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GABRIEL GARKO, IL COMING OUT E LE CONTRADDIZIONI DI UN PAESE CHE AMA DEFINIRSI MODERNO E LIBERO

Viviamo davvero in un paese in cui il proprio orientamento sessuale può diventare un problema, se non un impedimento per la propria crescita professionale? A sentire Gabriel Garko si, certo non ci voleva la testimonianza dell’ex divo della fiction Mediaset a farcene rendere conto, ma ovviamente il suo caso fa più rumore rispetto a quello di un normale cittadino che ogni giorno deve combattere contro questa ingiustizia sociale.

Il coming out di Garko

Ho già espresso il mio pensiero in merito a questa storia, non mi permetto di giudicare Garko, anch’io per anni ho nascosto il mio orientamento sessuale quindi capisco da questo punto di vista la sua scelta. L’unica cosa che proprio faccio fatica a comprendere è la messa in scena delle sue finte storie etero per non destare sospetti, una cosa tanto fastidiosa quanto anacronistica. Poteva dal mio punto di vista fare quello che fanno moltissimi suoi colleghi non solo attori, ossia mantenere la sua vita privata tale senza dover dire al mondo di essere gay se questo lo avrebbe in qualche modo messo in difficoltà nella sua carriera, senza la necessità di fingere storie d’amore etero tarocche. Il ti amo ad Adua in diretta a Sanremo davanti a 20 milioni di italiani risale a 4 anni fa… penso che la consapevolezza avrebbe dovuto raggiungerla diverso tempo prima. Trovo di dubbio gusto anche il modo con cui sta portando avanti il suo coming-out adesso, mi sembra tutto molto… qualcuno direbbe business. Detto questo ha comunque la mia piena solidarietà e mi auguro che finalmente si senta libero di essere felice.

Il dibattito che manca nel paese

Certo fa riflettere che nell’Italia del nuovo millennio un paese che dovrebbe essere all’avanguardia in quanto a evoluzione sociale, libertà, modernità e democrazia un uomo debba sentirsi costretto in qualche modo a negare se stesso per i 3/4 della sua vita, per non rischiare di perdere il lavoro. La vera battaglia culturale da portare avanti di fronte a questa storia è a mio parere proprio questa, aprire una discussione su come sia potuto accadere, chi ha permesso questo? E nessuno di noi facenti parte della comunità di questo paese può definirsi esente da colpe, perchè è un concorso di colpe che riguarda tutti i settori della nostra comunità anche quelli che sostengono di non avere alcun “problema” con l’omosessualità e gli orientamenti sessuali in genere.

Se ancora oggi tante troppe persone non si sentono liberi di esprimere il proprio essere senza la paura di venire penalizzati lavorativamente parlando, e cosa più grave derisi o aggrediti, significa che non si è fatto abbastanza e non si sta facendo abbastanza, ed è una sconfitta per tutti non solo per l’omosessuale, il transgender etc. Si perchè nessuno di noi è al riparo da questa piaga sociale che è l’ignoranza e l’intolleranza, domani un nostro parente, un nostro caro amico, un figlio potrebbe ritrovarsi in questa stessa situazione, e noi non abbiamo fatto nulla per evitarlo.

Il dovere di pretendere un cambiamento radicale

Non mi interessa come Garko ha gestito la sua vita e la sua situazione, non condivido le sue scelte, non credo che siano d’esempio ma ripeto non sono nessuno per poterle giudicare, la cosa che più mi sorprende è che ancora una volta si sta facendo un dibattito sulla singola persona, spettacolarizzando a più non posso senza andare nel profondo. Perchè non sento e non leggo indignazione in merito al fatto che un’uomo per quasi tutta la sua vita ha dovuto mentire per poter lavorare? perchè i nostri sempre attentissimi politici che invocano interrogazioni parlamentari per i più futili motivi non si sentono in dovere di approfittare di questa storia per riprendere seriamente il discorso sulla legge contro l’omofobia? Perchè la maggior parte della società continua a far orecchie da mercante? perchè non ho visto nessun talk nei salotti televisivi riguardante l’argomento? Perchè nessuno si chiede come può accadere questo nel XXI° secolo in Italia?

