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LA STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO: 1979 – 29° EDIZIONE. L’AVANSPETTACOLO. IL RILANCIO RINVIATO. IL REVIVAL FALLITO (a cura di Sante Longo)

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La crisi nera della politica italiana sembra superata, anche se in effetti semplicemente si tratta di una quiete non realistica. Infatti la stabilità è lungi da arrivare e nella prima metà dell’anno ci sono degli avvenimenti decisamente gravi che vedono protagonisti gruppi politicizzati di estrema destra.

Durante i giorni del Festival, ad esempio, c’è l’assalto ad una emittente privata romana, che in quel momento andava in diretta, con la vandalizzazione degli studi e l’aggressione delle redattrici presenti in sede.

Non da meno sono le associazioni estremiste di sinistra, come le Brigate Rosse che l’anno prima hanno rapito e ucciso Aldo Moro e che si macchiano di un altro omicidio importante, con l’assassinio di un esponente di spicco del sindacato di sinistra CGIL.

La crisi di governo si risolve con un nuovo scioglimento delle camere, il quarto in pochi anni, con elezioni anticipate, che hanno dimostrato come i cittadini abbiano registrato la paura di questo decennio difficile, dando il voto a chi, secondo loro, avrebbe potuto dare stabilità e una nuova rinascita.

La Democrazia Cristiana ha una schiacciante maggioranza che la porta a poter rinunciare agli accordi con le minoranze, ma soprattutto si afferma il PSI guidato da quel Craxi che sarebbe poi stato costretto ad un esilio forzato per evitare l’arresto per corruzione e per tangenti incassate da lui e dal suo partito.

Ad una crisi politica che lascia il Paese allo sbando, si va ad aggiungere una ben più complessa da gestire che vede il tracollo della banca privata più importante d’Italia (la Ambrosiana) e un terremoto interno alla Banca d’Italia, che vede gli arresti dei vertici sostituiti da Lamberto Dini e Carlo Azeglio Ciampi, che saranno nomi fondamentali in futuro per la nostra politica.

Questa situazione difficile e instabile si traduce con un’inflazione alle stelle, vedendo raddoppiati i prezzi praticamente di tutti nel giro di pochi mesi, e soprattutto con lo sdoganamento ufficializzato – il Governo ne è consapevole, il Ministro delle attività produttive e dell’industria, Romano Prodi, lo dichiara addirittura in un’intervista che nonostante i dati allarmanti gli italiani non se la passano male – del lavoro a nero, che portano un indotto sommerso che regge in piedi l’Italia intera, evitando di crollare ai livelli dei paesi del Terzo Mondo (come dichiarava L’Espresso a inizio anno).

In questa situazione ambigua, fatta più che altro di mistificazioni e prosciutti sugli occhi, viene organizzato il varietà italiano, che vede sempre più spazio dato ai grandi nomi che si sono fatti conoscere nei decenni precedenti (come i varietà affidati a Sandra e Raimondo o a Ciccio e Franco), portando però sempre delle novità capaci di imporsi accanto a nomi imprescindibili, come il debutto di Heather Parisi che dopo una piccola parentesi, diventa prima ballerina dello show del sabato sera Luna Park, condotto da Pippo Baudo con Tina Turner, grande star della musica mondiale, come ospite fissa, in realtà quasi co-conduttrice.

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Quando la situazione sociale si fa dura, il ruolo della televisione, e dei media in generale, è sempre stato quello di buttare un po’ di fumo negli occhi, celando quello che è il brutto, dando motivi e modi di svago generale.

In questa ottica viene anche organizzato il Festival di Sanremo, che ritorna ai privati, con Gianni Ravera nuovamente nel ruolo del Patron, dopo i 3 anni in crescita di Vittorio Salvetti. Questo cambio di direzione, e dunque di rotta, non ha affatto giovato, e all’anno dei record appena vissuto, si contrappone un anno che fa a gara con il 1975 quanto all’insuccesso sul mercato dei brani in concorso, che tra ironia estremizzata e disco music, vede pochi brani interessanti in gara.

