsi nelle televisioni americane come cantante confidenziale. Raggiunge subito le vette delle classifiche in tutto il mondo e in Francia diventa popolarissiomo come attore e conduttore televisivo, oltre che come cantante. In Italia è conosciuto soprattutto per la sua relazione poi conclusa con Brigitte Bardot. A Sanremo porta NO AMORE, che non raggiunge la finale.

PINO DONAGGIO è per il settimo anno sul palco del Festival di Sanremo anche se ormai la sua carriera all’estero è decollata. Mica come fanno i cantanti d’oggi, che per paura di venir superati in gara, si presentano solo se invitati come ospiti. Continuerà a comporre e scrivere brani in italiano ancora per qualche anno prima di andar definitivamente all’estero. Per la prima volta, con LE SOLITE COSE non raggiunge la finale.

JOHNNY DORELLI, forte del grandissimo successo riscontrato l’anno precedente al Festival, in pausa rispetto al suo impegno attoriale, ormai preminente, torna a Sanremo con un brano scritto dalla coppia Mogolo-Battisti, ma LA FARFALLA IMPAZZITA non raggiunge, giustamente, la finale.

SERGIO ENDRIGO, al suo terzo tentativo sanremese, dopo essere arrivato anche vicino alla vittoria, riesce a centrarla nel 1968 con CANZONE PER TE. In polemica con l’organizzazione che lascia i movimenti studenteschi e sociali fuori dalla kermesse, quasi come se in Italia non stesse succedendo nulla, pensa di voler contribuire alla protesta cantando solo il primo verso del brano e poi uscendo di scena, ma accolto da una standing ovation durante la serata finale decide di proseguire con l’esecuzione, sobria e mai banale, come tutti i suoi brani, che danno nuova dignità al genere cantautorale, sconfitto nel 1967 dal suicidio di Tenco. Dopo la vittoria è Celentano che entra in polemica con Endrigo dichiarandosi perplesso per la vittoria di un brano vecchio come quello dell’istriano, ma Endrigo elegantemente risponde “evidentemente per il pubblico non c’era niente di meglio della mia canzone in gara”.

PIERGIORGIO FARINA arriva a Sanremo dopo una gavetta nelle balere. È cugino della grande Milva, ma il suo talento lo manifesta principalmente in orchestra come violinista, anche nelle orchestre di liscio di cui fa parte. Raggiunge il grande pubblico partecipando a Settevoci, che fungeva da AMICI dell’epoca, infatti i cantanti che partecipavano a Settevoci avevano una stagione di grande successo per poi cadere nel dimenticatoio all’edizione successiva. A Sanremo canta TU CHE NON SORRIDI MAI senza però raggiungere la finale, per poi tornare alla sua orchestra, dove comincia suonare il violini in chiave jazz.

NINO FERRER, di origini italiane ma francese d’adozione, raggiunge il successo in Francia a trent’anni, per poi esplodere nel 1967 attirando l’attenzione di tutta Europa e diventando un divo in Italia, dove sarà costantemente presente nelle trasmissioni musicali nazionali. A Sanremo canta IL RE D’INGHILTERRA senza raggiungere la finale, ma senza perdere nemmeno un po’ della sua notorietà.

PEPPINO GAGLIARDI torna per la terza volta al Festival interpretando CHE VALE PER ME, che resta al centro delle polemiche sia prima che dopo la manifestazione canora per via della sua gregaria invisa però all’autore del brano e a cui viene attribuita l’esclusione dalla finale.

ELIO GANDOLFI arriva a Sanremo non ancora 17enne dopo aver vinto l’edizione del Festival di Castrocaro del 1967. La sua interpretazione del brano LA VITA è interessante e ben confezionata, ma messa in ombra da quella di grande caratura di Shirley Bassey e non raggiunge la finale. Il successo arriva comunque partecipando a Settevoci.

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BOBBY GENTRY ha raggiunto il grande successo americano nel 1967 incuriosendo impresari e produttori europei ed italiani. La sua presenza a Sanremo è molto attesa, ma non soddisfa le aspettative pur raggiungendo la finale interpretando LA SIEPE. La sua carriera durerà per circa un decennio, senza confermare il successo del primo album, e vedendosi nuovamente sulla cresta dell’onda solo come interprete di una importante colonna sonora. Nel 1978 decide di lasciare le scene nonostante abbia ancora un buon numero di fan su cui poter contare.