Finchè saremo superficiali e ciechi rispetto a tutto questo continueremo a vivere in una società ingiusta e per niente libera e moderna, e smettiamola di sensazionalizzare il dolore – I talk sull’omosessualità in tv li vediamo solo quando succede una tragedia, quando un ragazzo o una ragazza si tolgono la vita o viene loro tolta – solo perchè porta ascolti. Se la storia di Garko non ci ha insegnato nulla, se il vice governatore della Calabria può presentarsi ad un evento pubblico – ieri a Catania – e sentirsi libero di poter sostenere orgoglioso a gran voce senza che nessuno si prenda la briga almeno di fermarlo, che lui finchè sarà vivo non smetterà di chiamare “negri i neri, e froci i gay, e che bisogna combattere le lobby frocie“, semplicemente abbiamo perso tutti, come società e come essere umani.

8 Risposte

  1. Alessandro Stamera ha detto:

    Di niente, la condivisione della cultura è un dovere.
    Il Casto comunque credo sia una delle persone più intelligenti d’Italia. Non a caso è il presidente del Mensa!

  2. Fafo ha detto:

    spesso molti scambiano la libertà d ‘insulto per libertà d’espressione non avendo la cultura ed i mezzi per comprendere la differenza, è sempre una questione di cultura,educazione ed istruzione non c’è nulla da fare…

  3. LordMassi ha detto:

    Grazie a te per il video molto interessante.

  4. Alessandro Stamera ha detto:

    Ti ringrazio per l’ulteriore rettifica.
    Forse ho capito male io.

  5. LordMassi ha detto:

    Forse non ho espresso bene allora la mia idea su Garko ne post, in quanto la penso esattamente come te, ci sta marciando un bel pò e proprio questo mi infastidisce di più di tutta questa storia.

  6. Alessandro Stamera ha detto:

    Oh però, questo non me lo aspettavo!

  7. Bubino ha detto:

    Grazie del video, ora lo guardo!

  8. Alessandro Stamera ha detto:

    Non sono troppo d’accordo con la riflessione che fai sulla persona di Gabriel Garko (per me ci sta marciando anche lui), ma sono molto d’accordo con la riflessione generale sul tema
    La legge contro l’omofobia è giusta e sacrosanta, e deve valere per tutti, anche per il politico calabrese che fece quella sfuriata indecente di cui parli.
    La libertà di espressione e di opinione non può e non deve essere una scusa per poter discriminare una persona o una categoria di persone per la sua provenienza etnica o il suo orientamento sessuale o religioso.
    Purtroppo, in pochi la pensano così, basti pensare ai commenti anche discutibili che ho ricevuto quando ho difeso Zorzi su Facebook per il contenuto (non per la forma) delle sue dichiarazioni contro la Cuccarini.
    Aggiungo inoltre, che la televisione generalista (Mediaset soprattutto) deve imparare a trattare l’omosessualità come una cosa normale e non come un’anomalia su cui fare spettacolo o scandalo (è mai possibile che in TUTTE le edizioni del GF VIP, tranne la quarta, ci siano concorrenti omofobi o che rilasciano dichiarazioni infelici a tal proposito?). Inoltre, ci tengo a dire che se si vuole fare dei talk sui diritti civili per gli omosessuali c’è modo e modo per portare a casa la discussione: quando l’anno scorso in occasione del congresso di Verona sulle famiglie dalla D’Urso si fece un dibattito sul tema la discussione sfociò in una caciara incredibile e confusionaria, nonostante il tema sia delicatissimo (il dibattito che si è tenuto a Ciao Darwin paradossalmente è stato più digeribile e comprensibile, ed ho conosciuto anche persone non eterosessuali che hanno apprezzato come Bonolis ha gestito la discussione, ed il che è tutto dire…). Anche per questo, ultimamente, ho iniziato ad apprezzare la serie Sex Education su Netflix che io personalmente raccomando di vedere anche ai più giovani.
    Detto ciò termino questo papiro con il video che trovate qui, che ho trovato molto interessante e che vi consiglio.