Sulla carta l’edizione del 1979 avrebbe dovuto decretare il definitivo rilancio, anche se lo spettro della chiusura ormai è ben lontano, ma nonostante il ritorno al privato e di Gianni Ravera (o forse proprio a causa sua, che era fermo alla sua idea di creare lo spettacolo, che si era rivelata fallimentare nelle ultime edizioni a lui affidate), che aveva contribuito a fare grande il Festival negli anni Sessanta, la XXIX edizione del Festival non ha la forza di imporsi e di ingigantirsi, come si era sperato, questo anche a causa del gusto musicale degli ultimi anni Settanta che induce la commissione selezionatrice a lasciare fuori i brani realmente rivoluzionari accettando solo quelli che vanno bene a loro, anche se le canzoni innovative (tra funky, surrealismo, ironia, e discomusic) non mancano; purtroppo sono portate sul palco dell’Ariston da sconosciuti e questo ne limita il successo.

Con la speranza di un nuovo successo, il regolamento cambia nuovamente, facendo aumentare i brani in concorso, saliti a 22, e dunque introducendo nuovamente le serate eliminatorie.

Queste serate non sono mandate in diretta televisiva, ma almeno, al contrario di quanto avvenne nel 1978, vengono trasmesse in diretta radiofonica, avvalendosi addirittura di uno speciale televisivo, in seconda serata, turante il quale viene mandato in onda un riepilogo dei 6 brani ammessi in finale.

Io personalmente avrei optato per uno speciale dedicato ai brani esclusi, anche perché tra la disco music, con una coreografia con 40 ballerini degli Ayx, o la 500 Fiat guidata da Marinella sul palcoscenico, prima di scendere e cantare il suo stralunatissimo brano, lo spettacolo era più che assicurato.

Le eliminazioni tra l’altro avvengono come nel 1972, o addirittura, per sottolineare quanto sia fallimentare come modalità di cernita, come nel 1975. Le sperimentazioni nel regolamento, volute da Salvetti, vengono cancellate.

A Gianni Ravera non piace l’idea di eliminazioni particolari, per gruppi, categorie o scontri diretti, per quanto poi la graduatoria venga stilata in una categoria unica.

Si torna quindi ad ignorare le esigenze del pubblico più giovane, o delle case discografiche, per puntare, già da allora sul pubblico abituale, quello che segue gli show e decreta il successo televisivo, un pubblico fatto da vecchi in pratica. Il risultato fu che del successo ritrovato si perse ogni traccia.

In effetti il ritrovato successo aveva fatto parlare del rilancio definitivo, del ritorno in grande stile dei grandi big della musica italiana, del ritorno al passato che si unisce al futuro, ma nulla di tutto ciò avviene.

Dei nomi del passato che accettano il richiamo di Gianni Ravera, troviamo solo i Camaleonti, in cerca di rilancio, e Antoine, ormai distante dalle scene musicali da quasi un decennio, reinventatosi come avventuriero e scrittore, che vuole tornare al suo primo amore.

Inoltre, per quanto invece concerne le sonorità, solamente i Grimm accettano la sfida, costruendo un brano quasi beat, ma il loro lavoro, seppur raggiungendo la finale, appare come una caricatura del passato.

Con Gianni Ravera tornano anche le giurie dislocate su Marte, caratterizzate da una segretezza che nemmeno l’Area51 conosce, e soprattutto fonte primaria delle polemiche legate al risultato finale.

Secondo il regolamento comunque ci sono 10 giurie formate da 10 giurati che votano i brani durante le eliminatorie e poi ancora altri 100 giurati, diversi da questi, per la serata finale.

A causa delle scelte retrò di Gianni Ravera, il Festival perde i punti guadagnati nelle tre edizioni precedenti, ma sono passi indietro che servono per prendere la rincorsa e non fermarsi più, come dimostreranno le due edizioni successive, ricche non solo di nomi già grandi e di artisti internazionali in gara, ma anche, e soprattutto, di nomi da lanciare per fare di loro delle stelle.

Sul mercato purtroppo i singoli sanremesi, come anche la compilation, non brillano.

