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LA STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO: 1974 – 24° EDIZIONE. LA PRIMA GARA PER “ASPIRANTI”. LA SUDDITANZA VERSO LE CASE DISCOGRAFICHE. LA VIRATA VERSO IL BARATRO (a cura di Sante Longo)

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Cristiano Malgioglio e Iva Zanicchi

Il 1974 è un anno difficile. In Italia già dal dicembre del 1973 è in vigore un regime di Austerity che limita la circolazione delle auto private a targhe alterne e addirittura impedisce a chi parte per un viaggio all’estero di portare con sé più di 20 mila lire. Come dire che oggi non puoi andare a Londra con più di 40 euro. Questo per arginare la crisi tutta italiana di produzione e crollo dei consumi.

Inoltre continua il regime terroristico in mano alle associazioni di stampo fascista, tanto che verranno fermati dei furgoncini con materiale esplosivo utile per organizzare nuovi attentati. Altro elemento sociale, che sfiora il Festival, è il primo referendum abrogativo nella storia della Repubblica.

A maggio si va a votare chiedendo ai cittadini se vogliono l’abrogazione della legge che tutela le separazioni e i divorzi, legali dal 1970, con un netto passo indietro rispetto ai diritti conquistati.

Addirittura il Governo impone alla RAI di non mandare in diretta l’Eurofestival poiché il pubblico avrebbe potuto sentirsi condizionato verso il voto dato che Gigliola Cinquetti, poi arrivata seconda con 2 soli punti di differenza dagli ABBA, vincitori in quell’edizione, portava in gara il brano SI.

Il problema maggiore però per il Festival non è legato all’aspetto sociale e politico, come fu per la fine degli anni Sessanta. A minacciare la manifestazione è il totale disinteresse da parte della RAI e le ingerenze sempre più forti delle case discografiche che cercano di tutelare i nomi importanti a cui concedono di partecipare, soprattutto dopo le eliminazioni eccellenti dell’edizione precedente.

Proprio per paura che le case discografiche muovano proteste e contese preliminari, memori della situazione difficile in cui ci si è trovati depo le eliminatorie dell’anno precedente. Per evitare quindi eventuali scioperi o ritiri, l’organizzazione si piega totalmente al volere delle case discografice, senza però ottenere nulla in cambio, vedendo gli sforzi organizzativi praticamente annullati.

Il risultato di questa prostrazione è data dal fatto che i cantanti in gara saranno divisi in due categorie: la categoria B, che raccoglie i Big della musica italiana, direttamente in finale (come da richiesta esplicita delle case discografica); la categoria A, come Aspiranti, che raccoglie al suo interno cantanti che aspirano ad una notorietà tale da farli immettere nel mercato musicale italiano, a rischio eliminazione, di cui solo 4 raggiungeranno la finale.

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Tra gli aspiranti però troviamo nomi importanti che non avrebbero dovuto essere in quella categoria come ad esempio Riccardo Fogli, cantante del gruppo musicale dei Pooh fino a un anno prima e quindi decisamente conosciuto e apprezzato dal pubblico, o l’Orchestra Casadei, nota da anni e Piero Focaccia che all’inizio degli anni sessanta aveva ottenuto un grande successo, mantenendolo inalterato per almeno un decennio grazie ad ospitate televisive. Ma aspirano a farsi conoscere dal grande pubblico anche Franco Simone, che riuscirà a sfondare proprio col brano sanremese, e Donatella Rettore, sicura di sè anche se giovanissima.

Di fatto questa categorizzazione diventa una norma, saltata solo nel 1975, 1977, 1978 e 1979 per ragioni di rilancio e soprattutto perché in gara non troviamo nomi davvero importanti che riempirebbero la categoria B, anche se nel corso della serata finale gareggiano tutti per la vittoria in un unico concorso, prima della separazione dei concorsi che avverrà esattamente 10 anni dopo l’inserimento di questa categoria.

Inizialmente il Festival del 1974 è definito il Festival dei Giovani, ma di fatto sono solo loro ad essere inseriti nel tritacarne mediatico, ottenendo dure critiche e vedendo le eliminazioni solo per loro, con il 72% dei partecipanti eliminato.

Le canzoni che vengono inviate alla commissione selezionatrice sono 126, per la maggior parte interpretate da cantanti poco o assolutamnete non conosciuti. È proprio per questa ragione che le case discografice pretendono la divisione in categorie.

Inizialmente le canzoni in gara sarebbero dovute essere 30, 14 direttamente in finale, nella categoria B, e 16 inserite nella categoria A, tra cui 6 sarebbero state promosse per la serata finale.

Ma poco prima della conferenza stampa di presentazione viene annunciata la modifica con la riduzione delle aspiranti, non variando però il numero dei brani eliminati.

Il regolamento prevede sempre l’esibizione della metà delle canzoni in concorso durante ogni serata eliminatoria, i brani della categoria B non saranno sottoposti a nessuna votazione, mentre quelli della categoria A vengono votati e decimati, vedendo 2 brani accedere alla finale e 5 eliminati.

Quest’anno, con cantanti in finale di diritto, ha visto i brani migliori fuori dalla finale per favorire nomi noti e questo continuerà ad essere il trend ancora per un po’.

