L’EXIT STRATEGY DEL GRANDE FRATELLO VIP E QUELLE DOMANDE RIMASTE SENZA RISPOSTA

Perché il giorno arriva sempre dove ti cade la maschera e giudica la gente. Quel giorno di cui cantava J-Ax nella sua “Vendesi Idolo” ieri è arrivato anche per il Grande Fratello. È arrivato per quegli inquilini denudati di lustrini e paillettes ed esposti nel loro “essere”, davanti a immagini che urlavano indifferenza, disumanità. Per quelli colpiti dai provvedimenti ma anche per quelli inspiegabilmente “graziati”: quasi come se esistesse un metro per misurare il livello di responsabilità morale che si nasconde dietro una frase indegna o un gesto spregevole.

Ma quel giorno ieri è arrivato anche per il Grande Fratello, non meno responsabile di quanto accaduto. Non ci siamo accorti, non abbiamo colto: il “mea culpa” arriva direttamente dalla voce di Signorini, a cui bisogna riconoscere il merito di aver gestito piuttosto bene una puntata che avrebbe messo in crisi conduttori ben più rodati.

La situazione è sfuggita di mano a chi in primis avrebbe dovuto vigilare e fare in modo che non si ripetesse quanto era già accaduto anche nel corso dell’edizione nip del 2009, seppur in forma diversa. Quella volta l’immediato ritiro del concorrente fu deciso appena prima che la situazione degenerasse: in questo caso invece qualche ingranaggio nell’oliata macchina del GF si è inceppato.

Non bene per un programma che si fa portatore di messaggi di accoglienza, di inclusione e combatte (anche un po’ beandosene) contro ogni forma di discriminazione in nome di un’uguaglianza che affonda le proprie radici nell’empatia e non in quell’indifferenza esibita nei giorni scorsi. Quale credibilità gli resterà d’ora in poi?

L’unica maniera per riemergere dalla fossa che il GF stesso ha contribuito a scavarsi era quel susseguirsi di “mea culpa” e “j’accuse” messo in scena ieri e che, come prevedibile, gli ha portato numeri che in una serata di routine non avrebbe sicuramente raggiunto. Non solo un “j’accuse” con assoluzioni e condanne decise dal tribunale di televotanti. Ma anche un “mea culpa” doveroso e sentito a cui il GF, date le proporzioni che ha assunto la questione, non poteva sottrarsi.

La giustificazione è stata più o meno la stessa per tutti, concorrenti e GF: non ci siamo accorti, non abbiamo colto. Qualcuno ha provato a giustificare quell’indifferenza parlando di “passo indietro” davanti a una situazione talmente grande che per essere affrontata richiede “strumenti che io non ho”. E non si può fargliene una colpa.

Ma nessun gieffino ha detto apertamente che ad occuparsene avrebbe dovuto essere in primis la produzione. Perché? Forse per una sorta di timore reverenziale nei confronti del Grande Fratello? Quel Grande Fratello che pur davanti a immagini di un evidente disagio, ritrasmesse più volte anche ieri sera, ha comunque atteso quel “non ce la faccio più” per arrivare a una decisione definitiva. Neanche vedendolo lì, sdraiato a terra, nascosto dietro un divano, forse a piangere mentre gli altri passavano incuranti.

Come è possibile non capire? Signorini lo ha chiesto più volte ai concorrenti ieri sera. Ma il Grande Fratello come risponderebbe? Tra le molte domande che ieri hanno trovato risposta (l’idoneità alla visita psicologica in fase di casting, la reale percezione degli altri concorrenti, la consapevolezza su quanto stava accadendo) qualcuna è rimasta in sospeso. E probabilmente lo rimarrà per sempre.

Come per sempre dovrebbe essere ricordato anche quel poco di buono che è emerso in questi giorni: la grande sensibilità dei concorrenti più giovani che ai più anziani hanno ricordato (a qualcuno proprio insegnato) come talvolta il silenzio sia la miglior forma di rispetto e di scusa.