WILMA GOICH torna per la quarta volta a Sanremo e riesce ancora una volta a raggiungere la finale, senza però puntare ad un gradino alto della classifica. GLI OCCHI TUOI sarà uno dei brani che le regalerà maggiore successo individuale, ma la sua carriera sta avviandosi verso una trasformazione.

MARIO GUARNERA è al suo secondo Festival dopo lo strepitoso successo ottenuto l’anno prima con LA MUSICA È FINITA. La sua maturità interpretativa, nonostante i suoi 18 anni, lo rendono credibilissimo anche nel brano UN UOMO PIANGE SOLO PER AMORE, che raggiunge la finale e lo vede ancora una volta confermare il suo successo tra il pubblico. Deciderà di proseguire la sua carriera come autore di sigle televisive e jingle, oltre che di musiche per spettacoli teatrali. Un vero peccato, avrebbe potuto regalare bellissime interpretazioni!

ANNA IDENTICI è al suo secondo Festival di Sanremo con un altro brano allegro che sta diventando la sua cifra stilistica. QUANDO MI INNAMORO raggiunge la finale e un grande successo presso il pubblico, collezionando anche numerose ospitate televisive. Al contrario di quello che fa trasparire vive un forte disagio e nel 1969, poco prima di una nuova partecipazione sanremese, tenta il suicidio facendo saltare la sua presenza, ma per fortuna senza conseguenze sulla sua salute.

I GIGANTI tornano a Sanremo con un brano lontano dal loro genere interpretativo, che è sempre stato dialogico negli anni precedenti. DA BAMBINO raggiunge la serata finale soprattutto grazie alle capacità di Massimo Ranieri.

UDO JURGENS torna a Sanremo da grande divo, dopo aver partecipato già nel 1965, oltre ad esser stato protagonista all’Eurofestival, vincendolo alla terza partecipazione nel 1966. Purtroppo PER VIVERE non raggiunge la finale, e gli autori, Bindi su tutti, attribuiscono a lui la responsabilità dell’esclusione.

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EARTHA KITT comincia a cantare durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale per poi entrare in un corpo di ballo dove si esibisce in coreografie cantate. Da solista è nel 1956 che raggiunge il successo sia come cantante con centinaia di brani di successo incisi, che come attrice, diventando anche una delle più famose Catwoman della storia del cinema. Ma nel 1968 la sua carriera subisce uno stop: si dichiara contraria all’intervento americano in Vietnam e per questo subisce una sorta di esilio in patria, arriva a Sanremo ma l’autore del brano che le viene assegnato non la apprezza e vorrebbe sostituirla prima con una registrazione e poi con un cantante italiano, Fabrizio Ferretti, per un’intesa con la casa discografica. Quando CHE VALE PER ME viene eliminata è lei ad essere assurta come caprio espiatorio, attribuendole ogni responsabilità per l’insuccesso del brano durante la gara.

FAUSTO LEALI, tra i grandi debutti del 1968, ha toccato i vertici delle classifiche con A CHI durante l’estate precedente e si prepara a conquistare il grande pubblico sanremese con la sua voce graffiante e senza pari nel panorama italiano. DEBORAH raggiunge la finale e ha anche notevoli chance di affermazione, ma si ferma al quarto posto. Però nel 1968 ci sarà un vero e proprio boom di bambine che porteranno quel nome. E pensare che inizialmente la RAI lo aveva bocciato.

LITTLE TONY torna a Sanremo dopo il successo strepitoso di Cuore Matto, ma con UN UOMO PIANGE SOLO PER AMORE non raggiunge nemmeno lontanamente i risultati sperati. Questo brano rappresenta per lui una svolta nel repertorio che vira dal rock a una linea più romantica.