Le giurie sono 14 sparse su tutto il territorio italiano, ognuna composta da 30 giurati, per un totale quindi di 420 potenziali giurati. Potenziali perché ogni sera vengono estratte a sorte 6 giurie che verranno prese come esempio di gradimento, un po’ come funzionano i meter con l’auditel (perché diciamocelo: non valcono assolutamente a nulla e se un programma ha successo tra loro non è detto che chi non ha il meter lo guardi con lo stesso interesse). In questo modo però ci saranno giurati il cui voto non verrà mai preso in esame e altri che verranno selezionati per ogni serata, compresa la finale.

Ormai però il Festival di Sanremo è uno dei tanti varietà musicali e persino il non evento annuale di Canzonissima (non evento in quanto di una durata classica da varietà) ha maggiore successo e riscontro pur non proponendo brani inediti o esordienti.

Proprio per questa ragione la RAI è totalmente disinteressata e manda in onda la finale solo per responsabilità di contratto, oltre che per aver venduto i diritti per l’Eurovisione, che verrà trasmessa a colori per il mercato estero, rappresentando il primato della prima trasmissione italiana a colori, ben 4 anni prima della programmazione a colori ufficiale.

Come l’anno precedente, solamente TeleNapoli riesce a mandare in onda via cavo tutte e tre le serate del Festival e lo fa A COLORI dando uno smacco a quella che è la tecnologia della Rai. Naturalmente non tutti hanno la possibilità di vedere la trasmissione a colori, però negli archivi di TeleNapoli è registrata a colori e magari si potrebbe anche recuperare. C’è però da ricordare che gli apparecchi televisivi a colori all’epoca erano davvero pochi soprattutto nella città di Napoli.

La stampa non ne vede più la necessità e riduce drasticamente i suoi inviati, tanto che solo rispetto all’anno precedente c’è il dimezzamento degli inviati e i discografici non vedono più nel Festival il mercato sicuro che rappresentava solo qualche anno prima.

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A condurre il Festival di Sanremo è una coppia ormai affiatata e abituata al varietà musicale. CORRADO e GABRIELLA FARINON sono i padroni di casa al Disco per l’estate e riescono a dare un ritmo interessante nonostante il disinteresse da parte della RAI e del pubblico.

Tra le motivazioni della crisi però non ci sono solamente le ingerenze discografiche o il disinteresse da parte della Televisione. Elemento importante da non sottovalutare è dato dai contrasti tra le tre teste riunite a fini organizzativi.

Torna Gianni Ravera, abituato a fare tutto secondo le sue regole, sentendosi ben superiore al regolamento, autoritario e con piglio “dittatoriale”, che si scontra con Vittorio Salvetti, eclettico, sempre attento alle richieste del pubblico, abituato a guardare il mondo e il mercato per capire come creare qualcosa. Tra loro si pone Elio Gigante, troppo ligio alle regole e aziendalista, anche per aziende che non sono le sue.

Il Festival di Sanremo non fa più i conti con l’attualità e ne rimangono fuori l’Austerity, le targhe alternate, i Referendum e i limiti orari da coprifuoco anche per i locali notturni e i bar. Ma si parla di aborto, dicendo che non dovrebbe essere nemmeno pensato se si è “d’onore”.

Una rottura estrema con la realtà e il pensiero di un’Italia molto più avanti di quanto si voglia mostrare, ma mai come accadrà solo un anno dopo. Durante la serata finale abbiamo per la seconda volta nella storia del Festival un ospite fuori gara. In questa edizione si tratta di WALTER CHIARI che cerca di bissare il successo ottenuto da Nino Manfredi nel 1970.

I brani presentati hanno grandi potenzialità, anche se il pubblico non li premierà sul mercato.

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Tra i grandi interpreti, MILVA (foto sopra) e DOMENICO MODUGNO portano brani molto legati al loro temperamento attoriale, ma è la prima che con MONICA DELLE BAMBOLE porta un po’ di teatro su quel palcoscenico. Ormai interprete brechtiana per eccellenza, riesce a dare al brano una verve legata all’autore tedesco e in molti paragonano il personaggio a Jenny delle Spelonche, protagonista dell’ “Opera da tre soldi” di cui è interprete, ma proprio grazie a questo l’operazione è riuscitissima.

Tra i brani in concorso abbiamo anche uno dei primi scritti da Claudio Baglioni per altri interpreti, che però non si fa notare.

Il movimento più grande di questa edizione si vede negli ultimi minuti, con il palesamento dei voti. Fino alla fine la vittoria sembrava appannaggio di Domenico Modugno, con Orietta Berti (foto sotto) seconda e l’aspirante Anna Melato terza.

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Ma la giuria di Benevento decide le sorti di tutto il Festival regalando un blocco di 28 punti a CIAO, CARA COME STAI? che fino a quel momento era al centro della classifica. Questa assegnazione di voti, e la conseguenza data da 8 punti divisi per altre 7 canzoni, la porta ad arrivare prima.

La terza vittoria per la Zanicchi, record per un’interprete femminile, e lo sdoganamento per Cristiano Malgioglio come autore di serie A.

