LA STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO: 1962 – 12° EDIZIONE. IL COMPROMESSO, L’INVASIONE DEI DEBUTTANTI, LA TV IN CONCORSO (a cura di Sante Longo)

LA STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO: 1962 – 12° EDIZIONE. IL COMPROMESSO, L'INVASIONE DEI DEBUTTANTI, LA TV IN CONCORSO (a cura di Sante Longo)

Il Festival di Sanremo del 1962 segna l’avvento della “era di Ravera” come impresario musicale. Gianni Ravera aveva in passato tentato la carta del cantante, ma con scarso successo, nonostante buone capacità, ma il suo intuito musicale lo porta a reinventarsi come impresario dello spettacolo.

Da questa edizione della manifestazione, e per molte altre volte (dal 1962 al 1968, per 7 edizioni consecutive, e poi dal 1978 al 1986, per altre 9 edizioni) sarà il direttore artistico del Festival, e molte delle scelte che verrano prese, soprattutto a partire dal ’64, e quindi ne riparleremo, dipendono dal suo intuito.

Per questa edizione sono pochissime le novità. A parte un numero spropositato di brani in concorso e quindi di interpreti (ben 45), il regolamento non presenta alcuna variazione, lasciando addirittura che si respirasse un’atmosfera datata, quasi da revival.

I brani in concorsi risultano tutti ritmati e costruiti in terzine, come solo 4 anni prima Modugno aveva presentato come modernità assoluta, ma purtroppo in 4 anni il mondo della musica era cambiato e nonostante il tempo ridotto, effettivamente i gusti e le mode erano già cambiati, dando a tutti i brani in gara un sapore talmente datato da apparire scaduto.

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Non solo sotto l’aspetto musicale, ma anche televisivo tutto sembra sottotono. La RAI cominciò a mostrare riluttanza verso un evento, che nacque senza il suo aiuto e che sembrava essere cresciuto da quando smise di occuparsene direttamente, così decise di dimezzare le dirette, lasciando questa edizione solo in differita, fatta esclusione per la finale e la serata di gala, 9 giorni dopo la finale, per presentare al pubblico la classifica finale con relativo vincitore.

Una tradizione che le istituzioni volevano limitare nell’importanza presso il pubblico.
La presenza di Ravera, come detto, mette da parte le flebili innovazioni, mostrando però uno sguardo attento verso le nuove generazioni di cantanti, alcune già rivelate, altre invece sconosciute al grande pubblico.

Nell’edizione del Festival di Sanremo del 1962 tantissime furono le voci nuove (ricordiamo che fu lui ad ideare e a portare avanti il Festival delle voci nuove di Castrocaro, che spesso è stato strettamente legato al Festival di Sanremo), tanto che la RAI imputò a questo l’assenza delle telecamere per la diretta.

La presenza delle telecamere a tempi ridotti, vanno a danneggiare i primi ospiti della manifestazioni, ospiti che non sono impegnati nella rilettura o ripresentazione dei brani in attesa del risultato delle votazioni.

Erano stati invitati Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, all’epoca mattatori in una trasmissione televisiva, per un’intermezzo comico per spezzare lo spettacolo musicale, tra il primo blocco, con un’orchestra e il secondo blocco. Solamente dopo il duo comico seppe che non andarono in onda, con motivazioni che sembravano piuttosto lungi dal rincuorarli.

La RAI motivò lo spegnimento delle telecamere con un’esigenza legata all’eurovisione, dato che all’estero non avrebbero capito la loro comicità in italiano, e lasciò intendere che l’avesse fatto anche per il pubblico a casa, che si era sintonizzato per uno spettacolo musicale e non comico, facendo quindi in modo che i primi ospiti si sentissero un po’ come i primi cantanti in gara nel 61, ad esibirsi solo per gli utenti presenti in sala, come in un banale spettacolo di avanspettacolo.

Il regolamento, come già detto, non presenta delle novità, a parte una piccola aggiunta alle commissioni selezionatrici. Le canzoni ammesse a partecipare al Festival sono 32, quindi 64 esecuzioni (un record ineguagliato), interpretate da 46 cantanti in gara.

Di questi, 9 brani erano già certi di partecipare alla kermesse, senza passare per il vaglio della commissione. Infatti tra gli autori distintisi nella precedente edizione, 9 sono stati invitati a presentare un brano anche quest’anno (gli inviti erano di più, ma ci sono stati dei rifiuti, come quello di Celentano), certi di gareggiare, anche se la maggior parte di questi non raggiunge la finale.

Altra piccola differenza, a mio avviso peggiorativa, è data dai brani con accesso alla finale.
Nelle 11 edizioni precedenti, il numero delle finaliste è pari alla metà rispetto a quelle in concorso. Mentre in questa edizione accedono alla finale 12 brani e 20 saranno infece fermati alle eliminatorie.

A decidere durante le serate di scrematura sono 412 giurati, 112 presenti al casinò e 300 divisi in 20 città italiane.

I giurati hanno diverse possibilità di voto: chi si trova al casinò può dare una sola preferenza, mentre i giurati nelle sedi dislocate ne possono indicare 2. Durante la finale invece non ci sono giurie poiché, come già nelle edizioni immediatamente precedenti, il potere di eleggere il vincitore è dato a tutto il pubblico con il “Voto-Festival”.

