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LA STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO: 1982 – 32° EDIZIONE. LA CONTRADDIZIONE NELLA GARA TRA GLI ASPIRANTI. IL PREMIO DELLA CRITICA. VASCO ROSSI

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Il podio del Festival di Sanremo ’82

A cura di Sante Longo – Con il grandissimo successo dell’edizione del 1981, sui mercati, come in tv, per non parlare delle discussioni da bar, i successi degli album, i concerti e l’esportazione dei brani all’estero, soprattutto per qualcuno, il Festival di Sanremo può dichiararsi finalmente rinato.

Le idee di Gianni Ravera, che nel 1979 hanno fatto crollare la credibilità da poco riconquistata, sono invece risultate lungimiranti. Voleva riportare i grandi nomi, inizialmente come una forma di richiamo al passato, come fosse un revival, ma poi ha aggiustato il tiro convincendo i grandi nomi del momento a partecipare, con qualche tuffo nel passato, prediligendo chi ancora avesse successo e riportando in gara, anche se tra chi ancora anela il successo, vecchie glorie appannate.

Questa scelta si rivela però clamorosa nel 1982, con la retrocessione tra gli aspiranti del cantante che più ha vinto a Sanremo, insieme a Domenico Modugno.

Della versione di Salvetti ha mantenuto la geniale idea di chiamare ospiti internazionali per richiamare il pubblico giovane, ha saputo scegliere bene i conduttori e il cast degli aspiranti, regalando ogni anno nomi che resteranno indelebili per la storia della musica, ma nel 1982 si supera.

Dopo il grande trionfo del 1981, ci sarà un calo qualitativo dei brani in concorso, ma allo stesso tempo sarà il punto più alto del successo personale di Gianni Ravera.

La situazione sociale si va alleggerendo, non ci saranno attentati terroristici, che hanno caratterizzato il clima italiano per tutti gli anni settanta, comprendendo anche i primissimi anni ottanta.

Anzi, nel 1982 si comincia l’anno con un arresto importante, il capo delle Brigate Rosse, che dopo l’arresto dichiara di aver progettato un attentato, ormai saltato, al congresso nazionale della DC.

Superata, quasi, la stagione terroristica italiana, si apre un capitolo buio invece dal punto di vista finanziario, con la scoperta della loggia massonica P2, all’interno della quale milita anche uno dei più importanti giornalisti televisivi, tra i padri della televisione moderna: Maurizio Costanzo.

Il processo si protrarrà a lungo e porterà alla luce molti scheletri, che torneranno nell’armadio per venire scoperti poi a cadenze prestabilite.

C’è però da sottolineare come però i problemi italiani siano ormai stati messi alle spalle, e quelli che ancora ci sono non vengono percepiti come prioritari, così il popolo riesce a dedicarsi facilmente ad altro.

Sui quotidiani troviamo moltissimo spazio dedicato alle emittenti televisive private, che rientrano nelle scelte editoriali di grandi editori.

Troviamo la neonata Italia 1, che comincia le diffusioni sotto il marchio di Antenna Nord, di proprietà di Rusconi, o Rete 4, di proprietà di Mondadori, che comincia a farsi strada.

Entrambe le emittenti saranno poi acquisite da Berlusconi che le unirà sotto lo stesso marchio, aggiungendole alla ormai diffusa Canale 5, che con i suoi circuiti ha raggiunto i 10 milioni di spettatori complessivi (non aveva un canale nazionale, veniva distribuita come Odeon TV, su canali regionali che rientravano nel circuito di Canale 5).

Per ridare definitivamente l’ottimismo a tutti gli Italiani, inoltre è risultato fondamentale l’apporto della vittoria ai Mondiali, ottenuta però con una bella botta di fortuna iniziale, dato che non avremmo potuto ottenere un girone più semplice (eravamo con Polonia, Perù e Camerun).

Un contesto decisamente più leggero, quello in cui si va ad inserire il Festival di Sanremo del 1982.

La formula della XXXII° edizione del Festival di Sanremo è la stessa che dal 1980 caratterizza la struttura della gara: la divisione in 2 gruppi.

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Il primo, Gruppo A (foto), si gioca l’accesso in finale e partecipa ad una vera e propria gara eliminatoria, mentre il secondo, Gruppo B, è composto dai big della musica italiana ed internazionale (che in realtà altro non sono che cantanti stranieri che in quanto tali vengono inseriti di diritto tra i big, contribuendo dunque alla visione provincialistica della musica italiana, a partire dalle istituzioni che dovrebbero invece promuoverla, ma che cercano un lancio in Italia) che hanno l’accesso alla finale garantito.

L’accesso alla finale garantito porta anche a pronosticare su chi sarà il vincitore, e come già l’anno prima il pronostico sarà rispettato.

Ad indovinarlo c’è anche GIUCAS CASELLA, chiamato sul palco all’inizio della prima serata per consegnare la busta sigillata con la sua premonizione. (SOBH!)

A condurre il Festival viene chiamato, per la terza volta, Claudio Cecchetto che, dopo il successo di Gioca Jouer dell’anno prima, vorrebbe essere l’interprete della sigla, onore che ancora una volta non gli sarà concesso, questa volta senza una ragione plausibile, dato che mentre nel 1981 gli viene preferito un brano elegante e raffinato, nel 1982 la sigla è un richiamo a Hamelin, scelta appositamente per richiamare il pubblico di bambini, come vedremo più tardi, tra gli aneddoti.

La presenza del DJ, anche televisivo, va a giustificare una scenografia a metà strada tra un’astronave e una discoteca, con un dispendio di luci esagerato e un costo elevatissimo, segno che la produzione si avvale della piena fiducia dell’emittente televisiva, che è tornata a credere pienamente nelle possibilità del Festival di Sanremo, senza più metterle in discussione, anche quando ci saranno nuovi punti di stallo.