Dopo le serate eliminatorie, per fare in modo che venga riammesso in gara Raoul Casadei con la sua Orchestra Spettacolo, si cerca di modificare il regolamento.

Si tenta la riammissione dei due migliori esclusi, Casadei per la prima serata, vittima di una rocambolesca avventura che vedremo tra le curiosità, e Franco Simone per la seconda serata.

Quando tutto sembrava fatto, anche per i sindacati che hanno accettato la modifica memori che inizialmente il regolamento prevedeva una finale a 20 e non a 18, Elio Gigante si oppone, facendo ostruzionismo e interpellando la RAI che mette il veto per i suoi diritti televisivi.

La vincitrice stessa dichiara “il Festival non mi interessa, sono venuta così e non so neanche perchè, ma non mi interessa tanto” e la stampa si porta avanti ritenendo che ormai la crisi non sia reversibile anche perchè la scena musicale in tutto il mondo, e anche in Italia, cambia regolarmente mentre il Festival di Sanremo resta fermo in se stesso.
C’è chi si lamenta per il fatto che solo la serata finale sia in televisione, ma la linea generale è che sia stata data fin troppa attenzione al “malinconico tramonto di una manifestazione ormai al capolinea”.

Solo la censura non si dimentica del Festival, usando la scure su molti versi delle canzoni in gara.

Viene cambiata una frase della canzone di Mino Reitano che alludeva al sesso.
Diceva “per terra le tue calze bianche, la tua maglietta, i tuoi blue jeans” e viene cambiata con “nell’aria c’è la primavera e sta sbocciando dentro noi il primo fiore bianco, quanto bene tu mi vuoi”, così come i segni azzurri delle occhiaie diventano occhi come il cielo.
Fortunatamente si mantiene però il senso della della canzone, che parla comunque di un incontro sessuale.

Ad intervenire sarà proprio il presidente della Rai, Umberto Delle Fave che decide di mantenere le calze, la maglietta e i blue jeans, però facendoli diventare più adulti: quindi per terra ci sono scarpe, cravatte e foulard.

La Stampa non ha dubbi sul fatto che il Festival sia in realtà definitivamente morto.
Tanto che si sprecano polte definizioni ardite. La più interessante per i miei gusti, è quella che vede il Festival e chi ne fa parte, come i 10 ragazzi del Decamerone. Lontani dal mondo, isolati nel loro personale rifugio, lontani dalle brutture che imperversano nella loro Città, lì racconti a raccontarsi novelle, bellissime, perfette nella forma, ma fuori dal tempo.
Tutta la stampa concorda sul fatto che questa è l’edizione in cui si è toccato irrimediabilmente il fondo, tanto che viene auspicata una archiviazione della manifestazione, che non avrebbe mosso nessuna nostalgia.

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La vittoria della Zanicchi è emblematica per sottolineare la situazione musicale stantia che Sanremo rappresenta: lei solo 10 anni prima rappresentava l’innovazione, modernissima per colore della voce e soprattutto per come la utilizzava, adesso si ritrova appiattita in un genere talmente classico che non sarebbe stato accettabile nemmeno ai suoi esordi.

Alla fine del Festival di Sanremo ci fu un quotidiano, lo Ionio, che in poche righe riassunse perfettamente quella che era la situazione in cui si trovava il Festival stesso.

Parla di una conclusione del Festival, non solo di quell’edizione, ma verosimilmente di tutta un’era legata al costume canzonettistico italiano, dettata tra l’altro proprio dal Festival di Sanremo, sia nei momenti fasti con maggiori successi che in quelli nefasti come quelli che stanno arrivando, a partire dal Festival di Sanremo.

In chiusura dell’articolo viene chiesto di modificare la struttura del Festival se gli si volesse dare una nuova vita, nuova linfa per una Manifestazione che se si mantiene così non ha né utilità né motivi di interesse.

Tra i cantanti in gara, continuano ad esserci anche cittadini non italiani, e per la prima volta da quando è stata abolita la doppia esecuzione c’è un brano cantato per metà in inglese.
Ci sono dei nomi importanti della scena musicale italiana, ma non si tratta di un ritorno di interesse da parte loro, ma del canto del cigno, che comunque vede i nomi più noti nei primi tre posti in classifica.

La causa principale di questa debacle è data dal fatto che il Festival e a totale appannaggio di interpreti ormai troppo presenti in televisione, che non hanno bisogno di presentare il loro nuovo singolo al Festival.

Tra i cantanti in gara abbiamo:

AL BANO, diventato un grande nome per la musica italiana e internazionale, ed è salito agli onori del gossip internazionale sposando Romina Power, attrice che si improvvisa cantante, figlia di due divi di Hollywood, portando anche il pugliese ad esportare la sua musica molto più facilmente. Per tutti gli anni settanta si terrà lontano dal Festival aumentando la sua popolarità in Europa. Tornerà a Sanremo nei primi anni ottanta in coppia con sua moglie e ottenendo i più grandi riconoscimenti.

Tra gli aspiranti troviamo ANTONELLA BOTTAZZI. Scoperta da Gino Paoli, partecipa a Sanremo dopo aver preso parte a numerose trasmissioni televisive, ma con PER UNA DONNA DONNA non raggiunge la finale. Dopo Sanremo partecipa al Premio Tenco con il suo primo album (con una copertina bellissima – una bambola squartata da un coltellaccio) che tratta come tematica il femminismo.