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Solo Enzo Carella (foto sotto), Franco Fanigliulo e i Camaleonti riescono ad entrare nella top ten, per pochissimo tra l’altro, mentre tutti gli altri restano bassi in classifica, facendo dimenticare i primi posti dei Daniel Sentacruz e di Sandro Giacobbe nel 1976, degli Homo Sapiens e dei Matia Bazar nel 1977 e di Anna Oxa, Rino Gaetano e dei Matia Bazar che hanno venduto insieme quasi 2 milioni di copie solo l’anno prima.

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A condurre il Festival di Sanremo del 1979 è chiamato per la decima volta (su 29 edizioni) Mike Bongiorno, che per l’occasione di fa accompagnare da Anna Maria Rizzoli, attrice teatrale e modella che da qualche anno ha ottenuto la ribalta come protagonista delle commedie sexy di cui è protagonista dal 1975, insieme alla Fennech.

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Nelle intenzioni di Gianni Ravera questa avrebbe dovuto essere l’edizione del revival, riportando sul palco del Festival nomi che hanno fatto la storia della musica italiana sin da quando Sanremo ne è diventato uno dei simboli, ma sono solo in pochi gli artisti che accettano l’invito, più che altro cercando il rilancio, mentre dal punto musicale il revival si nota solo nella proposta dei GRIMM che presentano un brano in chiaro stile anni sessanta, solo che più che revival sembra presa per il culo.

L’idea nasce dal successo che sia al cinema che a teatro stanno ottenendo tutti quei progetti che si ispirano chiaramente ai decenni passati definendoli migliori (Grease, Happy Days, American Graffiti). Al contrario invece molti sono i debuttanti, non importanti come la Oxa l’anno prima, e soprattutto tutti poco carismatici, ma che cercano comunque di portare sulla scena italiana una novità musicale che manca da tempo.

Nel 1978 la matrice ironica della canzone d’autore fa capolino grazie al genio di Rino Getano. Nell’edizione del 1979 però i brani ironici si presentano in maniera massiccia sul palco dell’Ariston, a cominciare da Enrico Beruschi, di professione comico, che porta un brano che riporta all’avanspettacolo, i Pandemonium, Marinella, Franco Fanigliulo ed Enzo Carella portano il surreale, l’assurdo, il situazionismo e l’espressionismo sul palco del Festival, mentre oltre ai comici arrivano anche i brani chiaramente disco come quelli proposti dagli Ayx o dal gruppo francese degli Il Etait Une Fois (foto sotto).

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Questo perché nel 1979 prende il sopravvento l’idea che il Festival deve soprattutto divertire anche a costo di apparire forzato.

Ed è in questa occasione che il Festival si delinea sempre più come Festival della canzone italiana, e solo italiana, inadatta al mercato estero e che attinge anche dal cabaret, come continuerà a fare in futuro.

Durante la serata finale lo spettacolo è assicurato, più che dalla qualità dei brani o dall’abilità dei conduttori, dai momenti di teatro che alcuni dei finalisti mettono in scena e soprattutto grazie agli ospiti di prestigio ancora una volta chiamati a dare supporto al Festival e che sono diventati una tradizione per tutte le edizioni successive, con un importante battage che preannuncia e anticipa le scelte di ogni anno.

Naturalmente prima di parlare dei protagonisti della manifestazione, ci occupiamo degli ospiti che durante la serata finale si sono intervallati ai 12 finalisti della gara.

Tra gli ospiti, come da scelta della direzione artistica, maggiore spazio viene dato agli attori comici che si prestano alla canzone, come nel caso di PIPPO FRANCO che presenta “Mi scappa la pipì papà”, non prima prova da cantante dell’attore comico, sulla scena da 15 anni, ma il suo primo grande successo. O di GIGI PROIETTI che ripropone lo sketch di “Num me rompe er ca’”, parodia riuscitissima di “Ne me quitte pas” di Jacques Brel.