La diretta televisiva, riservata alla serata finale, riesce però a valicare il confine dell’occidente arrivando anche in Polonia, primo paese del blocco sovietico ad interessarsi alla manifestazione, e in Giappone che addirittura darà vita ad un concorso simile da gemellare con il nostro.

Il Festival di Sanremo del 1962 senza fare un passo indietro dal punto di vista musicale porta in gara dei pezzi, anche interpretati da debuttanti, che ricordano i ritmi degli anni 50. Questa è una delle prime caratteristiche evidenti del passaggio alla direzione artistica da Radaelli a Ravera, che pure, entro poco, riuscirà a dare al Festival quell’importanza mondiale che ha mantenuto per poco meno di un decennio, per poi perderla definitivamente verso la metà degli anni settanta, per diventare un evento musicale acchiappa pubblico e non sforna musica.

Come già detto, i partecipanti al Festival sono 45, di cui 19 portano in gara due brani.
Sia tra cantanti, che tra gli autori, cominciamo a vedere i primi personaggi che non fanno della musica la loro professione. Certo, nel 1954 tra gli autori abbiamo avuto TOTÒ, ma lui ha composto, prima e dopo quell’esperienza sanremese, molti brani musicali, ottenendo anche un buon successo (su tutte ricorsiamo Malafemmina).

Mentre nel 1962 troviamo in gara un comico, che tenta il lancio definitivo, e un brano, poi non ammesso alla serata finale, scritto da un attore che non si era mai cimentato prima nella scrittura. Si tratta di GINO BRAMIERI e di UGO TOGNAZZI.

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Direttore artistico di questa edizione è GIANNI RAVERA, che abbiamo già visto in gara in tre edizioni del Festival, non ottenendo nessun successo vero, intraprendendo la carriera di impresario.

Il suo amore verso il Festival è viscerale, tanto da occuparsi della sua organizzazione per ben 15 volte, facendo sì che con il tempo il Festival diventasse una sua creatura, trasformando le doppie versioni con orchestre diverse, in versioni internazionali grazie all’intervento di grandi nomi del panorama artistico mondiale e soprattutto all’interessamento di editori provenienti da tutto il mondo, già da questa sua prima edizione.

Però tanti sono gli errori commessi da Gianni Ravera, sia sulla scelta di repertorio, che vede il ritorno a una melodia più tradizionale, che dal punto di vista dei debuttanti, almeno in questa prima edizione a suo nome, che deludono pur destando curiosità.

Come già accennato prima, a Sanremo arriva la televisione, ma non nel senso di telecamere, bensì con la partecipazione in gara di un personaggio televisivo, il primo della storia della kermesse, ma non l’unico (e quasi tutti comici), che, pur dividendo l’opinione pubblica tra l’incapacità di far bene un mestiere se ne prova due, riesce ad arrivare comunque alla serata finale. A GINO BRAMIERI, simpatico e fisico giovanottone milanese sono affidati due brani, anche se non è ancora notissimo al pubblico, ma questo non lo limita affatto.

A condurre la manifestazione sarà Renato Tagliani, presentatore considerato il migliore per via della sua eleganza e della proprietà di linguaggio, anche se dovrà seguire i testi scritti da Dino Verde, già vincitore di due edizioni come paroliere, a cui saranno affiancate LAURA EFRIKIAN e Vicky Ludovisi, attrici non ancora affermate ma già lanciate verso una buona carriera (la Efrikian di lì a breve diventerà moglie di Gianni Morandi).

Anche in questa edizione del Festival, come nell’ultima a cui ha partecipato, Domenico Modugno fa montare un casus belli che lo riguarda. Mentre nelle serate eliminatorie, ad esclusivo appannaggio delle radio, a scegliere la scaletta è direttamente Gianni Ravera, nella serata finale vengono estratte le canzoni per l’ordine d’uscita, lasciando che il destino riservi ad “Addio… Addio” la quinta esibizione in scaletta, mentre la diretta rivale “Tango Italiano” è sorteggiata per ultima, favorita per l’ascolto in prossimità del voto. Inoltre la scelta del cantante per blocco lo porta ad un altro motivo di indignazione, ad essere scelto dai dirigenti RAI per l’esibizione in eurovisione è Claudio Villa. Così lui minaccia di abbandonare il Festival, per tornare alle repliche del “Rinaldo in Campo”, che ha bloccato per partecipare al Festival e vincerlo. Decide di partecipare alla serata finale solo un’ora prima della messa in onda.

I 45 cantanti in gara sono divisi, in maniera non proprio equa, tra le due orchestre, dirette da Maestri già ben conosciuti, ma le due orchestre hanno smesso di essere espressione di un mondo separato e di due modi di vedere la musica, tanto che ben 7 interpreti tra quelli presenti in gara con due brani, sceglieranno di farsi dirigere da entrambi.