Per la prima volta ORIETTA BERTI sale sul podio con OCCHI ROSSI ma a causa del regolamento dell’edizione al suo terzo posto non corrisponde la premiazione. L’epoca d’oro di Orietta Berti è ormai conclusa ma grazie ai successi ottenuti negli anni precedenti continua ad essere tra i big della musica italiana.

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LES CHARLOTS sono costituiti da un gruppo di attori comici francesi, Gerard Rinaldi, Jean Guy Fechner, Gerard Filippelli e Jean Sarrus a cui si va ad aggiungere Serge Brassis per riproporre il cinquetto de I CINQUE MATTI per come sono conosciuti da noi in Italia. A Sanremo presentano MON AMI TANGO, in finale di diritto.

SONIA GIGLIOLA CONTI si esibisce da anni nei locali da ballo della Romagna e a Sanremo con RICOMINCEREI cerca di lanciarsi per il grande pubblico, ma la bocciatura non l’aiuta e questa resterà la sua unica partecipazione ad una manifestazione nazionale.

Dopo i due anni consecutivi in cui ha portato a casa la vittoria, per NICOLA DI BARI questo sarà l’ultimo Festival di Sanremo, seguito da un diradamento delle apparizioni in Italia per trasferirsi in America Latina dove è decisamente popolare e ha continuato ad esibirsi a lungo. A Sanremo è in finale di diritto con IL MATTO DEL VILLAGGIO.

EMANUELA CORTESI arriva a 16 anni a Sanremo dopo aver vinto castrocaro nel 1973 e raggiunge la finale ottenendo ottimi risultati con IL MIO VOLO BIANCO. La sua carriera musicale non la vede come cantante solista nonostante sia tra le migliori cantanti italiane, ma una carriera da corista al fianco di Ramazzotti, a partire dagli anni ottanta, e Laura Pausini negli anni novanta, durante i tour mondiali, oltre che altre importanti partecipazioni e collaborazioni per tutti gli anni settanta, la riempie comunque di soddisfazioni.

I DOMODOSSOLA cercano ancora un’affermazione nonostante sulla carta siano facilmente lanciabili dalla casa discografica e dal fatto che la prima a credere in loro sia stata Mina. Ma nonostante partano dal girone aspiranti, riescono a portare SE HAI PAURA in finale, pur non ottenendo successo.

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RICCARDO FOGLI è la voce dei POOH dal 1966 al 1973 e grazie a questa esperienza ottiene una grande notorietà, ma lasciando il gruppo e intraprendendo una carriera solista lascia di fatto alle spalle il passato e deve ripartire dal girone A che lo vede clamorosamente fuori dalla finale con COMPLICI. La carriera solista riesce comunque ad esplodere. Tornerà a Sanremo nel 1982 vincendolo.

A 5 anni dal debutto assoluto ROSANNA FRATELLO ha collezionato una buona serie di successi che le danno diritto all’accesso immediato alla finale con UN PO’ DI CORAGGIO.

A 11 anni dal successo irripetuto di “Stessa spiaggia stesso mare”, PIERO FOCACCIA ha ormai perso popolarità e anche nelle partecipazioni precedenti del Festival di Sanremo non ha brillato. In questa edizione deve ripartire dagli aspiranti, ma con VALENTINTANGO rimane fuori dalla finale.

VALENTINA GRECO si fa conoscere nel corso della manifestazione “Due voci per Sanremo” che le dà il diritto di partecipare al Festival, anche se nella categoria aspiranti. Con NOTTE DELL’ESTATE raggiunge la finale e da qui si apre un anno importante per lei, che la vede protagonista di numerose manifestazioni musicali ottenendo buoni risultati.

L’iraniano KAMBIZ, naturalizzato statunitense, arriva a Sanremo presentato come campione di Ping Pong nonostante abbia fatto parte di un gruppo soul per anni. È l’unico cantante straniero in gara che è messo a rischio eliminazione e infatti con CANTA CON ME resta fuori dalla finale e lascia perdere le sue tracce nell’ambito musicale, per tornare a farsi sentire prendendo parte ad una reunion dei Giganti nei primi anni 2000.

GILDA GIULIANI torna a Sanremo con lo scettro di vincitrice morale dell’edizione precedente e si conferma validissima interprete, anche capace di scegliere brani che risaltano le sue capacità. Con SENZA TITOLO fa un’ottima figura ma non riesce a raggiungere il podio. Nella seconda metà degli anni settanta è protagonista di numerose trasmissioni musicali e continua a farsi conoscere all’estero dove è decisamente più nota rispetto a quanto non lo sia in patria. Si esibisce costantemente in Giappone, in Germania e in Francia, riuscendo addirittura ad entrare in cartellone all’Olympia. Grande Gilda Giuliani! E pensare che ce l’ho in famiglia (anche se solo come suocera di mia cugina).