MILVA torna a Sanremo per l’ottava volta consecutiva, e per la terza volta sale sul podio, giungendo terza con CANZONE. La sua interpretazione impeccabile segna un ritorno ad un repertorio più vicino alle sue origini e al suo stile interpretativo raffinato ed elegante, dopo le sperimentazioni folk e yè yè dei due anni precedenti.

DOMENICO MODUGNO presenta al Festival un brano, scritto dopo l’esperienza del suicidio di Tenco, che racconta la storia di un aspirante suicida che dopo una notte tribolata si ravvede vedendo il futuro nuovamente roseo. ma MERAVIGLIOSO non viene accettata la Festival per evitare un ritorno dell’argomento suicidio sul palco della manifestazione canora. Il brano otterrà però un successo strepitoso vendendo oltre 100 mila copie nella prima settimana di programmazione. A Sanremo parteciperà con un brano di Tony Renis, LA POSTO MIO, che però gli vale per la seconda volta l’esclusione dalla finale.

GIANNI PETTENATI torna a Sanremo dopo la polemica scoppiata intorno al suo accesso in finale l’anno precedente, e soprattutto dopo il successo di Bandiera Gialla, che lo vede riscuotere un grandissimo gradimento del pubblico sul mercato, in radio, in televisione e anche al cinema con alcuni musicarelli di cui è protagonista. A Sanremo nel 1968 canta LA TRAMONTANA che raggiunge la finale. ma solo dopo poco tempo deciderà di allontanarsi dalla scena musicale per tornare in auge solo negli anni ottanta, durante il boom dei revival.

WILSON PICKETT è tra i maggiori esponenti del R&B e del Soul americano, ma nel 1965 la sua popolarità esplode anche come interprete Rock ‘n Roll. Una vocalità roca e graffiante lo rendono un punto di riferimento e a Sanremo canta DEBORAH contribuendo al grade successo della canzone in Italia e all’estero e del nome che si diffonde proprio in quel periodo

PILADE, Lorenzo Pilat, era già salito sul palco di Sanremo come componente del trio del clan, e torna come interprete per IL RE D’INGHILTERRA senza raggiungere la finale. In fondo avrà maggiore successo come autore che come interprete.

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MASSIMO RANIERI unisce una bellezza mozzafiato alla giovane età e ad una capacità tecnica e interpretativa fino ad allora sconosciute sulla scena della musica leggera in Italia. Arriva a Sanremo quando non ha ancora compiuto 17 anni, però la sua notorietà è grande già da un paio di stagioni televisive dato che è tra i protagonisti di alcuni show della RAI. A Sanremo canta DA BAMBINO che raggiunge la finale nonostante l’accoppiamento con i Giganti

TONY RENIS torna a Sanremo dopo 4 anni dalla sua ultima partecipazione, e per la terza volta, dopo la vittoria, non raggiunge la finale seppure IL POSTO MIO sia un bel pezzo ottimamente costruito. Negli anni durante i quali è stato lontano da Sanremo ha cominciato a porre le basi per la sua carriera come compositore cinematografico che esploderà di lì a breve.

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THE ROKES ormai sono un gruppo a tutti gli effetti italiano, nonostante tutti i suoi componenti siano inglesi. Partecipano per la seconda volta al Festival di Sanremo, con LE OPERE DI BARTOLOMEO, uno dei pochi brani inediti del loro repertorio, senza raggiungere la finale.

GIUSY ROMEO arriva a Sanremo dopo essere stata tra i vincitori del Festival di Castrocaro nel 1967. Con NO AMORE non raggiunge la finale e le sue velleità di successo rientrano clamorosamente. Si trasferisce da Palermo a Milano dove comincia la convivenza con Mariantonietta Sisini, e si prepara ad un nuovo debutto, ma resta in silenzio per molti anni, a parte un album in inglese a metà degli anni settanta. Il secondo debutto arriva puntuale nel 1981, con un nuovo nome e un repertorio tutto nuovo, Giusy Romeo diventa GIUNI RUSSO è dotata di una vocalità straordinaria e forte di una collaborazione con Franco Battiato, per lei si aprono le porte del grande successo. Negli anni 80 e 90 oltre ai brani popolari porta avanti molta sperimentazione che si fa sempre più presente verso la fine della sua carriera, ma ne parleremo più avanti dato che tornerà a Sanremo nel 2003.