Il Maestro Cinico Angelini dirigerà un’orchestra da 14 elementi, accompagnando le esibizioni di:

WANDA ROMANELLI, debutta come cantante nel 1953 e nel corso della sua carriera, grazie ad un eclettismo che le regala nel suo piccolo il successo che merita, recita in pellicole minori e a teatro raccogliendo buoni frutti. Dopo la partecipazione a Sanremo con FIORI SULL’ACQUA, comincia ad esibirsi soprattutto all’estero per altri vent’anni circa.

FLO SANDON’S (che si esibisce con entrambe le orchestre), vede la sua stella opaca ormai da qualche anno, eppure riesce ancora a dire qualcosa durante il Festival di Sanremo, dove partecipa con due brani e riesce ad accedere alla serata finale con PASSA IL TEMPO, lasciando alle eliminatorie PRIMA DEL PARADISO.

GIORGIO CONSOLINI, a più di quarant’anni e a qualche anno dal grande successo, partecipa per l’ultima volta al Festival di Sanremo non reggiungendo la finale con VITA, ma continuerà ad esibirsi con il suo repertorio in Italia e all’estero per molti anni ancora, formando poi, negli anni ottanta, un gruppo di aficionados del Festival, composto da lui, Gino Latilla, Carla Boni e Nilla Pizzi, che ripropongono i vecchi successi sanremesi in giro per l’Europa e l’Unione Sovietica.

ROSSANA, comincia la sua carriera come già Ornella Vanoni, interpretando le canzoni della mala. Dopo alcuni Festival della canzone, tra cui quelli di Milano e di Nizza, Gianni Ravera la inserisce tra le interpreti di questo Sanremo allargato, da cui però viene eliminata non portando DUE CIPRESSI alla serata finale e cadendo nel dimenticatoio.

WILMA DE ANGELIS (che si esibisce con entrambe le orchestre), continua ad essere molto popolare in Italia grazie soprattutto alla simpatia e all’affabilità che la rendono un personaggio piacevole soprattutto nelle trasmissioni a cui prende parte e che poi diventeranno il suo mondo. A Sanremo del 1962 porta due brani, ma vedendo sia I COLORI DELLA FELICITÀ che LUMICINI ROSSI eliminati prima della finale.

JOLANDA ROSSIN, al suo secondo festival, egala una energica interpretazione ad entrambi i brani che le sono affidati portando in finale però solo UN’ANIMA LEGGERA, in cui mette maggiormente in evidenza le sue doti canore. La simpatica CENTOMILA VOLTE invece deve fermarsi alle eliminatorie. Dopo queste due partecipazioni sanremesi continua con relativo successo la sua attività di cantante per poi smettere alla fine degli anni sessanta.

CLAUDIO VILLA, ormai lontano dai fasti del suo folgorante inizio carriera e spodestato da Domenico Modugno, torna a Sanremo dopo due anni da dimenticare, in cui non ha raggiunto la finale, e torna per trionfare. Un piccolo compromesso lo vede interpretare un brano scritto da Modugno e da lui interpretato come secondo interprete, riuscendo a dare alla canzone l’atmosfera malinconica e drammatica che necessita, e superando l’autore stesso, riuscendo a centrare la terza vittoria, come tre sono anche le vittorie di Domenico Modugno. Ma i brani che gli sono affidati sono 2, e QUANDO IL VENTO D’APRILE si ferma in semifinale.

GIACOMO RONDINELLA, dopo alcuni forfait e rinvii arriva sul palco di Sanremo, forte della sua carriera di attore noto e ben immesso nel mondo ciematografico, e di un successo come interprete della tradizione napoletana. Ma la fama che lo precede e le qualità estetiche che non gli mancano non lo aiutano a superare lo scoglio delle eliminatorie e IL NOSTRO AMORE rimane fuori dalla finale, rappresentando il suo unico tentativo sanremese.

EMILIO PERICOLI, comincia ad esibirsi con successo grazie a Lelio Luttazzi che lo porta in giro con la sua orchestra in radio e in varie trasmissioni televisive, ma è solo grazie al successo internazionale ottenuto con la sua versione di AL DI LÀ, entrata tra i primi posti della classifica di vendita americana, che riesce ad ottenere il suo personale lasciapassare per il Festival di Sanremo, dove interpreterà QUANDO QUANDO QUANDO, riuscendo ad imporlo sul mercato europeo, mentre in Italia sarà Tony Renis a spuntarla.

NUNZIO GALLO (che si esibisce con entrambe le orchestre), svolge la sua carriera di cantante soprattutto all’estero da quando in Italia è arrivata l’onda degli urlatori e del rock, poichè all’estero la musica italiana continua ad essere quella legata al bel canto. Al Festival di Sanremo del 1962 non perde l’occasione di partecipare con due brani, di cui uno porta anche la sua firma, ma proprio questo, L’ULTIMO PEZZO DI TERRA, non raggiunge la finale, mentre con INVENTIAMO LA VITA la centra pur non gareggiando mai per la vittoria finale. Continuerà la sua carriera esibendosi soprattutto negli Stati Uniti e in Canada. Per lui entriamo anche nel gossip perché è bello pensare che la vita di un artista si possa incrociare con la vita di un altro artista: infatti Nunzio Gallo è il suocero di Nino d’Angelo.