ANNA MELATO comincia la sua carriera come attrice al fianco di sua sorella Mariangela, ma ottiene maggiori successi come cantante partecipando con buon esito a Canzonissima, Senza Rete e non ultimo il Festival di Sanremo, dove partecipa con STA PIOVENDO DOLCEMENTE, scritta per lei da Pino Donaggio e che si rivela essere la più votata tra quelle proveniente dal girone aspiranti, essendo al terzo posto fin quasi alla fine delle votazioni, quando Benevento ha dato tutti i suoi voti alla canzone di Iva Zanicchi.

LITTLE TONY partecipa per l’ultima volta al Festival di Sanremo e segna anche la chiusura della sua seconda fase professionale, che lo vede romantico in contrapposizione al rock degli anni sessanta. Per il resto degli anni settanta si dedica principalmente ai tour italiani e all’estero, per poi diventare uno dei re del revival a partire già dagli anni ottanta. Nel 2003 è nuovamente a Sanremo.

I MIDDLE OF THE ROAD sono a Sanremo per la seconda volta, anche se la prima non sono stati accreditati al fianco di Jordan nel 1971. Il gruppo, formato da Sally Carr, Ken Andrew, Neil Henderson, Eric e Ian McCredie, è di diritto in finale con SOLE GIALLO, ma il loro momento di maggior successo, cominciato nel 1971, salendo in vetta alle classifiche d’Europa, si va esaurendo.

Alla sua tredicesima partecipazione sanremese, DOMENICO MODUGNO ha la vittoria in mano fino alla fine, fin quando la giuria di Benevento dà tutti i voti al brano della Zanicchi facendolo arrivare da metà classifica in prima posizione. Per lui non sarà l’ultima presenza sul palco dato che nel 1976 e nel 1977 tornerà ad esibirsi a Sanremo come ospite fuori gara. Il successo ottenuto da Modugno nel corso della sua carriera è inopinabile, come anche la qualità di moltissimi suoi brani. Ma questo successo è da attribuire non solo al suo istrionismo musicale, ma anche e forse soprattutto alle qualità attoriali che lo portano ad interpretare i brani con grande teatralità rendendoli più vicini al sentire popolare. Si ritirerà dalle scene nel 1984.

Per MILVA questa dodicesima presenza a Sanremo sarà l’ultima della sua prima fase di carriera. Ormai interessata più all’aspetto attoriale che a quello musicale, calcherà per tutti gli anni settanta e ottanta i teatri di tutto il mondo interpretando Brecht anche in Germania, ottenendo successi clamorosi. Naturalmente non abbandona la musica che coadiuva le sue performance teatrali e torna a Sanremo nel 1990.

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MOUTH & MACNEAL sono un duo formato, da Big Mouth e Maggie MacNeal, nel 1971 e subito raggiunge le vette delle classifiche europe, e grazie al fatto che derivando da esperienze differenti riescono ad unire la “sperimentazione” alla tradizione. A Sanremo con AH! L’AMORE sono gli unici a cantare il brano per metà in inglese e sono di diritto in finale. Nello stesso anno partecipano all’Eurofestival, dove si piazzano subito dopo gli ABBA e la nostra Gigliola Cinquetti. Si separeranno come duo nel 1975 dando fine a “la bella e la bestia” come erano chiamati in tutta Europa.

Nell’ambiente musicale nazionale, già dal 1968 ha anche conosciuto il successo, poi svanito subito, e così PAOLA MUSIANI è costretta a ripartire dal girone aspiranti con LA DONNA QUANDO PENSA che resta fuori dalla finale.

GIANNI NAZZARO torna ancora una volta a Sanremo come il playboy della situazione: piace alle ragazze e alle madri ed è soprattutto questa la chiave del suo successo. Inserito nel gruppo con la finale assicurata canta un brano scritto da Claudio Baglioni che però, complice la crisi della manifestazione, non riesce ad avere il successo sperato.

L’ORCHESTRA SPETTACOLO CASADEI è stata fondata nel 1928 diventando un punto di riferimento in Emilia Romagna, e nel 1971, diretta da Raoul, raggiunge la notorietà nazionale e internazionale grazie al boom turistico della riviera romagnola. Si ritrovano nel girone A per mancati accordi con gli altri partecipanti, ma dopo la loro esclusione, Gianni Ravera e Vittorio Salvetti, direttori artistici, vorrebbero modificare il regolamento portando le finaliste da 18 a 20 e riammettendo loro e Franco Simone, ma non sarà possibile a causa del terzo direttore artistico, Elio Gigante.

MINO REITANO è allo zenit della sua carriera che non sarà mai più folgorante di quello che è stata fino a quel momento. Partecipa al suo terzo Festival di Sanremo con INNAMORATI, di diritto in finale. A metà degli anni settanta, a parte alcuni concerti in Italia e all’estero, e partecipazioni televisive, comincia un periodo di inattività che dura circa un decennio, per poi tornare alla ribalta verso la fine degli anni ottanta reinventandosi in chiave autoironica e popolare.

DONATELLA RETTORE è una bambina prodigio quando a meno di 5 anni comincia ad esibirsi in pubblico a Venezia, ma non come le bambine di adesso che fanno solo tenerezza: lei era già brava. Questo la porta a crescere con la consapevolezza delle sue doti vocali, facendo anche sì che le esasperi e che creda troppo in se stessa. A Sanremo arriva con la madre, l’astrologa, la parrucchiera, la dogsitter, quella che le lima le unghie (ma solo le prime tre ci saranno davvero) e si paragona a Mina, per la quale nutre una forte avversione, dicendosi vocalmente migliore di lei e più capace, ma le giurie ridimensionano questa affermazione lasciandola fuori dalla finale con CAPELLI SCIOLTI.