LARA SAINT PAUL, dopo un esordio con il nome di Tanya, torna a Sanremo con una fisicità prorompente e rappresentando una vera novità per la scena italiana, essendo la prima, e per molto tempo unica, cantante di colore in lingua italiana. Nel 1968 partecipa a Sanremo con MI VA DI CANTARE, in coppia con il grande Armstrong, e dopo il matrimonio con il suo impresario riesce ad accrescere sempre più la sua notorietà partecipando a numerosi show televisivi.

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THE SANDPIPERS sono un trio vocale composto da Mike Piano, Richard Shoff e Jim Brady, e sono saliti alla ribalta mondiale con Guantanamera. A Sanremo la loro partecipazione è messa in dubbio fino alla fine, ma riescono ad esserci portando QUANDO M’INNAMORO in finale.

MARISA SANNIA è la vera sorpresa del 1968. Sarda, è una campionessa di basket femminile, ma su fa conoscere come cantante attraverso Settevoci. La sua interpretazione misurata e composta di CASA BIANCA valgono il secondo posto per il brano scritto da Don Backy, e anche l’inizio di un periodo di successi per lei. Nel 1969 partecipa a Canzonissima raggiungendo la finale e la ritroveremo a Sanremo nel 1970.

ANNARITA SPINACI è a Sanremo nel 1968 grazie al podio raggiunto nel ’67, ma si presenta con una canzone meno immediata e con un supporto decisamente più debole rispetto all’anno precedente. Nonostante questo STANOTTE SENTIRAI UNA CANZONE raggiunge la serata finale. La Spinaci ha un grandissimo successo soprattutto nei paesi del blocco sovietico, però non riesce a crearsi un repertorio che la possa vedere sulla cresta dell’onda per molto tempo.

THE COWSILLS è un complesso vcale e strumentale composto da una madre, Barbara Cowsills, quasi quarantenne all’epoca della partecipazione sanremese, e dai suoi 6 figli Bob, Bill, John, Susan e Paul, con età tra gli 8 e i 20 anni. Sono i primi a dar vita al genere pop per adolescenti, il bublegum pop che poi ha espressioni più note come per esempio con gli Hanson negli anni 90 e Bieber degli anni 2000. Il loro successo è enorme negli States e si sciolgono come gruppo quando sono all’apice della loro notorietà, ma continuando progetti individuali. A Sanremo cantano LE OPERE DI BARTOLOMEO senza raggiungere la finale.

GIULIANA VALCI è figlia d’arte essendo sua madre una nota cantante di musica leggera e suo padre un batterista e direttore d’orchestra. A Sanremo arriva dopo un debutto firmato da Lucio Battisti e interpreta un brano, SERA, che porta tra l’altro la firma di Roberto Vecchioni. Questa sarà la sua unica partecipazione in una trasmissione nzional popolare e già dopo un paio d’anni da questa decide di smettere con la canzone per dedicarsi al giornalismo e alla poesia.

ORNELLA VANONI al suo quarto festival riesce a salire su un podio che le era stato precluso nonostante le ottime performances, ma anche questa volta il merito viene attribuito alla sua partner, Marisa Sannia, che di CASA BIANCA offre un’interpretazione più sobria e meno raffinata.

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DIONNE WARWICK torna a Sanremo dopo il successo spropositato ottenuto in tutto il mondo grazie alla collaborazione con Burt Bucharach. A Sanremo del 1968 interpreta LA VOCE DEL SILENZIO che scandalosamente raggiunge la finale ma si ferma all’ultima posizione possibile, la 14esima. Ormai stella di prima grandezza a livello mondiale, tornerà a Sanremo come ospite nel 1980, ma Sanremo non si discosterà troppo dalla sua famiglia: sua zia parteciperà nel 1969 e sua nipote, la grande Whitney Houston, sarà ospite in più occasioni negli anni ’80.

