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EMANUELA FANELLI: ANCHE DA CASA SAREI UNA FAN DI LUNDINI, LAVORARCI È UN SOGNO

Insieme a Valerio Lundini mette pezze nel palinsesto di Rai2. Emanuela Fanelli dell’ironia ha fatto una filosofia di vita. «Una battuta che funziona è una magia, alla base di una risata c’è la sorpresa. Se qualcuno casca per strada davanti a me, potrei ridere 40 minuti, e se cado io rido addirittura il doppio».

Pezza dopo pezza siete arrivati alla seconda stagione, la voglia di comicità non convenzionale è tanta…

“Sorrido quando sento parlare di comicità non convenzionale, o quando ci viene chiesto come abbiamo fatto a fare qualcosa di nuovo, come se fosse stata una scelta machiavellica o studiata. In realtà Giovanni Benincasa (autore del programma) ha fatto a me e a Valerio il regalone di pensare a noi. Ci hanno dato uno spazio e abbiamo fatto ciò che ci fa ridere, che rientra nel nostro senso dell’umorismo. Anche da telespettatrice sarei una fan di “Una pezza di Lundini” (sorride), potere partecipare anche come autrice è un sogno”.

Annunciatrice, opinionista, co-conduttrice… Valerio rischia grosso…

“Ogni volta non si sa come mi presento (sorride). Non ho il peso di avere tutto il programma, entro nel corso delle puntate e faccio quello che mi va, che mi diverte. L’altra faccia della medaglia di questo ruolo è che quando entro devo fare gol, un po’ come faceva Francesco  Totti alla fine della carriera”.

Una sera a cena, Fanelli e Lundini… di cosa parlano e cosa mangiano?

“Siamo andati a cena varie volte e sempre al sushi all you can eat, ma non perché siamo taccagni…”.

Chi si abbuffa di più?

“Siamo molto magri entrambi per costituzione ma mangiamo. A tavola chiacchieriamo di tutto, di lavoro, delle cose che ci fanno ridere e che consigliamo all’altro di vedere”.

Pensi a “Una pezza di Fanelli” con Valerio Lundini ospite intervistato da lei. Che cosa gli chiederebbe?

“Visto il personaggio che faccio nel programma, dove dico di essere una performer e, a differenza sua, di provenire dal teatro, gli chiederei quanto è stato grande l’onore di lavorare con me e quanto debba a me nella sua carriera”.

Cosa la diverte o l’ha divertita di più in televisione?

“Le cose che mi hanno fatto più ridere in passato, e che hanno contribuito ad affinare il mio senso dell’umorismo, sono legate ai programmi di Serena Dandini, a Corrado Guzzanti, ma anche a “Mai dire” e ai personaggi di Paola Cortellesi e di Antonio Albanese. Erano le cose che aspettavo di vedere per parlarne il giorno dopo”.

E nella vita di tutti i giorni?

“Gli amici, la famiglia. Mia sorella mi fa ridere da morire. Sono stata in grado di crearmi un bel gruppo di persone intorno con un senso dell’umorismo simile al mio”.

C’è qualcosa capace di metterla in imbarazzo?

“Nella vita privata mi imbarazzano il corteggiamento e i complimenti, arrossisco come un’adolescente e se poi qualcuno mi dice “sei diventata tutta rossa” allora divento fucsia. Ma questo è un imbarazzo carino”.

C’è una risata che non è riuscita a trattenere?

“Mi capita spessissimo. Il problema non è tanto quello di doversi trattenere all’istante, ma due minuti dopo, quando ci ripenso e scoppio a ridere (ride). Ricordo, in prima media, che la professoressa stava scrivendo alla lavagna. Indossava una gonna con la zip dietro, se l’era scordata abbassata e si vedeva la pancera. Tutti dietro a sgomitare. Dopo due minuti, esplosi nel silenzio”.

Quando si è scoperta ironica e comica?

“Sin da bambina, sono sempre stata molto allegra, vedevo che in famiglia ridevano, soprattutto le nonne, ma non è che me ne compiacessi, che dicessi “quanto sono ironica” (sorride). Ero così. Mi è sempre piaciuto fare ridere le persone a cui voglio molto bene. Adesso è diventato un lavoro. Credo che l’umorismo sia anche un’abitudine, un modo di prendere le cose quando succedono, anche quando non sono carine”.

Qual è il segreto per fare una battuta che “spacca”…

“Beh, una battuta che funziona è una magia. Penso che la base dell’umorismo sia anche nella sorpresa, da sempre muoio dal ridere se qualcuno casca per strada davanti a me, potrei ridere 40 minuti, e se cado io rido addirittura il doppio. Sono situazioni che pensi che vadano in un modo e che invece finiscono in un altro. La ricetta di come fare la battuta che spacca non esiste: non esiste la battuta che spacca, ma chi la dice”.

A quali attori comici, di ieri e di oggi, è più legata?

“Penso subito a Franca Valeri, per i tempi comici, la profondità, la cultura enorme, il potere essere così alta e al tempo stesso popolare. Non è mai stata bassa eppure piaceva a tutti, la sua magia è stata quella di fare alzare tutti gli altri e con nessuna difficoltà. Poi Anna Marchesini, il Trio, hanno fatto una rivoluzione, scherzando sulle dinamiche televisive in cui si trovavano loro stessi. Al cinema sono
cresciuta con i film di Verdone, che sapevo a memoria, con Troisi, amo la commedia all’italiana di Scola e Monicelli. Tra i contemporanei c’è Paola Cortellesi”.

Fonte: RadioCorriereTv