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FRANCO SIMONE si fa conoscere partecipando a Castrocaro, vincendolo nel 1972 a 23 anni. A Sanremo prende parte al girone A con FIUME GRANDE, che però rimane fuori dalla finale. Sembrerebbe un passo falso, ma la sua carriera, come l’anno prima per Drupi, prende il via regalandogli un grande successo prima all’estero che in patria, cosa che continuerà per tutta la sua carriera a causa del suo non voler scendere a compromessi. Ma quanto è bello.

ROSSELLA all’età di 14 anni fa parte di un complesso vocale femminile (Stars) che gira il mondo per cantare nelle basi militari e allietare le giornate dei militari con i suoi spettacoli, approdando anche in Vietnam e restandoci per ben 3 mesi. In Italia non raggiunge mai la notorietà, rincorrendola per tutti i primi anni settanta, ma il punto più elevato della sua carriera sarà la partecipazione nel girone aspiranti del Festival di Sanremo, senza mai andare ospite in trasmissioni televisive. Abbandona in quel momento, dopo l’eliminazione di QUI, la carriera di cantante per diventare insegnante di tecnica vocale e canto.

IVA ZANICCHI torna a Sanremo senza essere troppo interessata alla gara, ma solo come vetrina per il suo nuovo album. Porta in concorso CIAO CARA, COME STAI? scritta da un giovane Malgioglio che diventa autore raffinato e ricercato, e vince passando da 8 punti a 36 dopo la votazione dell’ultima giuria, quella di Benevento, che scippa la vittoria a Modugno per metterla, tra le polemiche, nelle sue mani, per la terza volta. Negli anni settanta continuerà a cantare con successo e riuscirà anche a togliersi lo sfizio di posare nuda per Playboy alle soglie dei quarant’anni.. Poi la vedi adesso e ti domandi “ma possibile?”.. tornerà a Sanremo nel 1984, prima di dar vita ad una svolta professionale che la vedrà tra le protagoniste della TV commerciale.

In una edizione decisamente sotto tono, per via del disinteresse della stampa e del pubblico, è difficile trovare elementi davvero interessanti, ma non perché non ce ne fossero, bensì perché non c’erano i giornalisti del settore pronti a segnalare ogni anomalia.
Proviamoci ugualmente.

ANEDDOTI E CURIOSITÀ

Per via del meccanismo del sorteggio per le giurie utili alla gara, ci sono 2 giurie (Riviera del Brenta e Camaiore) che saranno estratte tutte e tre le serate, mentre al contrario ce ne saranno altrettante (Cagliari e L’Aquila) che non saranno mai estratte.

La giuria di Firenze decide di non votare per protesta, poiché è certa che il Festival di Sanremo sia in realtà in mano a poche case discografiche.

Little Tony ha firmato con una casa discografica tedesca e rischiamo di trovarlo in gara con un nuovo nome che per fortuna la casa discografica non riesce ad imporre. Avrebbe dovuto cambiare il suo nome d’arte in Tony Rando o semplicemente Randow.

Rosanna Fratello ha un problema alle corde vocali. Una lisca di acciuga è rimasta incastrata nella faringe e si teme debba rinunciare al Festival.

Donatella Rettore che è discendente di un Doge veneziano.

Un quarto dei cantanti in gara è originario dall’Emilia Romagna.

Durante la prima serata Raoul Casadei è il protagonista assoluto con la sua Orchestra, con un brano che non definisce canzone, ma una canta, capace cioè di creare le atmosfere di una festa di piazza in pochi attimi, dando vita a gioia e convivialità. Nonostante questo però verrà eliminato e decide di lasciare subito via per poter presiedere ad una serata organizzata e lasciata in forse per la partecipazione a Sanremo. Durante l’incontro preventivo tra gli organizzatori e i sindacati, per discutere della fattibilità della sua riammissione però ha già raggiunto Genova e l’ha superata quando una pattuglia in elicottero (l’assurdità del caso) lo intercetta in autostrada e lo convince a tornare a Sanremo. Si era allontanato per evitare il blocco della circolazione per via delle targhe alterne, ma decide comunque di rientrare a Sanremo noleggiando dall’aeroporto di Genova un aereo privato che lo portasse in breve tempo a Sanremo. Alla fine si tratterà di un nulla di fatto e resterà fuori dalla finale a causa di un Veto della RAI, però quanto è assurda sta storia!

I direttori d’orchestra sono 13 per 28 canzoni, quindi tutti hanno 2 canzoni a testa, mentre 2 direttori ne hanno viste affidate a loro ben 3.

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Milva, Iva Zanicchi e Domenico Modugno interrompono una tournée teatrale. Iva Zanicchi aveva una replica proprio il giorno della serata finale e a cui però non ha potuto partecipare per vincere il festival.

La canzone portata in concorso da Gianni Nazzaro scritta da Claudio Baglioni era in realtà stata scritta per José Feliciano.

