LA CONCESSIONE DEL TELEFONO SU RAIUNO, OVVERO LA GENIALE SATIRA DI CAMILLERI

Dopo il successo de “La mossa del cavallo” e “La stagione della caccia”, l’immaginifico mondo di Vigàta nato dalla penna di Andrea Camilleri torna in tv, in prima visione e in prima serata su Rai1 lunedì 23 marzo, con “La concessione del telefono”, tratto dall’omonimo romanzo.

Pippo Genuardi, nato a Vigàta il 3 settembre 1856, è un commerciante di legnami. Ma sia chiaro: quella non è la sua occupazione maggiore, anzi, potremmo dire che il suo vero talento è quello di cacciarsi nei guai. Spiantato, ironico, amante delle donne e della tecnologia, Pippo sembrerebbe aver messo la testa a posto sposando Taninè Schilirò, figlia dell’uomo più ricco di Vigàta, ma il nostro protagonista è appunto un uomo che in realtà non si accontenta mai.

E così, spedendo tre lettere al Prefetto Marascianno, un napoletano paranoico e complottista, mette in moto un meccanismo che lo porterà a trovarsi sotto due fuochi incrociati. Lo Stato, che pensa di avere a che fare con un pericoloso sovversivo, e l’uomo “di rispetto” Don Lollò, che inizia a credere che il Genuardi lo stia prendendo per fesso. Per ottenere l’agognata “concessione del telefono”, infatti, Genuardi sarà disposto a tutto: cercare l’appoggio di suo suocero, ma anche della mafia; corrompere funzionari pubblici e tradire il suo vecchio amico Sasà. Il tutto sotto gli occhi del Questore Monterchi, venuto dal Nord, che osserverà sgomento e impotente il concatenarsi folle degli eventi.

Una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction. Con Alessio Vassallo, Thomas Trabacchi, Federica De Cola, Corrado Fortuna, Dajana Roncione, Corrado Guzzanti e con la partecipazione di Fabrizio Bentivoglio e Ninni Bruschetta.

Un libro e un film che nonostante il tono brillante ed esilarante, sono un vero e proprio j’accuse sarcastico contro le storture e le contraddizioni della Sicilia e forse dell’Italia intera. Una commedia sulla stupidità umana (da quella istituzionale e burocratica, fino a quella sentimentale) e, al tempo stesso, una satira sociale e politica di incredibile attualità. Così il regista Roan Johnson.