Tra gli ospiti italiani troviamo:

IVA ZANICCHI, imposta dalla casa discografica RiFi che è la più potente tra quelle che partecipano alla kermesse;

I MATIA BAZAR sono tra gli ospiti in quanto vincitori dell’edizione precedente;

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MIA MARTINI, forte del suo trionfo all’Olympia di Parigi, dove per 3 anni è in cartellone fortemente voluta da Charles Aznavour;

RICCARDO COCCIANTE, che presenta il suo ultimo lavoro, dopo una serie di successi inanellata negli ultimi anni, sia come autore che come interprete;

Gli SCHOLA CANTORUM, che sono presenti in quanto interpreti della sigla del Festival, che interpretano dal vivo nel corso della serata finale.

Gli ospiti stranieri nella serata finale sono meno numerosi, ma perché sono concentrati nello speciale che sarà poi registrato la domenica dopo la finale, per poi riproporlo un mese dopo.

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Sul palco della finale comunque salgono KATE BUSH, DEMIS ROUSSOS e soprattutto TINA TURNER, presente in Italia come ospite fissa del varietà del Sabato sere Luna Park.

Durante la serata speciale, intitolata “Ribalta internazionale” ci saranno Demis Roussos, Tina Turner, gli Chic, Kate Bush, i Matia Bazar, Patty Pravo, i New Trolls, Bob McGlipin e il grandissimo Al Jarreau.

Ma entriamo nel vivo della gara e diamo uno sguardo ai cantanti in gara, notando l’assenza dei grandi esordienti dell’anno precedente, che dopo il lancio, o la conferma, preferiscono muoversi da soli, costruendosi un seguito senza il supporto sanremese, mentre prima essere a Sanremo voleva in realtà vedere riconosciuta la loro stagione di successo.

Guardiamo un po’ di chi si tratta:

MASSIMO ABBATE tenta la strada della musica per seguire le orme di suo padre Mario Abbate, ma non ottiene nessun successo e dopo pochi anni dedicati al tentativo di diventare un cantante professionista abbandona questo sogno. A Sanremo presenta il secondo brano in napoletano, ma almeno questa volta a cantarlo è uno che a Napoli ci vive, non un salentino.

Dopo l’exploit degli anni sessanta e inizio dei settanta, ANTOINE torna a Sanremo interrompendo il suo viaggio in barca che dura da qualche anno e grazie al quale si è dedicato alla nuova professione di scrittore, che gli regala comunque buone soddisfazioni. Arriverà in finale.

Gli AYX sono un gruppo di performers toscani che tra ballerini e cantanti tenta la strada della disco music riuscendo anche ad ottenere un buon successo a cavallo tra gli anni settanta e i primi anni ottanta. A Sanremo si esibiscono in una coreografia interessantissima che purtroppo la RAI non ha mai mandato in onda.. poveri noi..

NICOLETTA BAUCE viene scoperta a metà degli anni settanta e segue un genere a metà tra il raffinato e il popolaresco. A Sanremo arriva portando un brano che, al limite della blasfemia, identifica anche Gesù con un “Grande mago”, ma che si presenta monto interessante grazie ad un arrangiamento ad opera della PFM che rende inspiegabile la sua eliminazione.

ENRICO BERUSCHI si è rivelato in televisione solo un anno prima, dopo molti anni di gavetta, e a Sanremo partecipa con un brano saturo di doppi sensi che gli porta fortuna, facendolo diventare uno dei comici di punta della televisione commerciale.

I CAMALEONTI, ormai da qualche anno sono al palo vedendo il loro ultimo successo ancorato nell’ormai lontano 1973. Il pubblico li vede come uno dei simboli degli anni sessanta, anche se la loro partecipazione al festival 1979, più che quella del 1976, li rendono una presenza costante anche nella discografia degli anni settanta. Torneranno a Sanremo in un tentativo di revival nel 1993.

ENZO CARELLA debutta come cantante anomalo, surreale, legato all’interpretazione dell’assurdo. A Sanremo si fa accompagnare sul palco da ragazze sandwich che sottolineano alcuni versi della sua canzone, che a sorpresa arriva seconda.

Dopo il successo straordinario ottenuto nel 1977 e proseguito nel 1978, i COLLAGE tornano a Sanremo ottenendo un buon successo con LA GENTE PARLA che arriva in finale con il terzo punteggio, fermandosi però in quarta posizione.

