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QUANDO I REALITY FINISCONO IN TRIBUNALE: IL PROCESSO “TEMPTATION ISLAND”

Dove finisce la realtà e comincia la “costruzione”? Ce lo siamo chiesti diverse volte davanti a un reality. E ce lo torniamo a chiedere in questi giorni guardando Temptation Island. Perché per quanto al giorno d’oggi sia quasi impossibile meravigliarsi nel sapere che si possa partecipare a un reality solo per visibilità, le voci su Jessica, Andrea e sulla sincerità delle loro intenzioni non fanno comunque bene allo show. O meglio, ne minano la credibilità, frutto di un intricato (quanto delicato) gioco di equilibri tra realtà e costruzione. Ma se da noi la questione, almeno fino ad oggi, si è risolta per lo più in chiacchiere da bar (o da palestra), sui social e nei blog di settore, da altre parti è arrivata addirittura in Tribunale.

In Francia Temptation Island non è solamente un programma di téléréalité. L’Île de la tentation è anche un vero e proprio caso giudiziario. Il reality infatti, tornato in onda nei mesi scorsi con la nona edizione dopo uno stop di nove anni, è stato al centro di una lunga serie di cause che hanno visto più di una cinquantina di partecipanti contestare alla società di produzione presunte irregolarità. No, corna e tradimenti non c’entrano. I giudici si sono trovati a decidere sull’inquadramento contrattuale dei protagonisti dei reality: lavoratori oppure no? Nel 2003 tre “tentatori” della prima stagione dello show sottopongono il caso all’avvocato Jérémie Assous. Ritengono di non essere stati ricompensati adeguatamente: un gettone di presenza, un compenso forfettario non  è sufficiente per chi è stato alle dipendenze di una società di produzione per più di quindici giorni (i tempi di registrazione). Inoltre quello del tentatore è un “lavoro”: richiede capacità artistiche e doti interpretative. Chiedono quindi il riconoscimento dello status di “artista-interprete” e di essere risarciti secondo quanto la legge francese prevede a chi sottoscrive un contratto di lavoro subordinato. Per la società di produzione non è così: la relazione di subordinazione, criterio giurisprudenziale per l’esistenza di un contratto di lavoro subordinato, non esiste e l’essere ripresi nell’esprimere i propri sentimenti non costituisce di per sé “lavoro intellettuale o manuale”.

Il legale, verificati i presupposti, porta la questione davanti al Tribunale del Lavoro. Ma prima ancora che la causa fosse arrivata in aula, altri partecipanti al programma hanno deciso di presentare ricorso. E con loro anche i concorrenti di altri reality (Secret Story, Pékin Express, Koh-Lanta per citarne alcuni) . Da quel filone ne sono derivati molti altri: per elencare tutte le cause e le relative risoluzioni (alcune risultano aperte ancora oggi, altre si sono chiuse dopo il raggiungimento di un accordo tra le parti) non basterebbe probabilmente una di quelle infinite puntate serali del Grande Fratello.

Ad ogni modo per dare una possibile risposta alla domanda iniziale potrebbe essere sufficiente citare la sentenza del 24 aprile 2013  della Cour de Cassation. La Corte ha confermato le conclusioni della Cour d’Appel de Versailles secondo cui i partecipanti ai reality devono essere considerati “dipendenti” ai sensi del Code du travail (il Codice di lavoro francese) e la società di produzione, condannata per “travail dissimulé”, è tenuta dunque a risarcirli. Ma per tentatori e soci è stata comunque una vittoria a metà: contrariamente a quanto avevano richiesto, i giudici infatti non hanno riconosciuto loro lo status di “artista-interprete” (Court of Appeil of Versailles, 6th chamber, 5 April 2011, RLDI 2011/71, no 2346).

L’esistenza di un rapporto di subordinazione infatti è comprovata dall’imposizione di regole a cui i partecipanti devono sottostare per l’intera durata delle registrazioni: sono costretti a vivere in una location predefinita, obbligati a fare interviste, a indossare vestiti indicati dalla produzione, a rispettare gli orari imposti dagli autori. Cellulari ed effetti personali vengono ritirati al loro arrivo sull’isola. Sono previste penali da pagare in caso di abbandono volontario. Non una vacanza quindi, ma un lavoro, perché sono a completa disposizione del produttore. Tuttavia, sempre secondo i giudici, non esiste un copione da seguire e i partecipanti non hanno ruoli da interpretare: devono semplicemente essere loro stessi ed esprimere le sensazioni che provano davanti alle situazioni in cui incappano nel corso dello show. La natura artificiosa di queste situazioni non è di per sé sufficiente a conferire loro lo status di “artista-interprete”: non sono attori, la loro non è una “performance” (nei termini in cui viene legalmente considerata tale). 

Ovviamente, per dovere di cronaca, è opportuno specificare che si sono susseguiti ricorsi e si è continuato a dibattere su questioni satellite (l’entità del danno, il calcolo dei risarcimenti, l’eventuale carattere intenzionale nelle irregolarità contrattuali sono stati discussi nel corso di diversi procedimenti). Ma ad ogni modo i giudici hanno provato a tracciare una linea di demarcazione tra verità e costruzione attraverso questa sentenza, il cui valore non è però “universale”. Perché quattro anni dopo, con la sentenza del 7 giugno 2017, la Cour de Cassation ha stabilito che non tutti i partecipanti di reality si devono considerare “dipendenti”, dal momento che non tutte le produzioni sono configurate secondo quanto descritto nel caso “Temptation Island” (Court of Cassation, Soc. Ch., 8 June 2017, No 16-15171).

Quel che è certo è che oggi in Francia L’Île de la tentation non riempie solo pagine di siti o riviste specializzate in tv e gossip, ma la si studia anche nei manuali di diritto. Chi lo avrebbe mai detto?

3 Risposte

  1. Arci, che estate ci racconti? ha detto:

    Che trash ahahaha. Io li chiamerei “braccia rubate all’agricoltura”.

  2. IMMA #rosyabate ha detto:

    Ahaha ma è assurdo tutto ciò.

  3. Michael93 ha detto:

    Adorittura? Mi sembra si sia esagerato un po’. Io per primo lo guardo… e mi faccio una risata. Mi sembra tutto già deciso…. ma i tentaori esattamente quando troveranno un lavoro ? Bauhahahahah