YOKO KISHI si forma come cantate lirica e calca i teatri fino a quando una grave malattia compromette le sue corde vocali limitandola ad un repertorio di musica leggera. La partecipazione al Festival è caratterizzata dalla sua esibizione in kimono, e sarà l’unica in Italia, nonostante STANOTTE SENTIRAI UNA CANZONE raggiunga la finale e ottenga un buon successo.

TIMI YURO torna a Sanremo dopo la grande sconfitta del 1965, quando arrivò data quasi per vincitrice annunciata. Anche questa sua partecipazione, con LE SOLITE COSE, la vede fuori dalla finale. La sua carriera continuerà con successo di pubblico e critica negli USA, riscuotendo il plauso anche di Frank Sinatra, e si ritirerà dalle scene nei primi anni ottanta.

IVA ZANICCHI, dopo la vittoria dell’anno precedente, torna a Sanremo con un sofisticato brano di Umberto Bindi, ma PER VIVERE non raggiunge la finale.

Dopo aver guardato alla storia e ai protagonisti del Festival, dedichiamoci ad un po’ di sano gossip concentrandoci sulle curiosità legate a questa edizione.

ANEDDOTI E CURIOSITÀ

Resta fuori dal Festival Claudio Villa che avrebbe dovuto affiancare Orietta Berti in Tu che non sorridi mai.

Sarah vaughan viene ricoverata in ospedale solo qualche giorno prima rispetto al Festival e viene sostituita da Eartha Kitt.

Louis Armstrong ha percepito un ingaggio di 15 milioni di lire e sarà accompagnato sul palco dal quintetto jazz di Hengel Gualdi. Proprio il ricco ingaggio fa pensare al trombettista di essere stato chiamato per un breve concerto e dopo la sua esibizione, durante la seconda serata eliminatoria, si lascia andare in una improvvisazione che deve essere fermata dopo qualche minuto da un imbarazzatissimo Pippo Baudo, che avrebbe in realtà voluto portare avanti questa questa grande fortuna, spinto da un furioso Gianni Ravera.

L’accusa che Don Backy muove verso Adriano Celentano è quella di appropriazione indebita dei suoi guadagni, mai elargitigli completamente. Inoltre lo accosa di evasione fiscale per via di una doppia contabilità e di aver dato vita ad una fabbrica clandestina di dischi, che non vengono registrati alla SIAE, tanto che circola la voce di un imminente arresto di Celentano.

Giusy Romeo ha solo 16 anni e fino a quel momento faceva la pescivendola, anche se ad essere precisi lei è figlia di un pescivendolo e a volte lo aiutava nella vendita per le strade, mentre lei aveva lavorato per poco in una fabbrica di saponette prima di vincere il Festival di Castrocaro.

Sul palco arriva Albano, arrivato a Milano con nella classica valigia di cartone da Cellino San Marco, che fa parlare molto di sé per una tresca (all’epoca ancora in fasce) con Romina Power, che invece era notissima in quanto figlia del grande attore hollywoodiano Tyrone Power e Linda Christian.

A Sanremo arriva una catena di messaggi minatori e annunci di attentati legati alla contestazione giovanile. Alla vigilia del Festival un mitomane annuncia che esploderanno delle bombe per vendicare la vita di Luigi Tenco.

Eartha Kitt vedi la sua interpretazione stigmatizzata dall’autore del brano Carlo Alberto Rossi, ma anche dalla casa discografica di Peppino Gagliardi dopo l’eliminazione del brano, tanto che le si addossa ogni responsabilità per via di un interpretazione troppo sensuale e si dice addirittura che sia per causa di questa interpretazione che non venga ammessa al colloquio con il Papa a cui invece arrivano Louis Armstrong, Lionel Hampton e Lara Saint Paul (foto sotto) con l’impresario Pier Quinto Cariaggi, suo marito.

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I Giganti arrivano sul palco con delle tutine molto aderenti molto vicine a quelle che poi useranno i Cugini di Campagna negli anni 70.

Due dei componenti dei Giganti fanno molto parlare i giornali di gossip: Sergio De Martino è appena diventato padre e quindi salta le prove del Festival, mentre Checco Marsella si mostra furibondo perché la sua ex ragazza, Dori Ghezzi, si fa vedere in giro accompagnata dal suo nuovo compagno e ricordiamo che poi sposerà Fabrizio De André.