FRANCO FANIGLIULO si fa notare nel 1977 sulla scia del teatro canzone che vede in Giorgio Gaber il padre putativo. Carico di surrealismo ed espressività porta a sanremo A ME MI PIACE VIVERE ALLA GRANDE che gli regala un’inattesa quanto strabiliante notorietà.

I fratelli Carlo, Enzo e Pino Romano sono i GRIMM. Come gruppo esordiscono nei locali della capitale. Arrivano a Sanremo attraverso il concorso di Domenica In “Due voci per Sanremo”. Nel loro brano portano un omaggio alle sonorità degli anni sessanta ma lo fanno troppo.

Joelle Mogensen, Richard Dewitte, Serge Koolenn, Lionel Gaillardin, Daniel Shnitzer e Loulou Dronne danno vita al gruppo IL ETAIT UNE FOIS nella prima metà degli anni settanta diventando celeberrimi in Francia dove raggiungono un grandissimo successo nel 1975. Arrivano a Sanremo quando ormai sono verso lo scioglimento (e uno dei musicisti ha già lasciato il gruppo) e non raggiungono la finale.

Kim Brown, Ian Mallett, Graham Johnson e Mick Webley danno vita al progetto KIM & THE CADILLACS dopo la fortunata esperienza, poi conclusasi, dei Renegades. Il motivo del ritorno sulle scene è da rivelarsi soprattutto nella voglia e necessità di calcare l’onda del revival, riuscendo nell’intento.

MARINELLA nasce professionalmente come cabarettista anche se l’esperienza nel gruppo musicale delle Borgia la prepara anche musicalmente. La sua esperienza la vede anche autrice e interprete di un repertorio disimpegnato e leggero che apparentemente si rivolge ai giovanissimi, ma strizza l’occhio su temi attuali tra la politica, il costume e la cronaca. Purtroppo il brano AUTUNNO, CADONO LE PAGINE GIALLE non raggiunge la finale.

GIANNI MOCCHETTI calca i palcoscenici ormai da qualche anno come chitarrista di importanti artisti quali Fabrizio de André e Franco Battiato. Tenta la strada da solista a partire dal 1978, ma non ottiene buoni risultati nonostante le qualità. Negli anni novanta realizza un disco che ha come fil rouge i profeti minori della bibbia – oh my god..

L’autore UMBERTO NAPOLITANO prova ancora a farsi apprezzare anche come interprete dopo aver ormai ottenuto una stella come autore di qualità e spessore. Dopo essere stato eliminato nel 1977 nello scontro diretto con i Santo California, torna a sanremo nel 1979 e raggiunge la finale.

Gli OPERA tornano a Sanremo dopo l’esperienza del 1976. Nati dai Gens, hanno ottenuto maggiore successo come Opera, ma ormai il successo sta scemando e non raggiungono la finale in questa XXIX edizione del Festival.

Mariano Perrella, Gianni Mauro, Anna Rita Pirastu, Gianna Carlotta, Angela Campanelli, Elga Paoli, Vincenzo Polito, Angelo Giordano, Carmen D’Amelia, Sergio Consani e Michele Paulicelli sono i PANDEMONIUM. Un gruppo di attori, musicisti e cantanti che riescono a portare al successo un genere ibrido che unisce il cantautorato (tra loro originariamente c’era anche Amedeo Minghi) all’interpretazione teatrale e surreale. A Sanremo arrivano per la prima volta in gara nel 1979, ma già nel 1978 erano sul palco ad accompagnare l’esibizione di Rino Gaetano, contribuendo al grande successo di Gianna. Nella loro carriera hanno accompagnato sui palcoscenici grandi artisti come Gigi Proietti, Renato Rascel, Gino Bramieri, Gabriella Ferri oppure Oreste Lionello.

LORELLA PESCERELLI è l’unica cantante donna in finale nel Festival di Sanremo 1979 e presenta un brano interessante, originale e di ampio respiro internazionale, tanto che verrà reinterpretato da Patty Pravo in inglese per l’album Munich Album. Lascerà la carriera dopo il matrimonio.