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Ad affiancare Cecchetto è chiamata la giovanissima Patrizia Rossetti, che debutta proprio in questa occasione, dopo aver vinto un concorso interno a Domenica In in cui si cercava la nuova valletta per Sanremo.

Fu impeccabile e dopo questo esordio è diventato uno dei volti simbolo della televisione privata, passando prima a Canale 5, restando in Fininvest e poi mantenendo il suo nome anche con il cambio di dirigenza, passando sotto contratto dunque con Mediaset, dove resta ancora per qualche sporadica televendita. Ma io la ricorderò sempre per Buon Pomeriggio, il suo contenitore pomeridiano di telenovelas e soap, su Rete 4, quando aspettavo di vedere Sentieri.

E dopo questa digressione personalistica, che spero non tolga validità al mio “lavoro di ricostruzione”, torniamo sul pezzo.

Dal casinò invece gli ospiti vengono lanciati dal preparato conduttore televisivo, e non radiofonico, Daniele Piombi.

Tornando invece alla gara, come già detto anche l’edizione del Festival di Sanremo del 1982 vede la presenza di un gruppo A, composto da artisti che aspirano ad entrare di diritto nel panorama della musica italiana.

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Tra loro però troviamo nomi che sono stati tra i protagonisti della scena nazionale negli anni precedenti, come Claudio Villa protagonista degli anni ’50 e ’60 e vincitore di ben 4 edizioni del Festival, presente tra gli aspiranti perchè ormai non è presente nelle classifiche di vendita da anni… un po’ una stronzata, dato che è uno dei simboli della musica italiana, ma a giustificare la sua presenza in “purgatorio” è un contrasto con il direttore artistico che da sempre non vede di buon occhio il cantante romano. Villa dice invece di aver scelto di partecipare nel gruppo aspiranti, perchè senza rischio di eliminazione non c’è gara, e quindi non gli piacerebbe partecipare tra gli eletti.

Nuovamente tra gli aspiranti c’è Orietta Berti, protagonista negli anni ’60 e ’70, che è tornata in “purgatorio” per via delle scarse vendite e pur di partecipare si presta all’eliminazione, tanto si va in diretta televisiva comunque.

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Altro nome già molto noto è quello di MAL, che ha dominato i primi anni Settanta a partire dalla fine degli anni Sessanta con il gruppo dei Primitives di cui era leader, per poi proseguire da solo, forte dell’appoggio delle “bimbeminkia” dell’epoca, che lo idolatravano solo perché i gusti osceni dell’epoca lo facevano risultare il bello della situazione.

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Tra i nomi destinati a farsi ricordare troviamo Fiordaliso, Michele Zarrillo, Vasco Rossi e Zucchero, per tempi duraturi, oltre che Giuseppe Cionfoli, Stefano Sani ed Elisabetta Viviani per una breve ma ricchissima serie di successi.

Analizzando un po’ il gruppo A, senza entrare nel dettaglio, troviamo subito punti d’attenzione importanti.

La voglia di essere nuovamente a Sanremo, dopo un lungo periodo lontano dalla scene, a parte poche apparizioni televisive in giro per il mondo, e frequenti sedute in tribunale, tra una causa di paternità e l’altra, ha fatto sì che Claudio Villa partecipasse in qualità di aspirante, cosa inconcepibile pensando che Viola Valentino (con lui, alla sua destra, nella foto che ho allegato) è in finale di diritto.

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Ma non aveva messo in conto realmente la possibilità di una eliminazione e, quando è arrivata, a causa del suo stile vecchio e decisamente superato rispetto ai tempi, una volta fuori dalla gara insorge la sua vena polemica, che nasce ogni volta che le cose avvengono diversamente da come vorrebbe lui, e mette in discussione tutto.

In realtà in conferenza stampa, Gianni Ravera aveva dichiarato che tutto è nelle sue mani: la scelta dei cantanti, delle canzoni, dei giurati. Claudio Villa mette in discussione che esistano davvero le giurie, dato che ogni volta che Ravera ha diretto un Festival, queste sono sempre risultate misteriose e segrete.

Va avanti per vie legali e chiede di poter visionare i verbali delle giurie, ma l’organizzazione del Festival non fornisce materiale sufficiente.

Questo lascia i presupposti perché lui possa vincere la sua battaglia contro Ravera, c’è il rischio che salti definitivamente tutto, e quando se ne rende conto cerca di patteggiare, facendo in modo che un sorteggio faccia arrivare in finale almeno un altro dei brani eliminati.

La sensazione di combine e di risultati pilotati è forte già da qualche anno e Gianni Ravera non aiuta la sua causa dichiarando che se qualcuno gli desse 80 milioni penserebbe alla possibilità di attribuirgli la vittoria.

Oltre al sempre paventato gioco delle case discografiche.

Il sorteggio ha luogo e ad essere scelto per tornare in gara è il brano di Michele Zarrillo, Una Rosa Blu, destinata a diventare il simbolo della sua anima romantica, ma solo 16 anni dopo la sua presentazione ufficiale.

Michele Zarrillo però non sale sul palco durante la finale per solidarietà verso Gianni Ravera.

Tra gli esordienti quello che desta il maggiore interesse, ben prima della gara, è Vasco Rossi, al centro di polemiche legate al testo della sua canzone.

Ma è importante ricordare anche che la carriera del Blasco ha avuto inizio nel 1977, musicalmente parlando, mentre già da qualche anno si dilettava come speaker radiofonico, esplodendo di fatto nel 1979 con ALBACHIARA e confermata nel 1980 con COLPA D’ALFREDO, che però sono vendute soprattutto al Nord.

Quindi Vasco Rossi a Sanremo cerca un successo su tutto il territorio nazionale, e lo otterrà.
Porta a Sanremo una canzone differente rispetto a quella che inizialmente era stata scelta per la kermesse.

Preferisce VADO AL MASSIMO, poi vittima della censura, ad una più adatta OGNI VOLTA, che a parer mio gli avrebbe portato maggior successo all’interno della manifestazione, ma senza permettergli di costruire l’aura importante poi rimasta attaccata al suo personaggio in questa fase della carriera.