COCKY MAZZETTI, bella e procace, è tra gli interpreti che portano due brani in concorso, ma purtroppo non riesce a portare in finale né TOBIA, brano allegro e beat che la fa notare al grande pubblico, scritto da un Mogol vincitore della precedente edizione, né OCCHI SENZA LACRIME. Però la sua carriera di cantante, cominciata qualche anno prima, riesce a decollare ugualmente grazie al fatto che è una delle prime a portare in Italia le sonorità beat che esploderanno nei primi anni sessanta.

FAUSTO CIGLIANO, 25enne, festeggia anche lui a Sanremo, anche se festeggerà con l’amaro dato che i due brani che gli sono stati affidati non raggiungono la serata finale. COSE INUTILI, scritta da Ugo Tognazzi, non supera le selezioni dell prima serata eliminatoria, mentre VESTITA DI ROSSO non supera la seconda.

LUCIANO TAJOLI (che si esibisce con entrambe le orchestre), dopo il debutto festivaliero, con relativa vittoria, nel 1961, è tra gli interpreti a cui sono affidati due brani, entrambi fuori dalla serata finale (IL CIELO CAMMINA e L’ANELLINO). Al culmine del suo successo comincia a costruirsi un repertorio che si rivolge al passato e che gli permetterà di essere punto di riferimento per i revival soprattutto all’estero.

AURELIO FIERRO, ancora a cavallo di un successo che da Napoli si estende su tutto il territorio nazionale, è tra coloro che portano 2 brani in gara, vedendo entrambi arrivare in finale, seppur fermi a metà classifica, CIPRIA DI SOLE e LUI ANDAVA A CAVALLO hanno rappresentato anche un buon successo sul mercato, contribuendo a mantenere ancora la stella Fierro.

GLORIA CHRISTIAN, ha inanellato una serie di buone partecipazioni televisive associate a discreti successi, ma questa sarà la sua ultima apparizione sanremese e questo la porterà a mantenere una certa notorietà solo nella sua Napoli. A Sanremo del 1962 partecipa con L’OMBRELLONE e con INNAMORATI, ma entrambe vengono eliminate prima della finale.

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MILVA, ad un solo anno dal suo debutto assoluto, è già una stella di prima grandezza, riuscendo a conciliare interpretazione teatrale ed una potenza vocale e tecnica di tutto rispetto. Durante le esibizioni sanremesi si è meritata l’epiteto di “Piaf italiana” da parte della stampa specializzata e ha ottenuto un meritatissimo secondo posto riuscendo a dare filo da torcere alla coppia favorita per la vittoria ottenendo quasi un milione e mezzo di voti al votofestival.

TANYA, di origini eritree di nemmeno 17 anni, ha cominciato a cantare a 15 anni ottenendo un buon riscontro alla sei giorni di Milano e facendosi strada grazie anche alla curiosità dettata dal fatto che è l’unica cantante di colore sulla scena italiana. A Sanremo canta I COLORI DELLA FELICITÀ senza raggiungere la finale, ma avrà tempo per arrivare al successo , seppure con un nome diverso (sarà Lara Saint Paul dalla seconda metà degli anni sessanta).

EDDA MONTANARI, è cantante di liscio nelle balere romagnole, vince Castrocaro nel 1958, ma non riesce ad inserirsi nei circuiti della canzone poiché non riesce ad imporsi in nessun’altra manifestazione. A Sanremo porta PRIMA DEL PARADISO, ma non raggiunge la finale. Questo la porta a decidere di abbandonare velleità di successo e continua a cantare, ma come cantante su navi da crociera.

JENNY LUNA (che si esibisce con entrambe le orchestre), dopo il grande successo che il brano interpretato nel 1961 ha ottenuto, è invitata a partecipare con due brani, CONTA LE STELLE e COSE INUTILI, che però non raggiungono la finale. Dopo aver cercato di rincorrere il successo ancora per qualche anno decide di dedicarsi alla famiglia e a un lavoro a lei congeniale, diventando maestra elementare.

TONINA TORRIELLI, al suo settimo Festival consecutivo, la stella della ex caramellaia non sembra tramontare e portando al Festival una sola canzone riesce a raggiungere la finale, pur senza portare ASPETTANDOTI troppo in alto nella graduatoria finale.

BRUNA LELLI, giovane eterna promessa della musica italiana, vincitrice della prima edizione del Festival di Castrocaro nel 1957, portata lì da Ravera che vuole far conoscere i nomi che arrivano dal “suo” festival, lascia il suo lavoro da operaia quando entra a far parte dell’orchestra di Cinico Angelini ricoprendo il ruolo di cantante titolare, che fu di Nilla Pizzi prima e di Carla Boni poi. Intraprende una breve carriera televisiva che la porta al Festival, senza nessun successo, venendo eliminata col suo ULTIMO PEZZO DI TERRA. Continuerà a cantare tentando anche di partecipare all’Eurofestival partecipando alle selezioni nazionali svizzere, ma dovrà accontentarsi di gestire la sua orchestra da ballo in stile Casadei.