I Sandpipers rischiano di non riuscire ad arrivare in tempo per le prove della seconda serata durante la quale sono attesi per la loro esibizione e c’è la possibilità che vengano sostituiti da Claudio Villa, presente a Sanremo come inviato di Paese Sera.

Antoine è presente dopo aver abbandonato le canzoni di protesta e aver intrapreso una carriera legata ad una comicità surreale. Vorrebbe portare una esibizione coreografata con tre indossatrici, però l’unico modo che l’organizzazione ha per ammettere le 3 modelle sul palco è che rimangano ferme.

Per evitare di dare un vantaggio ad un cantante viene vietato a Piergiorgio Farina di suonare il violino durante l’esibizione.

I quotidiani scrivono che “un Festival che boccia Shirley Bassey in prima istanza è un Festival che si critica da sé”.

Nel pomeriggio della serata finale Iva Zanicchi vince il titolo di Lady Festival.

L’Eurovisione è ad unico appannaggio degli artisti italiani però la BBC si rifiuta di trasmettere il Festival di Sanremo senza poter mandare in onda anche Shirley Bassey, Louis Armstrong e Wilson Pickett.

Adriano Celentano durante la serata finale si mostra molto sui generis: dà la mancia al tecnico che gli sistema il microfono, si appoggia all’organo durante le pause orchestrali, prendendo le prime delle sue celebri pause e si accende un sigaro mentre sta cantando.

Louis Armstrong e Lionel Hampton durante l’attesa tra la fine delle esibizioni i risultati delle votazioni, durante la serata finale, come una sorta di redenzione dell’organizzazione sanremese per l’interruzione della serata precedente, danno vita ad una breve ma significativa Jam Session.

Sergio Endrigo cerca di stemperare la tensione bevendo whisky e in realtà beve un po’ troppo fino ad aprire quasi brillo l’esibizione. Voleva partecipare alla contestazione rimasta fuori dal festival per volere dell’organizzazione e aveva intenzione di lasciare il palco vuoto dopo l’incipit del suo brano, in un gesto plateale e teatrale, però quando gli fu chiaro che sarebbe stato lui il vincitore e che rischiava di mettere in gioco tutta la sua carriera, decise di ripensarci.

Adriano Celentano non intende ripetere ancora un brano scritto da Don Backy e va via da Sanremo quando avrebbe dovuto ripetere il brano premiato.

Molti giornali dell’epoca sottolineano come le 3 canzoni premiate abbiano almeno una incisione con la Fonit-Cetra, la casa discografica legata alla RAI.

Tom Jones è invitato a partecipare al Festival di Sanremo, ma lui non sa di che cosa si tratti e infatti dichiara di aver accettato l’invito a partecipare però solo per cantare l’ultima sera la canzone vincitrice.

Enzo Radaelli, organizzatore prima di Gianni Ravera, ha comprato la quotazione del presidente e dell’amministratore unico dell’Ata, diventando quindi a tutti gli effetti il capo della società di organizzazione.

Don Backy accetta di chiudere la causa contro il Clan di Celentano per 6 milioni, più i diritti futuri dei suoi brani, rinunciando ai 200 milioni di risarcimento richiesti inizialmente.

Mancano 46 voti dal conteggio finale che però non avrebbero cambiato il vincitore. Con quei voti però sarebbe potuto cambiare il resto del podio permettendo addirittura alla quarta classificata di salirci.

La notorietà dei cantanti si fa talmente grande che la Panini decide di creare gli album di figurine dei cantanti.

Pippo Baudo per la prima volta pronuncia la sua celeberrima frase “l’ho creata io”, parlando della Sannia, presentata al pubblico a Settevoci, scelta proprio da Baudo.

Ed ecco che volgiamo al termine dando uno sguardo alla classifica finale.

La prima edizione baudiana regala molte sorprese sia dal punto di vista dello spettacolo che in classifica.