Preferisce provocare, e lo fa anche uscendo dal palco, quando si porta via il microfono mettendoselo in tasca, ma poi lo fa cadere mandando in panico i fonici per l’assenza di una possibilità di sostituzione immediata e un fischio fastidiosissimo in diretta.

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Nel gruppo B invece troviamo nomi importantissimi, come quello di Mia Martini, alcuni ritorni in cerca di rilancio come Jimmy Fontana, Bobby Solo o Riccardo de Turco.

La presenza di Mia Martini rappresenta un caso, anche se solo a posteriori, a causa di un atteggiamneto ostruzionista e denigratorio, oltre che diffamatorio, perpetrato dalle case discografiche intorno a questo mostro sacro della nostra musica.

Osannata per un decennio, ha fatto incetta di premi e riconoscimenti nazionali e internazionali, protagonista per 3 anni in cartellone all’Olympia di Parigi, tempio della musica di qualità, viene tacciata in maniera denigratoria da parte di infimi colleghi, coadiuvati da discografici che non avendo carte da giocare puntano a costruire un’aura negativa attorno alla figura debole di Mia Martini.

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Mimì arriva a Sanremo dopo un breve periodo di inattività e non crede più molto nelle sue capacità interpretative e nel successo. Dichiara “se mi piazzassi terza sarei la donna più felice del mondo, lo considererei come un premio della critica”, ma non arriva al podio.

La stampa specializzata e i critici musicali però sono tutti concordi nel fatto che l’interpretazione della Martini è la più meritevole della XXXII° edizione e che anche il suo brano è tra i migliori dell’anno.

Proprio per questo decidono di istituire un premio che rappresenterà la scelta di qualità durante il Festival di Sanremo, da quest’anno per tutti quelli a seguire, premiando la canzone migliore secondo la critica, la stampa e la discografia (il vero vincitore insomma per chi ne capisce qualcosa di musica).

A MIA MARTINI e alla sua E NON FINISCE MICA IL CIELO, viene così attribuito il PREMIO DELLA CRITICA, che dal 1996, anno dopo la morte della cantante per il quale è nato, è intitolato proprio a lei.

La serata finale ha un cartellone ricchissimo di ospiti, ma anche la gara regala ottimi momenti di spettacolo, come ad esempio l’esibizione di Mia Martini, che, per quanto emozionata, canta divinamente un pezzo straordinario che porta la firma di Ivano Fossati.

Sul podio arrivano i tre nomi che erano dati tra i favoriti sin dall’inizio e che anche Ravera aveva citato tra i possibili vincitori.

Riccardo Fogli è nel punto più alto della sua carriera e a Sanremo ottiene una conferma dell’affetto del pubblico.

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Al Bano & Romina Power sono la coppia del momento, tutto quello che cantano diventa un successo e monopolizzeranno il mercato della musica italiana degli anni Ottanta; Drupi ha una bella canzone, ma non crede nell’affermazione e nemmeno in un posto sul podio, ma essere amico di Gianni Ravera non dovrebbe in realtà lasciargli dubbi.

Tra i premiati solo Drupi crede di non meritare il posto sul podio, che avrebbe attribuito invece a Mia Martini. L’unico credere ancora nell’assenza di combine è Giucas Casella che gongola per aver indovinato il vincitore.

Uno dei momenti di maggior impegno produttivo e organizzativo è quello della scelta degli ospiti, per quanto effettivamente non tutti quelli sperati sono sul palco. Molte però sono le sorprese, alcune delle quali eclatanti.

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Gli ospiti si esibiscono dal teatro del Casinò, tranne i Kiss (proprio loro) che sono solo in collegamento satellitare, anche se con un’inviata del Festival.

Tutti gli ospiti si esibiranno in playback e il malcontento comincia a strisciare tra i cantanti in gara che vorrebbero avere la stessa possibilità, per evitare errori e sbavature dei loro brani in concorso. Questa opportunità sarà data nel 1983 e diventerà obbligo nel 1984.

Tra gli ospiti italiani della XXXII° edizione del Festival di Sanremo troviamo, tra gli altri:

DIEGO ABATANTUONO. È all’Ariston per promuovere il suo nuovo film, ma una gamba ingessata lo limita a stare seduto, così si improvvisa al pianoforte dove interpreta in chiave ironica un medley di alcuni grandi successi prima di eseguire, in playback, ECCEZZIUNALE… VERAMENTE.

CLAUDIA MORI che interpreta “Non succederà più”. L’esibizione è resa ancora più appetibile grazie al gioco della regia che inquadra più volte Adriano Celentano, seduto in platea, nei momenti topici della canzone.

MARCO LUCCHINELLI, campione mondiale di Motociclismo che si dedica alla musica e ci crede anche, poveri noi! Meno male che all’epoca avevo un anno…

NINO MANFREDI che, memore della sua fortunata ospitata negli anni settanta, durante la serata finale interpreta LA FRITTATA.

Gli ospiti stranieri sono invece decisamente più variegati, spaziando dalla disco music al rock duro. Tra gli altri, il duo formato dal biondo ed efebico Daryl HALL e dal musicista e produttore John OATES, che hanno dominato le classifiche per quasi 20 anni, formatisi nel 1969 hanno nel 1982 il punto più alto della loro carriera che li vedrà uscire dal mercato solo dal 1990.

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MARIANNE FAITHFULL, una delle protagoniste indiscusse della scena Rock mondiale, sin dalla sua relazione con Mick Jagger negli anni sessanta, dopo di che è stata autrice e interprete rivoluzionarie e di grande impatto.

I KISS, per l’occasione ridotti a terzetto a causa di un infortunio accorso a Ace Frehley. Anche in questa occasione, davanti ad una imbarazzatissima e nana Gianna Morello, Gene Simmons mostra la sua lunga lingua prima di ritirare il premio dato da TV Sorrisi & Canzoni.