TORREBRUNO, nobile decaduto con l’arrivo della Repubblica, comincia la sua carriera come cantante su navi da crociera e partecipando ad alcuni concorsi musicali. Durante uno di questi viene notato e scritturato da un agente che lo porta ad esibirsi al Moulin Rouge e a Madrid, dove vince il Festival della canzone italiana in Spagna. Forte di questa affermazione arriva a Sanremo vedendo la sua PESCA TU CHE PESCO ANCH’IO eliminata. Torna in Spagna dove inizia una folgorante carriera come attore, cantante e presentatore televisivo. A lui viene affidata la presentazione dei Beatles durante il concerto madrileno, nonché programmi di successo, riuscendo a mantenere una forte notorietà fino ai primi anni novanta.

CORRADO LOJACONO, è soprattutto un autore nonostante i suoi esordi, oltre 15 anni prima, come cantante swing. A Sanremo partecipa interpretando un suo brano senza raggiungere la finale e L’ANELLINO non avrà nessun successo, mentre lui sarà sempre ricordato come l’ideatore del modo ironico e sarcastico di rivolgersi agli altri con i nonsense, che nel film AMICI MIEI sarà definito supercazzola.

SERGIO BRUNI (che si esibisce con entrambe le orchestre), sfrutta per ultimo la possibilità di salire sul podio con due brani differenti, possibilità che sarà ancora a disposizione per qualche anno, ma che nessuno riuscirà a sfruttare, interpretando due brani e facendosi dirigere da entrambi i Maestri. Con TANGO ITALIANO, riesce a dare filo da torcere alla coppia Modugno-Villa, mentre GONDOLÌ GONDOLÀ arriva terzo con oltre un milione di voti in meno rispetto alla seconda classificata, ma diventando un grande classico data la firma di Carosone e l’interpretazione di due pezzi da novanta della tradizione goliardica partenopea.

BETTY CURTIS (che si esibisce con entrambe le orchestre), reduce dalla vittoria al Festival dell’anno prima e da un buon piazzamento all’Eurofestival, torna con due brani in concorso, uno interpretato riproponendo l’accoppiata vincente con Tajoli, ma che verrà eliminato dalla gara (IL CILEO CAMMINA), l’altro, in coppia con Dorelli, riesce ad arrivare in finale, e BUONGIORNO AMORE riceve anche un buon riscontro sul mercato.

Mentre l’orchestra diretta da Gianni Ferrio, composta da 28 elementi, accompagna le esibizioni di:

NELLY FIORAMONTI, dopo il successo ottenuto in coppia con Mina durante l’XI edizione del Festival, torna in gara con due brani, portando ASPETTANDOTI in finale e limitando alla semifinale l’interpretazione di FIORI SULL’ACQUA. Dopo il Festival continua ad esibirsi dando poi vita al duo TONY E NELLY con il marito Tony Cucchiara.

MARIO D’ALBA, ha davanti una vita agiata in quanto erede di un ricchissimo industriale e a sua volta farà l’industriale come professione, ma ha una grande passione per la canzonetta. Dopo il diploma al conservatorio di Milano comincia ad esibirsi e riesce ad entrare nell’organico della RAI, ma la sua esperienza di maggior successo sarà la partecipazione a Sanremo, dove raggiunge la finale con PASSA IL TEMPO.

NARCISO PARIGI, era arrivato al Festival già nel 1955, ottenendo un buon riscontro, ma la sua propensione verso le canzoni d’ambientazione locale, soprattutto fiorentina, gli fa perdere l’appeal col pubblico e durante il Festival del 1962, con VITA, rimane fuori dalla finale. Non tornerà più in gara, ma si dedicherà con successo all’operetta dove la sua voce da tenore leggero saprà essere ben impiegata.

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GIAN COSTELLO, cantante radiofonico con pochi successi alle spalle, arriva a Sanremo dopo aver vinto un concorso d voci nuove su Radio Trieste, ma DUE CIPRESSI rimane esclusa dalla finale e per lui sono chiuse le porte dell’affermazione.

LUCIA ALTIERI, foggiana, riesce a far partire una brillante carriera nonostante il boicottaggio della RAI verso la manifestazione sanremese dalla quale viene eliminata durante le semifinali, ma le sue qualità canore la portano a ottenere successo per tutti gli anni sessanta, prima di trasferirsi a Cuba dove ottiene un successo strepitoso, tanto da essere la cantante italiana più popolare per oltre un decennio. A Sanremo canta LUMICINI ROSSI.

ARTURO TESTA, è tra gli artisti a cui troviamo affidati due brani. Trentenne che si è già fatto notare negli anni precedenti e che sta sperimentando l’ultimo repertorio leggero. A Sanremo porta in finale UN’ANIMA LEGGERA, mentre lascia indietro la divertente CENTOMILA VOLTE.

AURA D’ANGELO, al suo secondo Festival, e con una sola immagine utilizzata per ogni suo disco, continua a non conoscere il grande successo e a non vedere riconosciute le sue qualità nella manifestazione canora festivaliera. La sua QUANDO IL VENTO D’APRILE non raggiunge la finale e per lei è un nuovo stop.

TONY RENIS, ancora 23enne, porta al Festival la canzone che rappresenterà per lui il maggiore successo da interprete, che contribuisce a farlo conoscere in tutto il mondo facilitando la sua carriera di autore, impresario e produttore. QUANDO QUANDO QUANDO non arriverà sul podio, ma questa vittoria negata sarà ripagata l’anno dopo, sulla scia del successo che ormai Tony Renis ottiene a livello personale.

