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COSA DOVREBBE INSEGNARE #NEWAMSTERDAM A CANALE 5 (E PERCHÉ BISOGNA SEGUIRE UNA CERTA FILOSOFIA TV)


Ieri sera su Canale 5 è andato in onda il primo di quattro appuntamenti del medical drama americano “New Amsterdam”, che era tra le nostre 3 nuove serie tv con un buon potenziale d’ascolto per il pubblico italiano. Nonostante i timori di un ennesimo flop con risultato in monocifra (visti i precedenti a cui ci ha abituato la rete diretta da Giancarlo Scheri), il risultato Auditel è stato abbastanza felice. Nessun boom (lontani i risultati di “The Good Doctor”), ma numeri buoni per gli standard della rete ammiraglia Mediaset: un totale di 2.916.000 telespettatori (share del 13,61% e 14,17% sul target commerciale) con un ottimo picco sul finale d’emissione del 18,47%.

Il primo episodio ha registrato una media di circa 3,3 milioni (12,8%); il secondo 2,8 milioni (12,6%); il terzo 2,6 milioni (15,9%): una perdita di circa 700.000 spettatori nel corso della messa in onda (la prima di “The Good Doctor” ne perse 400.000 strada facendo). In sovrapposizione, Che Tempo Che Fa (programma + tavolo) si è attestato a 3.261.000 (15,22%) con un divario pari a 350.000 telespettatori.

Discorso numerico a parte, però, “New Amsterdam” dovrebbe aver insegnato qualcosa a Mediaset. Alcune di queste lezioni, tra l’altro, sono suggerite sistematicamente da addetti ai lavori e semplici utenti, ma forse è giusto ricordarle. Vediamo nello specifico quali.

1. RISPETTO DEL PUBBLICO
“New Amsterdam” ha avuto quattro blocchi pubblicitari nell’arco di due ore e venti minuti, sapientemente piazzati. Il primo di questi è stato inserito dopo 47 minuti dall’inizio, un vero e proprio record che ha permesso di far vedere al pubblico l’intero primo episodio senza interruzioni. Nonostante Mediaset debba vivere di pubblicità, è anche vero che da tempo l’utente finale non vuol far altro che evitarle: l’esplosione dei servizi on demand non è dovuta solo alla tecnica del palinsesto personalizzato, ma anche per la riduzione/assenza degli spot.

A lungo andare, abusare di spot (addirittura a 10 minuti dall’inizio in alcune occasioni) allontana definitivamente il pubblico dalla proposta. Mediaset deve imparare a rinunciare a qualche investitore per ridurre il carico pubblicitario: né guadagneranno i prodotti, gli ascolti, il pubblico sarà più contento, e questo virtuosismo potrebbe essere ripagato con più spot in futuro grazie ai migliori risultati Auditel.

Altra eccezionalità di ieri è il rispetto dell’orario per il programma di seconda serata. “Pressing” è puntualmente iniziato allo scoccare della mezzanotte, come da palinsesto. C’è ancora invece molto da fare sull’inizio dichiarato e quello effettivo dei programmi.

2. LA BUONA PROMOZIONE
“New Amsterdam” ha goduto di un’ottima promozione interna, strategia che spesse volte in casa Mediaset fallisce. I promo iniziali erano uguali identici a quelli della tv americana NBC (come furono pure quelli di “The Good Doctor”), dunque ben studiati e ricchi di enfasi, senza montaggi strampalati o annunci in fretta e furia.

Buona anche la permanenza di spot lunghi e brevi nel daytime e la promozione all’interno dei telegiornali del gruppo: in tal senso, per una promozione ancor più efficace, si dovrebbe ripristinare la finestra che al termine del Tg5 mostrava fino a qualche anno fa i successivi programmi della serata. Un’altra finestra, con il promo del prime time, andrebbe inserita prima dell’inizio di “Striscia la notizia” o all’interno del break All21.

Dulcis in fundo, ottima la scelta di rendere disponibile su MediasetPlay l’anteprima di 8 minuti del primo episodio, così come quella di poter rivedere tutti gli episodi il giorno dopo la messa in onda.

3. TORNARE A LANCIARE MODE
Non prendiamoci in giro. “New Amsterdam” non sarebbe mai andata in onda su Canale 5 se quest’estate non ci fosse stato il boom di “The Good Doctor” su Rai 1, altro telefilm su cui noi abbiamo puntato più e più volte. Canale 5 deve tornare a studiare i prodotti e a lanciare nuove mode televisive, non abituarsi a inseguire e sfruttare i successi lanciati da altri. Il paradosso è che nello stesso periodo “The Good Doctor” in Spagna è stato trasmesso da Telecinco, proprietà Mediaset. Evidentemente, in terra iberica c’è lungimiranza.

4. FATTORE TEMPO, OVVERO LA (SEMI)CONTEMPORANEA
Nell’era dello streaming (legale e non), della voracità del pubblico nel conoscere i risvolti di una trama, nel pieno prosperare di Sky e delle sue esclusive, c’è chi ancora crede si possa attendere uno o due anni per proporre una serialità straniera. Ultimo esempio, “Poldark”: quest’estate Canale 5 ha presentato la prima stagione quando in patria si era già arrivati alla quarta stagione e su Sky (LaEffe) si attendeva la terza. Come chiedere di riempire una tavolata a ferragosto offrendo cibo avariato. E dire che tempo prima avevamo già dato una lezione in tal senso, ignorata a caro prezzo con la proposizione invecchiata di “Shades of Blue”.

Ma non è mai troppo tardi, perché sembra ci siano arrivati!

“New Amsterdam” è arrivato in semi-contemporanea USA con la prima tranche di 9 episodi. Fresco fresco, in prima tv assoluta, senza troppi giri di distribuzione. Per Canale 5, un vero miracolo. E anche Rai 1 si è svegliata, decidendo di programmare la prima parte della seconda stagione di “The Good Doctor” a gennaio. Alleluja!

5. E DUNQUE…
…speriamo che questo promemoria sia servito. A prescindere da come andranno le prossime puntate di “New Amsterdam” e quale sarà il destino Auditel di “The Good Doctor 2”, non bisogna più tornare indietro! La strada è tracciata… seguitela, cari dirigenti: il pubblico apprezzerà.

9 Risposte

  1. Mitiko92 ha detto:

    Ottima analisi Darkap. Condivido in pieno!

  2. cry ha detto:

    ma arriva al 13 grazie all’episodio in seconda serata, senza quello avrebbe fatto il 12.
    Non mi pare possa farsi un discorso di strada da seguire ma è un risultato che conferma le serie americane come prodotti con risultati che van bene massimo come tappabuchi.

  3. darkap ha detto:

    Grazie 🙂

  4. darkap ha detto:

    Ma se alcune autoproduzioni hanno fatto quanto se non meno xD

  5. andreatv99 ha detto:

    Meno spot = più ascolti = stesso guadagno
    Più spot = meno ascolti = stesso guadagno
    Semicontemporanea = meno gente in streaming = più ascolti

  6. MatteoQuaglia ha detto:

    new Amsterdam dura meno dell isola di pietro solo per questo pressing è partito prima

  7. Alextv ha detto:

    Buon prodotto. Peccato perché come al solito Good Doctor su Canale5 avrebbe fatto il 14% e New Amsterdam su Rai1 il 20%

  8. Alessandro Stamera ha detto:

    Concordo abbastanza.

  9. Modica2 ha detto:

    Quoto anche le virgole, chapeau
    Che adottassero questa strategia dei blocchi pubblicitari SEMPRE