MAURICE GIBB, storico componente dei BEE GEES in un tentativo da solista dopo il momento di grande fama del trio composto dai fratelli Gibb di cui lui è nettamente il più.. brutto!

Gli STRAY CATS, band che nasce nel 1979, in piena ondata punk, decide di differenziarsi dal genere che maggiormente va di moda per assecondare i loro gusti e le loro passioni, facendosi suo malgrado fautrice del genere Rockabilly, riportando in auge le sonorità rock anni cinquanta, ormai passate di moda e ottenendo un suono caratteristico grazie al fatto che la band è formata da un contrabbasso, una chitarra elettrica e una semibatteria.

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TOSHIHITO TAHARA, vincitore del Festival di Atami, città gemellata con Sanremo e sede di un Festival di musica pop. Il giovanissimo Tahara è un chiarissimo esempio di come i giapponesi possano anche conquistare il mondo con la loro bellezza: fossero tutti così.

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Gli AMERICA, DEL NEWMAN, JOHNNY HALLYDAY, GLORIA GAYNOR, tra le regine della disco music, i VAN HALEN che vengono definiti da Luzzato Fegiz come rockettari dai toni rilassati, i VILLAGE PEOPLE che hanno raggiunto il successo con le loro canzoni allegre e movimentate…

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Il 1982 offre una bella panoramica su quella che è la musica italiana, e internazionale, agli inizi degli anni ottanta, per quanto in effetti siano poche le canzoni degne di nota.
Al debutto esplosivo di Vasco Rossi si contrappone una proposta anonima di Zucchero; Mia Martini primeggia su tutti anche se a trionfare è il populismo e i cantanti che hanno maggiore successo sul mercato. Una delle canzoni che tutti quanti conosciamo, ma che i più ritengono essere del 98, passa inosservata in questa edizione del Festival, che offre anche una Fiordaliso nel fiore degli anni e dell’ispirazione.

Guardiamo quindi la composizione dei due gruppi in gara:

GRUPPO A

ORIETTA BERTI è per il secondo anno nel purgatorio e deve gareggiare per ottenere un posto in finale. Nel 1981, con una canzone orrenda, ma scritta da Lauzi, riesce a raggiungere la finale grazie alla tenerezza che facevano i bambini del coro, mentre nel 1982, nonostante la coreografia sempre ad opera di bambini, e un brano leggermente migliore rispetto al precedente, rimane fuori.. tornerà a sanremo nel 1986, finalmente tra i big.

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PIERO CASSANO torna a Sanremo dopo averlo anche vinto con i Matia Bazar, ma avendo dato vita ad una carriera solista, riparte dagli aspiranti. Non riesce a raggiungere la finale, ma è comunque scelto per rappresentare l’Italia al Festival della musica popolare di Tokyo. Negli anni ottanta e novanta si dedica principalmente al “dietro le quinte” scrivendo per alcuni artisti che gli regalano anche il successo internazionale, come Eros Ramazzotti, scoperto da lui. Tornerà a Sanremo nel 2000, nuovamente parte del gruppo che ha contribuito a fondare.

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FIORDALISO debutta a Sanremo dopo aver vinto il Festival di Castrocaro. La sua voce graffiata e una capacità interpretativa sorprendente si sposano perfettamente con un look new wave che la portano subito a imporsi nell’immaginario popolare nonostante non riesca a raggiungere la finale con la sua canzone UNA SPORCA POESIA. Negli anni ottanta sarà costantemente a Sanremo, tranne che nel 1987.

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Dotato di bella presenza e carisma, MARIO CASTELNUOVO arriva a Sanremo grazie al concorso “Due voci per Sanremo” ma aveva cominciato una carriera come cantante già da qualche anno, lasciandosi contagiare dalla tradizione francese. Tornerà a Sanremo, elegante, tenebroso e riservato quanto basta per farlo apprezzare dal pubblico femminile, e nel tempo si farà apprezzare soprattutto per le sue qualità di autore.

GIUSEPPE CIONFOLI è uno dei vincitori del concorso di Domenica In “Due voci per Sanremo” e accede sul palco dell’Ariston proprio grazie a questo. Si presenta come “Padre” e desta l’interesse del pubblico in questo modo, ma in molti mettono in dubbio che abbia effettivamente preso i voti. Nella classifica non ufficiale risulta essere quarto.

JULIE esordisce appena 14enne nel 1962, ma è negli anni settanta che conosce la notorietà prima come voce femminile in alcuni brani dei Santo California, e poi come componente del duo JULI & JULIE, grazie al quale raggiunge i buoni risultati che la portano al Festival di Sanremo, dove però non riesce a raggiungere la finale.

MARINA LAI è la figlia di un ricco imprenditore marchigiano che pur di non farsi rompere i maroni dalle figlie le asseconda nella loro infruttuosa passione per il canto. La prima delle figlie di questo pover’uomo è finalista al festival degli sconosciuti nel 1975, edizione vinta da una sconosciuta allora, e ancor meno conosciuta adesso, Gilda, mentre lei, figlia minore, vince Castrocaro nel 1977, e da studentessa universitaria arriva a Sanremo con un personaggio che non le appartiene. Non raggiunge la finale e spero non abbia dato la colpa a papà.

MAL arriva a Sanremo, dopo 11 anni e soprattutto dopo aver perso l’affetto del pubblico, in sostituzione di Sammy Bardot, ma dopo la rinuncia del ballerino compagno di Stefania Rotolo si corre ai ripari optando per il dimenticato Mal. Riuscirà a raggiungere la finale e la sua esibizione sarà ricordata soprattutto grazie alla coreografia che vede due orsi di peluche giganti esibirsi con lui. Dopo questa triste e imbarazzante presenza continuerà ad esibirsi in feste di piazza.

