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“I RAGAZZI NON POSSONO CRESCERE SOLO CON IL CULTO DELLA PALESTRA”: LO SFOGO DI GIUSEPPE FIORELLO

Stasera, in prima serata su Rai1, debutta “Gli Orologi del Diavolo”, la nuova fiction di Giuseppe Fiorello ispirata alla storia vera di Gianfranco Franciosi, il primo civile infiltrato nei narcos. L’attore ha rilasciato un’intervista, da leggere attentamente, al RadioCorriereTv.

Chi è Gianfranco Franciosi? Un meccanico navale che un giorno viene contattato da pericolosi narcotrafficanti per costruire imbarcazioni adatte a trasportare carichi di cocaina. Quel giorno decide di avvisare la Polizia e da quel momento la sua vita cambia radicalmente: diventa il primo infiltrato civile nel mondo dei narcos. La sua collaborazione consente di sgominare una delle più potenti organizzazioni di trafficanti di droga al mondo.

Prima Gianfranco è stato costretto a vivere in stretto contatto con loro, anche in Sudamerica, e farsi otto mesi in un carcere francese. Oggi vive sotto protezione in un località segreta. Nel 2004 ha pubblicato un libro che racconta la sua storia da cui nasce la serie Rai “Gli Orologi del Diavolo”.

Come nasce la fiction? “Nasce tutto dalla lettura del libro omonimo, scritto da Federico Ruffo con la collaborazione di Gianfranco Franciosi. Queste pagine sono state il punto di partenza che hanno riunito la stessa squadra de “I Fantasmi di Portopalo”. Proprio in quell’occasione mi è capitato di leggere “Gli Orologi del Diavolo”, una vicenda che ha colpito tutti a tal punto da pensare immediatamente di farne un film.”

Sul rischio che fiction di questo tipo possano essere mal interpretate dai ragazzi. Beppe Fiorello non ha dubbi: “Il problema è secondo me la mancanza culturale, un certo tipo di rappresentazioni può essere mal interpretata laddove il tessuto sociale è in difficoltà. Mai come in questo periodo dobbiamo tutti lavorare affinché la cultura ritorni al centro delle nostre vite, e sia sempre più presente nelle periferie. La chiusura dei cinema, dei teatri per l’emergenza sanitaria può anche essere giusta, se serve a tutelare la salute delle persone, ma attenzione a non farne dei luoghi e modelli non indispensabili.”

La cultura come risorsa economica, quante volte lo si ripeta ma non basta. E Fiorello insiste: “Ricordiamo tutti la storica battuta “con la cultura non si mangia”. Oggi non possiamo più tollerare una considerazione così bassa, siamo stanchi di sentire che sia un qualcosa di esclusivo per pochi eletti. Si deve al contrario lavorare in sinergia affinché sia sempre più a disposizione delle persone, accessibile soprattutto ai ceti sociali in difficoltà.”

“La cultura è la guardia del corpo delle realtà meno abbienti, i ragazzi non possono crescere solo con il culto della palestra, perché, come ricordava Pierfrancesco Favino, sempre più spesso capiterà quello che è successo a Willy. Con la cultura non solo si mangia, ma si cresce. I muscoli possono gonfiarsi anche con un libro in mano. La nostra è una voce educata, ma forte, che non accetta più il livello basso in cui questa società è sprofondato. Non possiamo più far finta di niente.”