GESY SEBENA, non ancora diciottenne, buddista e di bella presenza, è una delle vittime dell’assenza delle telecamere durante le serate eliminatorie, tanto che passerà totalmente inosservata e si ritirerà nell’arco di qualche mese, senza arrivare a chiudere l’anno come cantante. a Sanremo canta IL NOSTRO AMORE.

ROCCO MONTANA, è sostanzialmente avulso dalla discografia italiana raggiungendo un effimero successo come cantante nelle balere e nelle piazze durante il boom degli urlatori. Nel 1962 porta a Sanremo INVENTIAMO LA VITA, che riesce a raggiungere la finale.

JOE SENTIERI, raccoglie gli ultimi sprazzi di successo nel Festival di Sanremo del 1962, dopo di che ha inizio la sua discesa verso l’oblio. Durante la kermesse del ’62 porta in gara due brani: CIPRIA DI SOLE, che raggiunge la finale e TOBIA che nonostante i ritmi incalzanti e moderni resta lontana dalla serata conclusiva.

GINO BRAMIERI, già ben oltre i trent’anni, è un comico milanese di grande fama nella sua città ma che necessita di un lancio nazionale di tutto rispetto nonostante la sua partecipazione ad alcuni film e a qualche trasmissione televisiva. Dopo la partecipazione al Festival la sua carriera ottiene uno scossone riuscendo a diventare uno dei comici più significativi della scena nazionale e prendendo parte a decine di film anche con registi importanti e ad alcune delle produzioni Falqui tra le più rappresentative della televisione italiana. A Sanremo partecipa con due brani ironici e beffardi, lasciando però PESCA TU CHE PESCO ANCH’IO in semifinale e raggiungendo la finale, in coppia con Aurelio Fierro, con LUI ANDAVA A CAVALLO. Dopo questa partecipazione festivaliera inciderà altri brani, ma solo come attività collaterale del suo eclettismo comico.

JOHNNY DORELLI, festeggia il suo venticinquesimo compleanno vedendo la sua BUONGIORNO AMORE arrivare in finale, ed è anche il brano che ha scritto lui stesso, mentre la dimenticabilissima L’OMBRELLONE rimane fuori durante le serate eliminatorie.

GENE COLONNELLO, giovane e promettente, ha una voce inusuale per il panorama italiano, ruvida e sporca tipica dei generi folk americani. A Sanremo partecipa come interprete di INNAMORATI, scritta da lui, ma dopo aver dovuto lasciare la gara, perché eliminato, decide di dedicarsi esclusivamente alla scrittura e alla produzione, riuscendo ad ottenere numerosi successi.

SILVIA GUIDI, dopo una brevissima stagione di successi televisivi e radiofonici, arriva al Festival e nel 1962, alla sua seconda partecipazione, non riesce a raggiungere la finale con CONTA LE STELLE, come già nell’edizione precedente. Dopo questa seconda battuta d’arresto decide di smettere con la canzone.

MARIO ABBATE, è un interprete squisitamente napoletano che già prima della seconda guerra mondiale si esibiva nelle tipiche sceneggiate. Entra a far parte dell’organico dell’EIAR prima che diventi RAI e ottiene numerosi successi al Festival di Napoli e a vari Festival della canzone italiana all’estero, soprattutto in Canada. A Sanremo partecipa solo nel 1962 non raggiungendo la finale con VESTITA DI ROSSO.

MYRIAM DEL MARE, pupilla di Carlo Alberto Rossi, comincia a cantare poco prima di approdare al Festival di Sanremo, dove dona a STANOTTE AL LUNA PARK un’interpretazione intensa e sentita, ma si dedica al liscio che le regalerà una lunga serie di successi e fama nazionale.

PIERFILIPPI, comincia la sua carriera come cantante di balera e in orchestre di liscio per poi raggiungere una fama maggiore a cavallo tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, culminata con la partecipazione al Festival, dove, con OCCHI SENZA LACRIME, rimane fuori dalla finale. Dopo quest’esperienza torna ad esibirsi nei locali da ballo, in Italia e all’estero, con la sua orchestra di liscio.

DOMENICO MODUGNO, al suo quarto festival, riesce a centrare la terza vittoria, a cui va aggiunto un secondo posto in coppia con Teddy Reno, facendolo diventare il più premiato in relazione ai brani portati in gara. Scrive ADDIO… ADDIO… pensando già che sarà interpretata da una voce melodica e dal repertorio classico, come è quella di Claudio Villa, e questa intuizione porta entrambi verso la vittoria, e Villa verso l’Eurofestival.

ERNESTO BONINO, intraprende la carriera di cantante già negli anni quaranta, portando in Italia lo stile sincopato che poi prenderà piede. Ma preferisce esibirsi all’estero e per questo motivo limita la sua partecipazione al Festival alla sola presenza del 1962, dove con GONDOLÌ GONDOLÀ, scritta da Renato Carosone e interpretata in coppia con Sergio Bruni, riesce a piazzarsi sul terzo gradino del podio.