RINO MARTINEZ debutta nel 1974 e diventa un volto noto per il pubblico televisivo essendo uno dei cantanti dello staff di Domenica In. Dopo la partecipazione sanremese, senza raggiungere la finale, dedica il suo lavoro di cantautore per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione umanitaria e sui mali dell’Africa.

Giancarlo Nisi, con Florens, Corinne Testa e Morena Rosini, sono i componenti dei MILK & COFFIE. Ottengono come gruppo un buon riscontro, soprattutto all’estero, nell’Europa dell’est. A Sanremo raggiungono la finale e il sesto posto, ma si sciolgono dopo qualche anno, a metà degli anni ottanta.

VASCO ROSSI è attivo dagli anni settanta prima come dj radiofonico e poi come cantautore della Bologna del ’77. Inizialmente conosciuto solo in Emilia Romagna, con Albachiara esplode, ma la fama si limita ancora al Nord Italia, e Colpa D’Alfredo conferma la tendenza che lo vede ottenere grande successo, ma solo su metà del territorio italiano. Partecipa a Sanremo con l’intento di farsi conoscere e apprezzare anche a sud di Firenze, e con VADO AL MASSIMO centra l’obiettivo, vedendo anche i suoi precedenti lavori raggiungere un nuovo successo. È nata una stella che qualcuno teme, e Al Bano dice di lui che se ne dovrebbe occupare la buoncostume.

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STEFANO SANI è il tipico ragazzo bellissimo che fa infoiare le ragazzine ma che sul mercato dura quanto un gatto in tangenziale. Partito dalla categoria A riesce facilmente a raggiungere la finale e a conquistare il mercato con LISA. Il suo successo è strepitoso, un po’ come quello ottenuto da Marco Carta nel 2009, ma dopo un paio di stagioni di successo è sparito dalla scena. Lo rivedremo a Sanremo nel 1983, nel gruppo B.

A 12 anni dalla sua ultima partecipazione sanremese, e dopo aver ormai perso il suo pubblico a causa delle sempre meno numerose, fino a diventare inesistenti, presenze televisive, CLAUDIO VILLA torna a Sanremo dalla porta di servizio, quasi elemosinando la partecipazione, e facendosi ammettere in gara, ma solo nel Gruppo A, dovendo lottare per arrivare in finale. Una battaglia persa a causa della canzone che presenta, moderna negli anni cinquanta, ma decisamente retrò nel contesto degli anni ottanta. Dopo l’eliminazione non mancherà di inasprire polemiche e aprire casi giudiziari pur di essere riammesso in gara (uno che non sa cosa voglia dire perdere). Tornerà a Sanremo come ospite nel 1984 e nel 1985, e morirà nel 1987, proprio nella stessa giornata della finale del Festival.

ELISABETTA VIVIANI si afferma come soubrette televisiva nel corso degli anni settanta, durante i quali ottiene grande successo a teatro e in televisione e riesce a conquistare anche il mondo della canzone, interpretando canzoni per il pubblico più giovane, come ad esempio HEIDI. Durante questo periodo le cronache rosa la vedono accompagnata al calciatore Gianni Rivera, dando vita al binomio soubrette/calciatore (sportivo in genere).

Dopo l’ottimo debutto del 1981 MICHELE ZARRILLO torna a Sanremo, ancora una volta tra gli aspiranti e presenta una canzone destinata a diventare uno dei simboli della canzone romantica e sentimentale (anche se ben 16 anni dopo). Durante la serata eliminatoria viene escluso dalla finale, ma il polverone alzato da Claudio Villa gli permette di essere sorteggiato per accedere alla gara per la vittoria. Per solidarietà verso il direttore artistico del Festival, la casa discografica preferisce accettare i responsi della giuria. Dopo un lustro dedicato alla produzione e allo studio, Michele Zarrillo tornerà a Sanremo, per vincere nella categoria nuove proposte, nel 1987.

ZUCCHERO FORNACIARI arriva a Sanremo dopo una lunga gavetta che lo vede anche vincere Castrocaro nel 1981. La sua voce un po’ afona associata ad un look da bravo ragazzo e a un repertorio romantico, però, non convincono e per lui il successo non arriva subito. È colpa della casa discografica perchè dopo i primi due tentativi, riesce a sbancare proponendosi secondo la sua natura prevede. Tornerà, ancora tra gli aspiranti, nel 1983.

GRUPPO B

Dopo il matrimonio, avvenuto nel 1970, per AL BANO & ROMINA POWER la vita professionale si sviluppa soprattutto all’estero dove consolidano la loro fama e soprattutto acquisiscono la capacità di centrare i gusti del pubblico in base alle tendenze dell’epoca. Tornano in Italia solo all’inizio degli anni ottanta, a parte qualche saltuaria partecipazione nella tv nazionale, ed è subito successo, prima a Fantastico 2 e poi a Sanremo, dove si confermano la coppia musicale più amata del panorama italiano.

CHRISTIAN esordisce negli anni Sessanta e tutto lo associa a Julio Iglesias, dal passato da calciatore al genere musicale, finanche a come si rivolge al pubblico. Conosce da subito la strada del successo, vincendo la categoria giovani al Festivalbar nel 1970. Nel 1980 è il primo cantante di musica leggera ad esibirsi per il Papa e questo gli regala l’appellativo di “cantante del Papa” con cui Mike Bongiorno lo presenta al pubblico. Nel 1982 è al suo primo Festival di Sanremo, a cui ne seguiranno altri 5.

Dopo la fortunata partecipazione sanremese nel 1969, RICCARDO DEL TURCO si era dedicato al ruolo di produttore e talent scout. Nel 1982 viene inserito nel gruppo B (lui sì e la Berti che nn ha mai smesso d cantare no? mah) e si fa apprezzare grazie ad un brano che segue gli insegnamenti di Mogol-Battisti. Tornerà a Sanremo nel 1984, per poi dedicarsi esclusivamente al “dietro le quinte”.