LA CLASSIFICA FINALE DELLA 18° EDIZIONE DEL FESTIVAL DI SANREMO

1 – Canzone per te (Sergio Endrigo e Sergio Bardotti) Sergio Endrigo – Roberto Carlos
2 – Casa bianca (Don Backy; Eligio La Valle) Ornella Vanoni – Marisa Sannia
3 – Canzone (Don Backy; Detto Mariano) Adriano Celentano – Milva
4 – Deborah (Vito Pallavicini; Paolo Conte e Pino Massara) Fausto Leali – Wilson Pickett
5 – La tramontana (Daniele Pace e Mario Panzeri) Antoine – Gianni Pettenati
6 – Quando m’innamoro (Mario Panzeri; Daniele Pace e Roberto Livraghi) Anna Identici – The Sandpipers
7 – Da bambino (Riccardo Pradella; Renato Angiolini) Massimo Ranieri – Giganti
8 – Sera (Roberto Vecchioni; Andrea Lo Vecchio) Gigliola Cinquetti – Giuliana Valci
9 – La siepe (Vito Pallavicini; Pino Massara) Al Bano – Bobbie Gentry
10 – Un uomo piange solo per amore (Petaluma; Mario Vicari e Marcello Marrocchi) Little Tony – Mario Guarnera
11 – Gli occhi miei (Mogol; Carlo Donida) Wilma Goich – Dino
12 – Stanotte sentirai una canzone (Tato Queirolo; Franco Bracardi) Annarita Spinaci – Yoko Kishi
13 – Mi va di cantare (Vincenzo Buonassisi, Giorgio Bertero, Marino Marini e Aldo Valleroni) Louis Armstrong – Lara Saint Paul
14 – La voce del silenzio (Paolo Limiti e Mogol; Elio Isola) Tony Del Monaco – Dionne Warwick

NON FINALISTE

– Che vale per me (Marisa Terzi e Carlo Alberto Rossi) Peppino Gagliardi – Eartha Kitt
– Il posto mio (Alberto Testa e Tony Renis) Tony Renis – Domenico Modugno
– Il re d’Inghilterra (Nino Ferrer) Nino Ferrer – Pilade
– La farfalla impazzita (Mogol e Lucio Battisti) Johnny Dorelli – Paul Anka
– La vita (Antonio Amurri e Bruno Canfora) Elio Gandolfi – Shirley Bassey
– Le opere di Bartolomeo (Sergio Bardotti e Ruggero Cini) The Rokes – The Cowsills
– Le solite cose (Vito Pallavicini e Pino Donaggio) Pino Donaggio – Timi Yuro
– No amore (Vito Pallavicini e Enrico Intra) Giusy Romeo – Sacha Distel
– Per vivere (Nicola Salerno e Umberto Bindi) Iva Zanicchi – Udo Jürgens
– Tu che non sorridi mai (Marisa Terzi e Sauro Sili) Orietta Berti – Piergiorgio Farina

6 Risposte

  1. Gaetano Di Nucci ha detto:

    Per me Sanremo non e’ saremo se non ci sono Patty Pravo e la Bertè ‘ e direi che quest’anno abbiamo buone probabilità di vederle di nuovo ..

  2. Gaetano Di Nucci ha detto:

    Sanremo non e’ solo musica … Come leggiamo da questo bellissimo articolo, rappresenta , Sempre , il particolare periodo storico in cui ci troviamo . Sanremo e’ parallelo alla storia italiana . E Sanremo e w la rai ci regala uno degli spettacoli più belli del mondo ( se non proprio il più bello )

  3. Ital ha detto:

    Che dettagliata storia …di un Festival ….alla fine di un era (i sessanta) ….e inizio di un altra ( settanta) ….
    E come sempre …le polemiche non mancano MAI
    Chi era ottimo autore del post? Complimenti!

  4. Ital ha detto:

    Sarebbe ottimo….
    Uno dei MIGLIORI della sua generazione

  5. Sabato ha detto:

    Per il prossimo Sanremo mi aspetto un ritorno di Marco Mengoni…

  6. Fafo ha detto:

    cast pazzesco e forse irripetibile grazie a Louis Armstrong, Dionne Warwick e Shirley Bassey come se oggi partecipassero Sting, Celine Dion e Beyoncè…