Come ormai di consueto, dopo aver analizzato l’aspetto più “storico”, soffermiamoci, con i nostri giri di Mazurka, su alcuni ANEDDOTI E CURIOSITÀ…

Le orchestre, entrambe sul palcoscenico, sono riconoscibili per i colori delle divise: giacca Blu per l’orchestra diretta da Ferrio e Rossa per quella diretta da Angelini.

Tony Dallara, dopo aver vinto Sanremo nel 60 e Canzonissima nel 61, decide di non partecipare alla gara per fare l’inviato della stampa.

Adriano Celentano durante le serate del Festival improvvisa dei concerti sulle barche ormeggiate nel porto di Sanremo, eludendo le domande sulla manifestazione. Evidentemente in segno di protesta per una eventuale esclusione (non si spiegherebbe altrimenti).

“La vita finisce nell’ultimo pezzo di terra ombreggiato da due cipressi e rischiarato da lumicini rossi. Un’anima leggera giunge quindi prima del paradiso”. Questa è l’ironia della stampa sui titoli in concorso, suscitando un’ilarità cimiteriale.

Nonostante i 45 cantanti in gara, 4 nomi risultano tagliati fuori solo una settimana prima dell’inizio, a causa degli abbinamenti e delle coppie formate. Si tratta di Carla Boni, Germana Caroli, Nicky Davis e Marisa Rampin.

La scenografia vede uno sfondo di pannelli grigio/azzurri che lasciano spazio ad un tronco d’albero ricoperto di vernice lucida su cui riluce un festone. Al centro il podio per i cantanti e lateralmente le due orchestre. A questo aspetto visibile perché fotografato e inquadrato, si aggiunge un particolare dato da fili elettrici pendenti dal soffitto a disegnare un gioco di geometrie ispirato a Mondrian.

La sconfitta maggiore del Festival è data dall’ignorare ciò che si sta imponendo sul mercato. Dopo l’apertura del 1961, i cantautori sono quasi preclusi dalla manifestazione, si ignora quali siano i nomi o i generi che primeggiano in classifica, come Peppino di Capri o Nicola Arigliano, mentre si continua a contrapporre il Bel Canto agli Urlatori.

Tanya è fatta oggetto di offese, alcune accettate, come il “Vai a guel baese” detto da un bolognese che si è sentito preso in giro da una ragazza di colore con l’accento della sua città, ma altre, ben più pesanti, che affondano nel fascismo, come l’accenno a “Faccetta Nera” rivolta a lei.

Luciano Tajoli, rimasto fuori dalla finale, lancia battute al vetriolo verso Gino Bramieri, ciedendogli cosa ci faccia a Sanremo se non è un cantante. La risposta arriva dal mercato. In una settimana Bramieri vende 200 mila copie.

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L’incontro tra DOMENICO MODUGNO e CLAUDIO VILLA rappresenta un compromesso storico tra la melodia rappresentata da Villa e la rivoluzione che è stata rappresentata da Modugno e che adesso comincia ad edulcorarsi. ADDIO… ADDIO… è un brano totalmente nelle corde del reuccio che la fa sua meglio di quanto faccia l’autore stesso. Ma a riscuotere i plausi più sentiti è MILVA che viene definita la Piaf italiana. I VOTI SARANNO OLTRE 5 MILIONI, di cui circa la metà saranno solo per le prime due classificate, mentre i restanti saranno divisi tra gli altri 10 brani finalisti, cosa che si ribalta sul mercato. Infatti “Quando Quando Quando”, che si ferma prima del podio, venderà da sola quanto gli altri 31 brani insieme.

Questa è la CLASSIFICA FINALE dei piazzamenti festivalieri dei brani in concorso, ma è da segnalare il fatto che solo pochi brani hanno raggiunto il successo discografico, tra cui la QUANDO QUANDO QUANDO, quarta classificata, che diventa un successo planetario.
Inoltre sul podio vediamo un brano firmato da Renato Carosone, mentre Mogol stenta a decollare non arrivando in finale.

1 – Addio…addio (Franco Migliacci e Domenico Modugno) Domenico Modugno – Claudio Villa

2 – Tango italiano (Bruno Pallesi e Walter Malgoni) Sergio Bruni – Milva

3 – Gondolì gondolà (Nicola Salerno e Renato Carosone) Sergio Bruni – Ernesto Bonino

4 – Quando quando quando (Alberto Testa e Tony Renis) Tony Renis – Emilio Pericoli

5 – Stanotte al luna park (Vito Pallavicini e Biri – Carlo Alberto Rossi) Milva – Miriam Del Mare

6 – Lui andava a cavallo (Nicola Salerno; Nino Ravasini) Gino Bramieri – Aurelio Fierro

7 – Un’anima leggera (Bergamini-Alberto Testa) Arturo Testa – Jolanda Rossin

8 – Cipria di sole (Marotta-Mazzocco) Joe Sentieri – Aurelio Fierro

9 – Aspettandoti (Saverio Seracini-Vincenzo D’Acquisto) Tonina Torrielli – Nelly Fioramonti