Dopo due fortunatissime presenze sanremesi, fortunate soprattutto per il mercato che lo premia, piuttosto che per le giurie della manifestazione, DRUPI torna al Festival forte di una grande popolarità in Italia quanto sul mercato estero. Una popolarità che lo porta addirittura sul podio.

RICCARDO FOGLI è all’apice della sua carriera. Amato da pubblico e critica, inanella un successo dietro l’altro e la sua carriera prosegue senza rimpianti, dopo aver abbandonato i Pooh nel 1973. Al suo ritorno a Sanremo, dove mancava dal 1974, riesce a centrare la vittoria, in realtà ampiamente prevista da tutti. Tornerà a Sanremo altre 6 volte.

JIMMY FONTANA mancava dalla scena musicale da circa un decennio quando ha ritrovato il successo con una sigla televisiva che lo ha riportato alla ribalta, tanto da permettergli di tornare a Sanremo dopo 15 anni dalla sua ultima partecipazione. In seguito a questa prova, si esibisce in un quartetto composto da Gianni Meccia, Nico Fidenco e Riccardo del Turco, proponendo revival degli anni sessanta.

Aldo Tagliapietra, Tony Paglica, Michi dei Rossi e (solo per la serata finale del 1982) Roberto Colombo sono LE ORME. Esordiscono alla fine del periodo beat e si immettono in un percorso rock progressivo che non si lascia intaccare dalle esigenze del mercato, riuscendo grazie alla coerenza a raggiungere i vertici delle classifiche negli anni Settanta e Ottanta.

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LENE LOVICH parte dagli Stati Uniti per arrivare trentenne ad Amsterdam, dove si impone sulla scena underground, grazie anche alla partecipazione ad un film di grande successo, insieme alla cantante punk tedesca Nina Hagen, con la quale dà vita ad una fruttuosa collaborazione. Sulla scia di questo grande successo arriva a Sanremo e si fa precorritrice di una tendenza che verrà presa ed esasperata da Cindy Lauper e da Madonna negli anni a seguire.

E NON FINISCE MICA IL CIELO segna il ritorno sulla scena musicale italiana di MIA MARTINI dopo 3 anni di silenzio, a parte un singolo uscito nel 1981, dovuto soprattutto al tour in Inghilterra con un recital. Il brano porta la firma di IVANO FOSSATI, che già nel 1978 aveva scritto per lei, e le vale il premio della critica, istituito appositamente per premiare questo capolavoro. Dopo questa partecipazione al Festival di Sanremo, nel 1983 MIA MARTINI si ritira dalle scene a causa della cattiveria dell’ambiente dello spettacolo italiano, che epiteta la grande cantante come jettatrice e portatrice di sfortuna, anche solo con la sua presenza. Per questo motivo un suo brano (Spaccami il cuore) non viene nemmeno ascoltato dalla commissione selezionatrice, ed escluso da Sanremo solo pochi anni dopo. Tornerà al Festival, e al successo, nel 1989, segnando per lei una nuova giovinezza musicale che durerà fino alla sua morte. L’album che propone dopo la partecipazione sanremese è quasi interamente scritto da lei. L’esperienza pluriennale all’Olympia di Parigi, i successi internazionali, il progetto di un album di duetti con Charles Aznavour e soprattutto l’esperienza di un recital tutto suo e l’operazione alle corde vocali la fanno tornare più matura e pronta per essere anche autrice delle sue canzoni. Con questo album non raggiunge i grandi numeri che la caratterizzavano, ma sfiora le cento mila copie vendute.

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Dopo il clamoroso debutto, ANNA OXA, a cui è anche seguito un film che la vede protagonista in un doppio ruolo, torna a Sanremo nel 1982, ripulita nell’immagine e con un brano che non mette in luce le sue doti artistiche, ma è comunque un successo. Il pubblico la ama e non la abbandonerà per i successivi 20 anni almeno.

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PLASTIC BERTRAND debutta nel 1974 come batterista in un gruppo tendenzialmente punk, ma raggiunge il successo con dei brani euro pop nei primi anni ottanta, tra cui possiamo menzionare anche quello sanremese. Nel 1987 partecipa all’Eurofestival e comincia un declino inesorabile che lo porta ad uscire d scena negli anni novanta, a parte un ritorno sporadico negli anni 2000.

ROBERTO SOFFICI arriva tra finalisti di diritto al Festival di Sanremo grazie al suo successo come autore, più che grazie all’attività di cautautore, che l’ha visto alternare il succeso con i flop destabilizzanti. In più credo c’entri anche il fatto che è figlio di Piero Soffici, importante direttore d’orchestra.

Al terzo Sanremo consecutivo, dopo il silenzio durato per quasi tutti gli anni settanta, BOBBY SOLO ha riconquistato stabilmente il pubblico, anche grazie al fatto che è tra i protagonisti dei revival televisivi, che resteranno presenti, e prepotenti, fin quasi alla metà degli anni novanta.

VIOLA VALENTINO debutta nel 1968 per poi tornare alla musica solo alla fine degli anni settanta, con un repertorio leggero e privo di spessore qualitativo. Dopo il grande successo di Comprami, nel 1979, si mantiene nelle parti alte della classifica per tutti i primi anni ottanta e questo le permette di partecipare a Sanremo nel gruppo B, con la finale assicurata. Oltre che perchè è moglie del vincitore designato. (in questo caso non avrei nemmeno gareggiato).

Senza entrare nel merito del gossip, abbiamo già visto susseguirsi una serie di curiosità interessanti, dai tribunali a “parentopoli”, dalle ingiustizie, alle dichiarazioni shock dell’organizzatore, che saranno molto simili a quelle che farà Pupo qualche anno dopo.

Però guardiamo cos’altro ci regala questa annata ricca.

ANEDDOTI E CURIOSITÀ

La sigla iniziale del Festival di Sanremo del 1983 è CHE FICO, interpretata da Pippo Franco. Una sorta di conferma del fatto che Sanremo punta anche ai piccolissimi, dopo il successo che grazie a loro hanno ottenuto i brani, precedentemente interpretati sul palco dell’Ariston, dall’attore in qualità di ospite fuori gara.