Non ancora diciottenne ROBERTA Voltolini arriva a Sanremo dopo aver vinto il Festival di Castrocaro, ma senza raggiungere la finale. Prova a sfondare partecipando al Festival della musica popolare di Tokyo dove vince il premio della critica, anche se il suo maggiore successo lo otterrà nel 1984.

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CIRO SEBASTIANELLI si ripropone al Festival di Sanremo con un altro brano, al limite del metafisico, ma al contrario del successo ottenuto nel 1978, questa volta non riesce a raggiungere la finale.

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MINO VERGNAGHI arriva a Sanremo dopo una lunga gavetta, spinto anche e soprattutto da Iva Zanicchi che lo vede come una scommessa su cui puntare per la Ri-Fi. Dopo la vittoria la sua vita non è cambiata molto, tanto che nel corso di una candid camera ha l’amara sorpresa di non essere riconosciuto da nessuno come vincitore dell’edizione del 1979 del Festival, ad un solo anno dalla sua affermazione. Dopo aver vissuto a Londra per affinare la sua tecnica, soprattutto autorale, torna e rientra di diritto nell’entourage di Zucchero, diventando suo collaboratore fisso, firmando ad esempio “Di sole e d’azzurro”, portata al successo da Giorgia.

MICHELE VICINO è sulla scena musicale da oltre 10 anni, avendo esordito in un gruppo che lo vedeva insieme Roberto Vecchioni e ad Andrea Lo Vecchio. Autore richiesto e di successo, tenta la strada anche come cantante solista, ma lo stile vecchio e molto legato allo stile di Iglesias, per cui scrive, non lo aiuta affatto.

Naturalmente, aumentando i cantanti in gara, aumentano anche gli aneddoti e le curiosità associate a questa edizione del Festival.

ANEDDOTI E CURIOSITÀ

20 canzoni sono presentate direttamente dalle case discografiche, mentre 800 brani sono inviati da autori indipendenti, tra cui sono selezionati i brani dei Grimm e di Massimo Abbate.

Si anticipa la manifestazione a inizio gennaio (dall’11 al 13) nella speranza che i turisti prolunghino le vacanze natalizie in riviera.

Gianni Ravera sceglie come suo co-organizzatore, più che altro un assistente, Gianni Naso, fondatore dell’associazione italiana DJ, che ha organizzato con successo le manifestazioni musicali invernali.

I ragazzi che hanno contestato e manifestato solo 2 anni prima, si rivelano interessati solo al divertimento, mettendo alle spalle gli impegni politicizzati, come dichiara il TV Sorrisi e Canzoni, nello speciale dedicato al Festival.

L’orchestra è composta da 30 elementi a cui si aggiunge il coro dei 4+4 di Nora Orlandi, diretti da 9 direttori differenti.

La stampa italiana dichiara che “Solo i Giapponesi prendono sul serio il Festival”.

Lorella Pescerelli comincia uno spogliarello sul palco.

Alan Sorrenti si trattiene negli USA facendo saltare la sua ospitata, per solidarietà verso gli Ayx.

MINO VERGNAGHI è contento della vittoria sperando che con la vittoria possa arrivare anche il successo e i soldi che non ha mai avuto

Dopo la vittoria di Israele nell’edizione precedente, la XXIV edizione del concorso Eurovisione della canzone va in scena da Gerusalemme e conta 19 nazioni in gara, con la defezione della Turchia. La polemica, che ogni anno non può prescindere dall’esserci, si rivolge all’esibizione tedesca. Per la prima volta una band tedesca si esibisce in Israele e lo fa con un brano dedicato al Gengis Khan e cantare di un guerriero conquistatore da parte della Germania in territorio Sionista fa storcere il naso a molti, anche se saranno i più applauditi della serata. A vincere per la seconda volta consecutiva sarà il brano presentato da Israele. L’Italia decide di farsi rappresentare dai MATIA BAZAR che portano il brano meno interessante del loro repertorio.

I punteggi della serata finale vedono sul podio Mino Vergnaghi come vincitore, i Camaleonti al secondo posto e Lorella Pescerelli in terza posizione.

Ma questi voti vanno aggiunti a quelli presi durante la prima esibizione e così al secondo posto arriva Enzo Carella, quinto nella serata finale a discapito della Pescerelli che scivola in settima posizione.