Alla stampa in realtà non interessa molto del Festival, anzi la notizia più importante è quella di un italiano, un certo Caltagirone, che ha perso un miliardo e 270 milioni al Casinò di Montecarlo.

Monica delle bambole in realtà era già stata proposta nel 1972, ma fu bocciata.

Adriano Celentano, presente come inviato del Tv Sorrisi e Canzoni, si era proposto per l’organizzazione della manifestazione.

Gilda Giuliani viene eletta Lady Festival.

Salvetti si ritiene molto deluso poiché vede confermate le voci che ritengono che il Festival sia in mano alle case discografiche più potenti e dichiara di sentirsi amareggiato per aver illuso tanti giovani portandoli in un contesto che pensava puro, ma che si è rivelato il contrario.

La stampa ritiene che il livello complessivo della manifestazione, esagerando decisamente, sia di tipo dopolavoristico, come se si trattasse di qualcosa di amatoriale.

Luca Goldoni dal Corriere della Sera chiede fortemente che il Festival venga cancellato definitivamente senza ricorrere a richieste verso il pubblico perché effettivamente ritiene che il pubblico non se mi interessi più.

Una serie di situazioni difficili e di sicura stroncatura, ma tutto sommato in realtà il Festival così male non è stato.

Un’edizione di transizione tra il boom di solo 2 anni prima e l’assoluta catastrofe, non dal punto qualitativo però, del 1975. Nel disinteresse generale, dalla RAI alla stampa, comprendendo anche il pubblico, passano anche dei piccoli gioielli destinati a diventare evergreen.

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CLASSIFICA FINALE

1 – Ciao cara, come stai? (Cristiano Malgioglio, Claudio Daiano, Dinaro e Italo Ianne) Iva Zanicchi
2 – Questa è la mia vita (Luciano Beretta, Domenico Modugno e Elide Suligoj) Domenico Modugno
3 – Occhi rossi (Daniele Pace, Corrado Conti, Lorenzo Pilat e Mario Panzeri) Orietta Berti
4 – Sta piovendo dolcemente (Maurizio Piccoli e Pino Donaggio) Anna Melato
5 – Il mio volo bianco (Claudio Daiano, Flavio Zanon e Italo Ianne) Emanuela Cortesi
6 – Senza titolo (Vito Pallavicini, Alfredo Ferrari e Gino Mescoli) Gilda Giuliani
7 – Se hai paura (Roberto Soffici, M. Guantini e Luigi Albertelli) Domodossola
8 – Mon ami Tango (Daniele Pace, Corrado Conti, Lorenzo Pilat e Mario Panzeri) Les Charlots
9 – Notte dell’estate (A. Mammoliti, Aldo Buonocore e C. Celli) Valentina Greco
10 – Il matto del villaggio (Franco Migliacci, Claudio Mattone e Piero Pintucci) Nicola Di Bari
11 – Ah! L’amore (E. Lombardo, G. Sebastianelli e Ermanno Capelli) Mouth & MacNeal
12 – A modo mio (Claudio Baglioni e Antonio Coggio) Gianni Nazzaro
13 – In controluce (Albano Carrisi e Paolo Limiti) Al Bano
14 – Innamorati (Luciano Beretta e Franco e Mino Reitano) Mino Reitano
15 – Un po’ di coraggio (Gian Pieretti e A. R. Mancino) Rosanna Fratello
16 – Cavalli bianchi (Miro, Giulifan e Bruno Casu) Little Tony
17 – Monica delle bambole (Luciano Beretta e Elide Suligoj) Milva
18 – Sole giallo (Maurizio Piccoli e Pino Donaggio) Middle of the Road

Anche se durante la manifestazione viene premiata la prima classificata e solo dopo viene resa nota la classifica completa, che è ritenuta comunque ufficiale.

Non finaliste

– Canta con me (Enrico Riccardi e Luigi Albertelli) Kambiz
– Capelli sciolti (Donatella Rettore e Mario Pagano) Donatella Rettore
– Complici (Luigi Lopez e Carla Vistarini) Riccardo Fogli
– Fiume grande (Franco Simone) Franco Simone
– La canta (Raoul Casadei, Enrico Muccioli e Al Pedulli) Orchestra Spettacolo Casadei
– La donna quando pensa (M. Galati e Ermanno Capelli) Paola Musiani
– Per una donna donna (Antonella Bottazzi) Antonella Bottazzi
– Qui (Paolo Amerigo Cassella, Riccardo Cocciante e Marco Luberti) Rossella
– Ricomincerei (Piero Soffici e Gian Pieretti) Sonia Gigliola Conti
– Valentintango (Luciano Beretta e Edilio Capotosti) Piero Focaccia

casadei

17 Risposte

  1. Sante Longo ha detto:

    Bubino legge e sicuramente correggerà il “senza però vincere” in “vincendolo”. Non ho modo di modificarlo io

  2. Simona Bellone ha detto:

    Ciao, sarebbe opportuno quindi correggere l’articolo, essendo così completo di notizie, non è giusto che ci sia un grande errore, soprattutto per Franco Simone che ha già subito in varie occasioni ingiustizie qui in Italia. Non tutti quelli che lo leggeranno, si soffermeranno a consultare anche i miei commenti. Grazie. Buon lavoro.