La sigla di chiusura invece era stata affidata ad Astrella D. figlia novenne di Donovan, che cerca di puntare allo stesso successo raggiunto da Nikka Costa durante l’anno precedente, ma CI SIAMO ANCHE NOI non ottenne nessun successo.

Dopo il successo ottenuto da Gioca Jouer, Claudio Cecchetto punta ad interpretare la sigla del Festival per assicurarsi un successo di vendite. Quando fu scelta Che Fico, il conduttore del Festival si impose e riuscì a far ascoltare la sua SKA CHOU CHOU ogni serata, associata ad un balletto che veniva riproposto sul palco del Festival. Quando si dice “la tv a proprio uso e consumo”.

Le Orme sono protagonisti di una sparizione: Tony Pagliuca, il tastierista del gruppo, si rende irreperibile e così a sostituirlo sul palco sarà Roberto Colombo, per fortuna che le esibizioni sono su base.

Nel corso della prima serata Al Bano aveva dimenticato il testo della canzone, facendosi sostituire per un pezzo da Romina. Durante la finale, per evitare una cosa simile, guarda continuamente sua moglie in faccia perchè lei possa suggerirgli in testo.

Requisito di accesso, per la prima volta dalla nascita del Festival, è l’aver pubblicato almeno un disco prima del 31 agosto 1981. viene quindi meno la possibilità di debutti assoluti.

Le giurie sono un numero imprecisato, composte da 10 persone ognuna, contattate telefonicamente dall’avvocato Assumma. Gianni Ravera dichiara che sia fondamentale che restino nascoste e segrete per evitare ingerenze esterne.

Raoul Casadei è fuori per lasciare il posto in gara a Lene Lovich, e accende una polemica che riempie i rotocalchi per le settimane precedenti al Festival.

Le vallette designate risultano essere le gemelle Paola e Federica Gessi, poi sostituite dalla vincitrice del concorso indetto dalla RAI.

Per il secondo anno consecutivo, nel corpo di ballo che accompagna Cecchetto nella presentazione del suo brano, troviamo Sandy Marton.

Mal è a rischio plagio e si presenta con due ballerini vestiti da orsi di peluche. A seguito di questa esibizione imbarazzante, che lo vede comunque in finale, tra gli applausi, registrati, si sentono numerosi borbottii.

Zucchero si esibisce imitando Gianni Morandi per il modo di gestire il palco.

Durante un’intervista radiofonica viene posta a Bobby Solo una domanda che esula dalle polemiche festivaliere. Domanda: – cosa faresti per risolvere il problema della droga e della fame nel mondo? Risposta: – A rega’… drogateve de meno e magnate de ppiù.

Giuseppe Cionfoli si presenta con Frate Cionfoli e dichiara di non indossare l’abito talare per non sfruttarlo impropriamente. Si scoprirà poi che non era frate.

Gloria Gaynor e Maurice Gibbs sono ospiti in collegamento da Las Vegas, i Kiss lo sono dallo Studio 54 di New York.

La CBS, casa discografica di Michele Zarrillo, è al centro di una polemica legata agli accessi in Finale. Si vocifera su più fronti che l’esclusione incassata da Zarrillo, sia stato il prezzo da Pagare per il Forfait dell’ospite Adam Ant, sotto contratto con la stessa.

Drupi dichiara: “Mi dispiace solo una cosa, che prima di me non si sia piazzata Mia Martini che aveva una splendida canzone. Per il resto Sanremo è così, bisogna saperlo prima di venirci. Io fino ad oggi non ho avuto una vita da campione, ho vissuto perché Ravera mi ha infilato in uno spettacoloo in un altro.”

La XXVII edizione dell’EUROVISION SONG CONTEST si svolge ad Harrogate, una cittadina dello Yorkshire, lontana dai clamori londinesi, e vede 18 nazioni in gara, con nessun debutto e con l’assenza per il secondo anno dell’Italia. La vittoria dei Bucks Fizz nel 1981 ha sdoganato la coreografia durante le esibizioni [oltre che dato vita al principio fondante delle boy band e delle girl band (maledetti)] e così durante questa edizione sono in molti gli artisti che presentano uno spettacolo legato alla canzone in concorso. A vincere sarà, per la prima volta, la Germania, con una delle poche canzoni prive di coreografia, ma arricchita da una semplicità disarmante, solo arpa e chitarra acustica. Così imparano a vole omologare tutto!

Il Festival dal 1980 si ripete uguale, con l’unica differenza data dal numero di canzoni direttamente ammesse alla finale. Dopo il successo del 1981, tutto sembra costruito per ripeterne l’exploit, anche se ci sono imprevisti fondamentali che fanno paura dopo il ritrovato successo.

È il primo Festival per il duo indissolubile degli anni Ottanta formato da Al Bano e Romina Power; il primo Festival per una delle stelle più luminose della nostra musica, Mia Martini; il primo festival di Zucchero, Vasco Rossi e Fiordaliso. Tutto sembrava perfetto, ma…

Alla conclusione della manifestazione, la CLASSIFICA FINALE risulta essere la seguente, con il podio ancora occupato esclusivamente da cantanti del gruppo B:

1 – Storie di tutti i giorni (Riccardo Fogli, Guido Morra e Maurizio Fabrizio) Riccardo Fogli
2 – Felicità (Cristiano Minellono, Gino De Stefani, Dario Farina) Al Bano e Romina Power
3 – Soli (Drupi, Gianni Belleno e Vittorio De Scalzi) Drupi
4 – Solo grazie (Giuseppe Cionfoli) Giuseppe Cionfoli
5 – Un’altra vita un altro amore (Mario Balducci) Christian
6 – Quando incontri l’amore (Silvio Subelli-Ignazio Polizzy-Claudio Natili-Giancarlo Nisi) Milk and Coffee

