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#IORESTOACASA, LETTURE PER PREPARARSI ALLA TV CHE VERRÀ: DISNEY

Cosa leggere? Segnalazioni quotidiane di libri che hanno ispirato serie tv
in arrivo (o in preparazione) nei prossimi mesi

Chi potrebbe raccontare un Maestro meglio di un altro Maestro? Oggi è sì il giorno di Disney Plus, ma lo è (anche e soprattutto) di Walt Disney. L’uomo del “pensa, credi, sogna e osa” è riuscito a “trasformare la fantasia in realtà”, come scrivono Paolo Beltrami e Francesco Belfiore nel saggio che gli hanno dedicato. Nato e cresciuto in una fattoria del Midwest, è riuscito a dare forma al colosso che tutti oggi conosciamo, modellando l’immaginario collettivo di intere generazioni. Se puoi sognarlo, puoi farlo. Ricorda sempre che questa intera avventura è partita da un topolino” amava ripetere, pur sapendo che no, non basta. Perché l’idea, il sogno sono niente se non accompagnati da quella perseveranza che ti porta a superare indenne l’onta del fallimento. Perché l’idea, il sogno sono niente se non supportati, sostenuti da una visione imprenditoriale che è prerogativa di pochi. Che non si trasmette, né si acquisisce: o ce l’hai o no.

Su di lui sono state dette (e scritte) tante cose. Luci ed ombre. Il presunto antisemitismo e altre leggende metropolitane come quella che lo vorrebbe ibernato e il corpo giacerebbe tuttora al di sotto dell’attrazione dei Pirati dei Caraibi, a Disneyland. Uno dei volumi più recenti scritti su di lui è “Walt Disney. Uomo, sognatore e genio”: Michael Barrier ne racconta in 576 pagine la vita rifacendosi a documenti e testimonianze di chi lo ha conosciuto personalmente. Ma qui oggi consiglio un altro saggio, intitolato semplicemente “Walt Disney”. Lo scrisse il regista sovietico Sergej M. Ejzenstejn (sì, proprio quello della “Corazzata Potemkin”) che incontrò Disney durante una breve parentesi hollywoodiana. Due geni, due visioni a confronto: da quei minuti trascorsi insieme sono nate queste pagine, in cui si parla di film e non solo. Il Foglio ne ha scritto così: “E già, volendo, sarebbe una bella lezione per i cinefili – ora perlopiù blogger – capaci di liquidare un film dicendo: “Troppo perfetto, tutto funziona, non può essere arte”.

Oggi, nel giorno di Disney Plus, conosciamo meglio da dove, o meglio da chi, è partito il sogno attraverso lo sguardo di un altro numero uno della storia del cinema. In attesa che magari un giorno la sua vita, dopo i film con Tom Hanks, Thomas Ian Nicholas e Travis Tritt, possa diventare anche una serie tv (citofonare “Genius“):

A volte ho paura a guardare le sue opere. Paura di quella loro perfezione assoluta. Sembra che quest’uomo non conosca solo la magia di ogni mezzo tecnico, ma sappia anche agire sulle corde più segrete dei pensieri, delle immagini mentali e dei sentimenti umani. Così dovevano agire le prediche di san Francesco d’Assisi, così ci incantano i dipinti del Beato Angelico, così ci affascina Andersen, e Alice nel suo paese delle meraviglie. Disney è, molto semplicemente, “al di là del bene e del male”. Come il sole, come gli alberi, come gli uccelli, le anatre, i topi, i cerbiatti e i piccioni che attraversano il suo schermo”. Sergej M. Ejzenstejn considerava Walt Disney un “grande artista e maestro”, e la sua opera “the greatest contribution of the American people to art”. Tra il 1940 e il 1942, dieci anni dopo la sua sfortunata esperienza cinematografica a Hollywood e in Messico, Ejzenstejn scrisse questo saggio particolarmente ispirato che è al contempo un omaggio all’arte del creatore di Topolino, uno studio tecnico sul cinema d’animazione, un’erudita indagine sulla morfologia della fiaba, una riflessione sociologica sul cinema quale strumento di consolazione e di elevazione per l’uomo moderno: “per coloro che sono vincolati da ore di dura fatica, dai minuti regolamentari di pausa e dalla precisione matematica del tempo; coloro la cui vita è regolata dal ‘cent’ e dal ‘dollar’