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GIADA BORGATO, LA PRIMA DONNA A COMMENTARE IL GIRO D’ITALIA: “CERCHERÒ DI DARE IL MEGLIO”

Sabato 8 maggio prenderà il via il Giro d’Italia, uno degli eventi sportivi più cari al pubblico. Rai2 trasmetterà integralmente le gare ogni pomeriggio, dedicando un’ampia copertura in sinergia con RaiSport che alle 14 cederà la linea alla seconda rete per Giro in Diretta, a cui seguirà Giro all’Arrivo e il Processo alla Tappa. Per la prima volta una donna commenterà il Giro d’Italia, insieme a Francesco Pancani e Fabio Genovesi. Parliamo di Giada Borgato che si racconta in un’ampia intervista, non nascondendo la gioia per un traguardo importante.

La sua sarà la prima voce femminile in telecronaca nella storia del Giro, come si appresta al debutto?

“Sono contenta di avere attorno una squadra forte, con grande esperienza, sono tutti felicissimi per me e sono pronti a darmi una grande mano, supporto. Da questo punto di vista sono abbastanza tranquilla e cercherò di dare il meglio”.

Nel racconto della gara quali emozioni vorrà trasferire al pubblico?

“Spero di trasmettere la mia grande passione per il ciclismo e di farlo con serenità. Ho corso in bici per tanti anni, qualcuno potrebbe dire che il ciclismo femminile è diverso da quello maschile, ma le tattiche sono le stesse”.

Uno sguardo ai campioni in gara, chi ci sorprenderà?

“Parlando dei leader ci sono tanti ragazzi interessanti, ma al tempo stesso non bisogna sottovalutare i giovani, che nascono come funghi e che potrebbero darci grandi sorprese. Lo scorso anno è uscito João Almeida, che nonostante nelle sue gare da dilettante avesse mostrato di essere un ragazzo con del motore, fino al mese prima del Giro nel mondo professionistico non si sapeva chi fosse. A rincorrere la vittoria c’è Mikel Landa, ci dovrebbe essere Bernal, sarebbe bello che anche Vincenzo Nibali potesse ambire alla vittoria, ma dovremo vedere come starà con il polso. Sarà interessante vedere la corazzata della Deceuninck, al Giro con Almeida che vorrà fare bene, e con Remco Evenepoel”.

C’è una tappa che aspetta con particolare attenzione?

“Quella di Cortina, è da capogiro. Ha dieci stellette (sorride), lunghissima, più di duecento km, continuamente in salita. Sicuramente la tappa più dura”.

Cosa rende un corridore un campione?

“La vita ciclistica che deve essere lunga. Un campione cade e si rialza, non molla alla prima difficoltà, deve sapersi districare nelle situazioni difficili, a fare la differenza è anche la testa. Con il ciclismo che sta cambiando ho un po’ il timore che non avremo più i campioni alla Nibali, alla Valverde, figure alle quali il pubblico si può affezionare. Al di là delle vittorie, servono il tempo e la capacità di resistere alle avversità che uno sport come questo ti pone davanti”.

Quando nasce la sua passione per la bicicletta?

“Da bambina, il ciclismo era l’unico obiettivo. Ho sempre avuto in testa solo la bicicletta, volevo fare la ciclista. Ho studiato lingue perché sognavo di girare il mondo con le gare. Già da allieva capii che era il mio mestiere, le vittorie hanno confortato la mia scelta”.

Lasciando per un istante il Giro, ci sono elementi distintivi della pedalata al femminile?

“Noi donne abbiamo la testa dura (sorride), siamo molto determinate, se ci mettiamo in testa una cosa la vogliamo ottenere a tutti i costi. Il ciclismo femminile sta crescendo in questo momento, c’è sempre stata tanta fame, le donne non hanno mai corso per soldi ma per passione, mettendoci l’anima. Nel campo maschile subentra sempre il discorso del denaro, sono dinamiche differenti”.

Fonte: RadioCorriereTv