F – Beguine (Franco Migliacci, Jimmy Fontana, Lilli Greco e Pellegrino) Jimmy Fontana
F – Blue Hotel (Mauro Goldsand) Lene Lovich
F – C’è (Mario Balducci) Elisabetta Viviani
F – E non finisce mica il cielo (Ivano Fossati) Mia Martini
F – Io no (Oscar Avogadro e Mario Lavezzi) Anna Oxa
F – Lisa (G. Iozzo, Zucchero Fornaciari e R. Marsella) Stefano Sani
F – Marinai (Alberto Salerno, D’Amico, Antonio Pagliuca e Aldo Tagliapietra) Le Orme
F – Non voglio ali (Riccardo Del Turco) Riccardo Del Turco
F – Ping pong (De Pasquale, G. Pirazzoli, Franco Fasano e De Pasquale) Plastic Bertrand
F – Romantici (Guido Morra e Maurizio Fabrizio) Viola Valentino
F – Sei la mia donna (Cristiano Minellono, Duilio Sorrenti, Giuseppe Santamaria) Mal
F – Sette fili di canapa (Mario Castelnuovo) Mario Castelnuovo
F – Strano momento (Roberto Soffici, Andrea Lo Vecchio e Roberto Soffici) Roberto Soffici
F – Tu stai (Roberto Satti) Bobby Solo
F – Vado al massimo (Vasco Rossi) Vasco Rossi
F – Una notte che vola via (Adelmo Fornaciari e C. D’Apruzzo) Zucchero Fornaciari

Non finaliste

– America in (Daniele Pace, Mario Panzeri e Corrado Conti) Orietta Berti
– Biancaneve (Paolo Dossena e Rino Martinez) Rino Martinez
– Centomila amori miei (Minimum, Adelmo Cogliati e Bibap) Marina Lai
– Cuore bandito (Elio Palumbo e Sebastiano) Julie
– Facciamo la pace (Claudio Villa e Roberto Ferri) Claudio Villa
– Non arrenderti mai (Vito Pallavicini, Luigi Albertelli e Piero Cassano) Piero Cassano
– Una rosa blu (Paolo Amerigo Cassella, Michele Zarrillo e Totò Savio) Michele Zarrillo
– Una sporca poesia (Pinuccio Pirazzoli, Franco Fasano e Depsa) Fiordaliso

E ci si viene, ancora, da domandare perchè Mal, Orietta Berti e Claudio Villa siano stati inseriti tra gli aspiranti…

17 Risposte

  1. Sante Longo ha detto:

    Oddio.. scusatemi, ma il t9 mi ha scritto c’è invece di ce.. chiedo venia

  2. Sante Longo ha detto:

    Nel 1983 c’è ne saranno 2 indimenticabili.. diciamo 3:
    Vacanze romane
    L’italiano (lasciatemi cantare)
    Vita spericolata

  3. Sante Longo ha detto:

    Nel 1983 c’è ne saranno 2 indimenticabili..

  4. lucio voreno ha detto:

    Tex, allora anche le canzoni che non vincevano diventavano famose, vedrai che il festival 1983 sarà ancor più evidente questo fatto

  5. Sante Longo ha detto:

    Al bano ha vinto solo nel 1984 con ci sarà.. poi 2 terzi posti

  6. Tex ha detto:

    Credevo che Albano avesse vinto con Felicità..
    Molte canzoni le conosco.

  7. Sante Longo ha detto:

    E tra gli aneddoti troviamo anche la causa scatenante che si trova dietro le boy è girl band

  8. Modica ha detto:

    Complimenti 😉 non sapevo la rossetti esordì come valletta di Sanremo!!!!

  9. Sante Longo ha detto:

    Ravera faceva quel che gli pareva.. un “mafioso” in questo senso.. e infatti l’anno dopo abbiamo una riprova, domenica vedrete

  10. lucio voreno ha detto:

    Certo vera porcata di Ravera a confinare il reuccio Claudio Villa e Orietta Berti nella catagoria aspiranti

  11. zeus ha detto:

    Mia Top 10:

    1-E non finisce mica il cielo (Ivano Fossati) Mia Martini
    2-Una rosa blu (Paolo Amerigo Cassella, Michele Zarrillo e Totò Savio) Michele Zarrillo
    3-Soli (Drupi, Gianni Belleno e Vittorio De Scalzi) Drupi
    4-Storie di tutti i giorni (Riccardo Fogli, Guido Morra e Maurizio Fabrizio) Riccardo Fogli
    5-Vado al massimo (Vasco Rossi) Vasco Rossi
    6-Io no (Oscar Avogadro e Mario Lavezzi) Anna Oxa
    7- Felicità (Cristiano Minellono, Gino De Stefani, Dario Farina) Al Bano e Romina Power
    8-Non arrenderti mai (Vito Pallavicini, Luigi Albertelli e Piero Cassano) Piero Cassano
    9-Una notte che vola via (Adelmo Fornaciari e C. D’Apruzzo) Zucchero Fornaciari
    10-Una sporca poesia (Pinuccio Pirazzoli, Franco Fasano e Depsa) Fiordaliso

  12. Sante Longo ha detto:

    Quelle però sono polemiche vere.. oggi solo per fare clamore

  13. zeus ha detto:

    Sante sempre tanti complimenti!!

    Quante polemiche in questa edizione peggio di adesso,e poi c’è la grande Mia Martini una delle mie passioni musicali.

  14. Sante Longo ha detto:

    Servirebbe un giucas casella anche adesso.. lunedì scrivo il mio “pronostico”

  15. FEDE ha detto:

    E pronostici in diretta, Sante! 😀 Sempre complimenti!

  16. Sante Longo ha detto:

    Questa edizione è la migliore di tutte sotto ogni aspetto! Polemiche, cantanti, debutti, canzoni,… Tutto perfetto

  17. bubinoblog ha detto:

    Festival dove non ci si annoiava di certo…