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LA RAI SECONDO MARIO DRAGHI: DIMEZZARE LE RETI, ALZARE IL CANONE, PIÙ PRODUZIONI INTERNE

La Rai che verrà ovvero la Rai ridisegnata da Mario Draghi. Cosa ne sarà della Tv di Stato? Lo spiega un reportage di Carlo Tecce per L’Espresso dove vengono anticipate alcune linee guida del Premier in vista del rinnovo dei vertici Rai, dall’amministratore delegato al presidente passando per i direttori delle reti.

Draghi “ha fissato le nomine per la metà di luglio e si è promesso, e sì, anch’egli tradisce le aspettative dei partiti, di indicare la coppia presidente e amministratore delegato, cioè non propone, non delega, non negozia. Alla politica lascia la scelta dei membri del Consiglio di amministrazione: non è una concessione, lo prevede la legge. Il presidente di Draghi, però, dovrà ottenere la maggioranza dei due terzi in commissione parlamentare di Vigilanza”.

Chi lo conosce bene, dai tempi di Banca d’Italia e poi della BCE, sa che Mario Draghi parla con tutti, si confronta con tutti, ascolti dalla prima all’ultima voce ma decide lui, e spesso ha già deciso, ancor prima dei colloqui di rito. Per quanto riguarda la Rai, partiamo dall’ad e dal presidente, due figure – si legge nel report – che dovranno portare avanti alcuni precisi obiettivi. Ecco i punti anticipati da L’Espresso.

  1. Ridurre, se non dimezzare le attuali 11 reti
  2. Ridurre il debito, le perdite, le direzioni
  3. Ridurre i prodotti commerciali nei palinsesti
  4. Investire sulla piattaforma di Raiplay, sulle sedi locali, sulla radiofonia
  5. Aumentare le produzioni interne
  6. Ritoccare all’insù, nel prossimo biennio, il canone che adesso è di 90 euro

Sono questi i 6 punti della grande riforma Rai secondo Mario Draghi e secondo quanto riporta Tecce su L’Espresso. A luglio le nomine di Viale Mazzini, il primo atto istituzionale, e da lì capiremo cosa succederà concretamente e quali punti si tradurranno in realtà e quali rimarranno dei buoni propositi.