Crea sito

DOC – NELLE TUE MANI O FAKE’S ANATOMY? IL GRANDE BLUFF DEL DOTTOR FANTI

Recensione a cura di @teledipendente – Un pomeriggio qualunque di zapping tv. Su Rai1 Alberto Matano racconta di un anziano, trovato morto nel bagno di un ospedale. Il servizio sull’accaduto, le dichiarazioni di un altro paziente che ha ripreso tutto con il telefonino (anche questo meriterebbe una riflessione).

E poi la pubblicità: tra gli spot anche il lancio dell’ultima puntata di Doc – Nelle Tue Mani. Luca Argentero, divisa blu e stetoscopio tra le mani, una sfilata di camici bianchi, musica angosciante in sottofondo. Inevitabile pensare a quanto raccontato poco prima da Alberto Matano. E a come il racconto del reale faccia a schiaffi con quello della finzione.

Doc – Nelle Tue Mani, al netto di turbolenze sentimentali e scompensi psico-emotivi tipici del genere, restituisce un’immagine della sanità non totalmente positiva ma quanto meno incoraggiante: per quanta fatica, quanta sofferenza comunque comporti ogni nuova diagnosi, in qualche modo un fine che a suo modo possa considerarsi “lieto” prima o poi lo si raggiunge. Il telespettatore lo sa: così come sa che lì dietro ogni paziente non ci sono solo numeri, patologie da individuare, sintomi da ricondurre a nozioni manualistiche.

Dietro ogni paziente ci sono persone, storie. Affetti. È l’immagine di una sanità che attinge dal reale, dalla vicenda di Pierdante Piccioni e, consentitemelo, in parte anche da quella di Patch Adams. Di una sanità non immune però da un clientelismo sistematico, da corruzione e modelli anti-meritocratici, frutto di sfrenate ambizioni e arrivismi spregiudicati (non sarebbe credibile, altrimenti).

Ma quella che restituisce Doc – Nelle Tue Mani è comunque un’immagine ben lontana da quella di una sanità che permette che un malato esali il suo ultimo respiro nel bagno di un ospedale, nell’indifferenza generale. No. Quella è realtà. Non è finzione. E la realtà non ammette sempre il “lieto fine”. Non sempre vince il merito. Non sempre i pazienti sono persone, storie, affetti. Nella realtà spesso prevalgono altre logiche, politiche e burocratiche, a cui medici e infermieri sono costretti a sottostare.

La realtà è fatta di medici, di infermieri che si trovano a combattere ogni giorno contro le carenze di un sistema apparentemente sempre più compromesso. Nella realtà bastano pochi mesi per trasformare medici e infermieri da eroi a bersaglio di quel becero negazionismo che affonda le proprie radici nell’insofferenza e nel disagio sociale.

Doc può dirsi dunque un fake in formato fiction? È finzione fine a se stessa? No. Doc – Nelle Tue Mani è ciò che è, ma al contempo è anche ciò che non è e ciò che dovrebbe essere. In Doc c’è qualcosa di reale ed è in quello che funziona davvero oggi nella sanità: la dedizione, la passione, lo spirito di sacrificio di migliaia di medici e infermieri che portano avanti ogni giorno il loro lavoro come una missione (e il “Non oggi”, il monologo da brividi recitato da Luca Argentero nel dodicesimo episodio ne è l’emblema).

Ma allo stesso tempo in Doc, in forma edulcorata o inversa, c’è anche tutto quello che non funziona come invece dovrebbe, riportato ormai quotidianamente nelle pagine di cronaca. E forse è anche questa la ragione del suo successo: nel suo rapporto con il reale, nell’essere attinente ma al contempo distaccato dalla realtà. In un momento in cui la sanità è tornata tristemente al centro dell’attenzione. Con i suoi pregi ma soprattutto in tutta la sua debolezza gestionale. Oggi più che mai.