10 – Buongiorno amore (Dorelli-Mario Panzeri) Johnny Dorelli – Betty Curtis

11 – Passa il tempo (Sandro Taccani-Umberto Bertini) Flo Sandon’s – Mario D’Alba

12 – Inventiamo la vita (Vittorio Mascheroni-Gian Carlo Testoni) Nunzio Gallo – Rocco Montana

Non finaliste

– Centomila volte (Censi-De Bernardi) Arturo Testa – Jolanda Rossin
– Conta le stelle (Enzo Di Paola-Umberto Bertini) Silvia Guidi – Jenny Luna
– Cose inutili (Gianni Meccia-Ugo Tognazzi) Fausto Cigliano – Jenny Luna
– Due cipressi (Pietro Pizzigoni-Angelo Camis-Gian Carlo Testoni) Lucia Altieri – Gian Costello
– Fiori sull’acqua (Fallabrino-D’Acquisto) Wanda Romanelli – Nelly Fioramonti
– I colori della felicità (Leda Ranzato-Eros Sciorilli) Wilma De Angelis – Tanya
– Il cielo cammina (Mario Ruccione-Umberto Bertini-Pino Tombolato) Luciano Tajoli – Betty Curtis
– Il nostro amore (Pinchi-Virgilio Panzuti) Gesy Sebena – Giacomo Rondinella
– Innamorati (Giovanni D’Anzi-Mario Panzeri) Gene Colonnello – Gloria Christian
– L’anellino (Corrado Lojacono-Nicola Salerno) Corrado Lojacono – Luciano Tajoli
– L’ombrellone (Pino Calvi-Leo Chiosso) Johnny Dorelli – Gloria Christian
– L’ultimo pezzo di terra (Marcello Zanfagna-Gino Conte, Nunzio Gallo e Agostino Forte) Nunzio Gallo – Bruna Lelli
– Lumicini rossi (Fabor-Gian Carlo Testoni) Wilma De Angelis – Lucia Altieri
– Occhi senza lacrime (Eros Macchi-A. Grettici) Pierfilippi – Cocky Mazzetti
– Pesca tu che pesco anch’io (Di Lazzaro-Cherubini) Gino Bramieri – Rocco Torrebruno
– Prima del paradiso (Vantellini-Pinchi) Flo Sandon’s – Edda Montanari
– Quando il vento d’aprile (Palomba-Vian) Aura D’Angelo – Claudio Villa
– Tobia (Carlo Donida-Mogol-Alberto Testa) Cocky Mazzetti – Joe Sentieri
– Vestita di rosso (Alberto Testa – Rinaldo Cozzoli – Giulio Compare) Mario Abbate – Fausto Cigliano
– Vita (Bixio Cherubini-Carlo Concina) Narciso Parigi – Giorgio Consolini

E dopo aver guardato la storia, il gossip, gli interpreti e la classifica finale, vediamo di analizzare alcuni dei brani in concorso.

ADDIO… ADDIO… è il brano scritto solo per vincere. Dopo l’incontro tra Domenico Modugno e Claudio Villa, ad opera di Franco Franchi, i due decidono di provare a collaborare perché insieme avrebbe sbancato tutto, sia a Sanremo (dove ci sono riusciti, anche se con difficoltà) e sul mercato (conquista rimasta a metà). La vena creatrice di Modugno però si lascia limitare e il brano è scritto soprattutto per le qualità vocali di Claudio Villa. Infatti il reuccio riesce a toccare punte interpretative altissime, mentre Modugno ci prova ma resta sottotono sempre, tanto che il brano resterà nel suo repertorio dal vivo per poco tempo.

QUANDO QUANDO QUANDO è la vincitrice morale del Festiva di Sanremo del ’62. la critica la stronca senza mezzi termini al primo ascolto, definendola “un campionario di idiozie”, sia per il testo non proprio profondo, sia per il ritmo samba che la fa discostare dalle produzioni di moda all’epoca, anche se gli arrangiamenti sudamericani stanno prendendo piede anche in Italia. Nonostante per molto tempo sia stata l’esempio del “floscio e modesto canzonettismo” risulta essere il singolo sanremese più venduto della storia, soprattutto grazie ad Emilio Pericoli che lo porta per primo negli Stati Uniti, dove aveva già avuto il grande successo l’anno prima con la sua versione di “Al di là”.

STANOTTE AL LUNA PARK è un brano di notevole teatralità. Sia nella versione di Milva che in quella, più pacata ma sorprendente proprio per questo, della sua gregaria Myriam del Mare. La storia narrata si collega con una ascoltata qualche anno prima, sempre a Sanremo. Sembra narrare il bisogno d’amore e di una vita normale di una prostituta, in attesa, al solito posto, di chi potrebbe farle sentire il desiderio di dimenticare il passato, gli errori, il peccato, per sentirsi finalmente vivere grazie al bacio di qualcuno che la ami, senza usarla.

TOBIA è il secondo brano con la firma di Mogol presentato a Sanremo. L’anno prima riesce a vincere, mentre in questa edizione, pur strizzando maggiormente l’occhio al pubblico giovane (o forse proprio per questo) non riesce ad imporsi. Con questo brano si cominciano a sentire le sonorità beat, di derivazione anglosassone, che esploderanno da qui a poco.