  3. Sante Longo ha detto:

    Simona, hai ragione.. col fatto che i vincitori a Castrocaro per un periodo sono stati più d’uno, mentre da qualche anno c’è il vincitore unico, mi confondo.. e il più delle volte tendo a ricordare come vincitore il cantante che ha avuto meno successo, mentre franco Simone fece il botto

  4. FEDE ha detto:

    Auguri Sante! Gli attacchi della stampa… Nulla rispetto alle “polemicucce” degli ultimi anni! 😀

  5. Simona Bellone ha detto:

    Errata Corrige 2ª parte N.B. (v. Gazzetta del Mezzogiorno e Gazzetta del Sud). Franco Simone, oltre alla vittoria del 1º premio al Festival di Castrocaro con “Con gli occhi chiusi (e i pugni stretti)”, si distinse anche come miglior autore con 3 suoi brani presenti in gara (“Ti sveglierò”, “Senza un’ombra d’amore”) e fu l’unico cantautore dell’edizione 1972 che proseguì la sua carriera artistica con successo a livello internazionale, e, in parallelo alla ideazione delle sue composizioni di musica sacra in latino, melodica in italiano e spagnolo, e classica napoletana, è anche autore e conduttore televisivo del programma musicale e culturale “Dizionario dei sentimenti” in Gold TV di Roma, in diffusione Eursat in Sky.

  6. Simona Bellone ha detto:

    Errata Corrige N.B. FRANCO SIMONE HA VINTO IL FESTIVAL DI CASTROCARO 1972 ed era anche autore di 3 brani in gara. – (v. Gazzetta del Mezzogiorno e Gazzetta del Sud)
    La XVI edizione del Festival di Castrocaro si svolse il 13 luglio 1972 presso il padiglione di Castrocaro Terme. Nella rosa delle 13 “voci nuove” scelte tra oltre 1500 aspiranti, a cura della commissione presieduta da Gianni Ravera, vinsero il 1º premio Franco Simone con “Con gli occhi chiusi (e i pugni stretti)” e Roberto Callegaro con “La legge della vita”. Gli 11 cantanti, il duo e il gruppo musicale giunti in finale si esibirono con accompagnamento dell’orchestra diretta da Aldo Bonocore. L’evento canoro, presentato da Daniele Piombi, andò in onda mercoledì 26 luglio 1972 sulla rete nazionale Rai alle 22.00. Franco Simone, oltre alla vittoria del 1º premio, si distinse anche come miglior autore con 3 suoi brani presenti in gara e fu l’unico cantautore dell’edizione 1972 che proseguì la sua carriera…

  7. Sante Longo ha detto:

    Io vorrei vedere riproposta la categoria degli aspiranti, ma come ci fu nell’89, con cantanti sulla scena da un po’ che non hanno centrato il successo..

  8. Sante Longo ha detto:

    Bello comunque vedere le due categorie, un regolamento che si riproporrà nel 1998, identico, con lo stesso numero di cantanti, ma con un finalista in meno

  9. Sante Longo ha detto:

    Iva sorpassata 40 anni fa, ma poi posta su playboy nel 79.. e che gnoccona!

  10. zeus ha detto:

    Mia Top 10:

    1-Occhi rossi (Daniele Pace, Corrado Conti, Lorenzo Pilat e Mario Panzeri) Orietta Berti
    2-Capelli sciolti (Donatella Rettore e Mario Pagano) Donatella Rettore
    3-Ciao cara, come stai? (Cristiano Malgioglio, Claudio Daiano, Dinaro e Italo Ianne) Iva Zanicchi
    4-Il mio volo bianco (Claudio Daiano, Flavio Zanon e Italo Ianne) Emanuela Cortesi
    5-Ah! L’amore (E. Lombardo, G. Sebastianelli e Ermanno Capelli) Mouth & MacNeal
    6-Monica delle bambole (Luciano Beretta e Elide Suligoj) Milva
    7-Innamorati (Luciano Beretta e Franco e Mino Reitano) Mino Reitano
    8-Qui (Paolo Amerigo Cassella, Riccardo Cocciante e Marco Luberti) Rossella
    9- Sta piovendo dolcemente (Maurizio Piccoli e Pino Donaggio) Anna Melato
    10-Questa è la mia vita (Luciano Beretta, Domenico Modugno e Elide Suligoj) Domenico Modugno

  11. bubinoblog ha detto:

    Iva già considerata sorpassata… 40 anni fa 😛

  12. bubinoblog ha detto:

    Auguroni Sante!!!!!!!!

  13. zeus ha detto:

    Tanti auguri Sante!!

  14. zeus ha detto:

    Molto curioso il fatto che solo TeleNapoli ha mandato tutte le serate e pure a colori sarebbe davvero interessante se si potessero vedere.Nonostante l’anno difficile ci sono belle canzoni anche se conosciute poco.

  15. Sante Longo ha detto:

    Oggi è il mio compleanno.. quindi commentate in tanti come regalo

  16. lucio voreno ha detto:

    meno male che i giornalai avevano decretato la morte del festival

  17. Andystein ha detto:

    Grande Donatella rettore già una vera diva.