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DIACO RISPONDE ALLE CRITICHE: 1 MILIONE E MEZZO DI TELESPETTATORI NON POSSONO COMPETERE CON 20 TWEET

Terminata la seconda estate su Rai1 alla guida di “Io e a Te”, per Pierluigi Diaco è tempo di bilanci e nell’occasione si toglie alcuni sassolini dalle scarpe.

Intervistato da Tv Sorrisi e Canzoni, il giornalista e conduttore rassicura innanzitutto sulla salute di una collaboratrice del talk pomeridiano, risultata positiva al primo tampone. Il secondo ha dato esito negativo ma è arrivato tardi per permettere di tornare in onda per i saluti finali.

L’argomento clou sono però le brutte figure e la maleducazione (cit.) che hanno tenuto banco nei social.

Hanno montato pezzi basandosi su pochi tweet, come se fossero la verità rispetto all’evidenza. Mi rendo conto di essere destinatario di un’attenzione mediatica che spesso è figlia di un pregiudizio da parte di alcuni addetti ai lavori. Ma un milione e mezzo di telespettatori non possono competere con 20 tweet.

Diaco rimarca l’insofferenza per le critiche.

Accetto malvolentieri il mondo in cui viviamo dove ognuno, pur non avendo conoscenza ed esperienza nelle materie che commenta, si sente in diritto di dire la sua.

Non può mancare un riferimento a Maurizio Costanzo, uno dei maestri di Diaco.

Da Costanzo ho imparato due cose: ad allenare la curiosità e ad avere le antenne drizzate su tutto. L’empatia, invece, mi viene dalla radio e dalla mia predisposizione ad ascoltare gli altri.

Diaco è al lavoro per un nuovo programma che dovrebbe vedere la luce in primavera o poco prima. “Ho appena finito di disegnare la bozza della scenografia”. Una seconda serata, una volta alla settimana, dove “il suono e i suoni saranno centro”, un format inedito dedicato al “valore dell’ascolto”.

Io e Te avrà un futuro? “Vedremo” dice Diaco ma svela che l’incontro con Coletta, il direttore di Rai1, “è stato bellissimo”.

Io e Te si è imposto per due estati consecutive. Ha toccato punte del 12%.

La riflessione finale torna sulle continue critiche e Pierluigi fornisce la sua spiegazione.

Non mi viene perdonato di essere libero, di non essere ordinario. Faccio una tv “noiosa”, sincera e scafata, dal sapore antico. E ne vado orgoglioso. Oggi la vera provocazione in tv è la lentezza.