Anna Maria Rizzoli apprezza la bella presenza del vincitore che si dice stizzito dai quei cronisti che lo fanno passare per il bello senza cervello, anche se auto gongola nel dire di piacere alle mamme e alle figlie come eventuale marito.

Il secondo posto va ad Enzo Carella per un solo punto rispetto ai Camaleonti.

Guardiamo invece come si sviluppa la serata finale.

Tornano ad aumentare le canzoni in gara non permettendo a tutti di esibirsi in finale, quindi tornano le serate eliminatorie per decidere quali brani vanno avanti a contendersi la vittoria in finale, anche se il punteggio ottenuto durante la prima esibizione contribuisce al punteggio finale, quindi è un po’ già segnato il podio, anche se ci saranno sorprese, come i Camaleonti che pur avendo il sesto punteggio dalle eliminatorie arrivano sul podio scalzando i Collage.

La XXIX edizione del Festival di Sanremo propone al pubblico dei brani strani, differenti da quelli con cui la tradizione sanremese aveva abituato il pubblico, ma purtroppo i più innovativi restano fuori dalla serata finale.

CLASSIFICA FINALE

1. Amare (Piero Finà e Sergio Ortone) Mino Vergnaghi
2. Barbara (Enzo Carella e Pasquale Panella) Enzo Carella
3. Quell’attimo in più (Mario Lavezzi, Oscar Avogadro e Daniele Pace) Camaleonti
4. La gente parla (Antonello De Sanctis, Sandro Di Nardo e Marcello Marrocchi) Collage
5. Sarà un fiore (Daniele Pace, Corrado Conti e Mario Panzeri) Enrico Beruschi
6. A me mi piace vivere alla grande (Oscar Avogadro, Riccardo Borghetti, Franco Fanigliulo e Daniele Pace) Franco Fanigliulo
7. New York (Franco Migliacci e Flavio Paulin) Lorella Pescerelli
8. C’era un’atmosfera (Aldo Stellita e Piero Cassano) Kim & The Cadillacs
9. Bimba mia (Umberto Napolitano) Umberto Napolitano
10. Tu fai schifo sempre (Angelo Giordano, Michele Paulicelli e Gianni Mauro) Pandemonium
11. Nocciolino (Maurizio Piccoli) Antoine
12. Liana (Loreno Lazzarini) Grimm

Non finaliste

– Autunno cadono le pagine gialle (Roberto Ferri e Trombetti) Marinella
– Ayx Disco (Riccardo Galardini) Ayx
– Ciao Barbarella (Ciro Sebastianelli, Daniele Pace e Oscar Avogadro) Ciro Sebastianelli
– Grande mago (Nicoletta Bauce e Roberto Colombo) Nicoletta Bauce
– Il diario dei segreti (Claudio Daiano e Giuseppe Adorno) Opera
– Impazzirò (P. Civello e Basilivan) Il Était une Fois
– In due (G. Belfiore e Michele Vicino) Michele Vicino
– La pioggia, il sole (Daniele Pace e Corrado Conti) Roberta
– Napule cagnarrà (Wanda Montanelli) Massimo Abbate
– Talismano nero (Manipoli e Gianni Mocchetti) Gianni Mocchetti

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7 Risposte

  1. Sante Longo ha detto:

    Comunque io amo autunno cadono le pagine gialle! E anche new York e impazzirò.. pure ayx disco non mi dispiace

  2. Sante Longo ha detto:

    Zeus, ma hai guardato il 78?
    Mancava la tua top 10

  3. Sante Longo ha detto:

    Però il rilancio lo otterrà.. ha solo ritardato. Il brutto è che lo ottiene restando nel passato

  4. lucio voreno ha detto:

    edizione mediocre che azzera il lavoro svolto da Salvetti negli anni precedenti.

  5. bubinoblog ha detto:

    Pareva troppo bello 😀

    Ravera cambia tutto e “distrugge” il lavoro del buon Salvetti

  6. zeus ha detto:

    A livello Musicale per me uno dei Festival più brutti
    Mia Top 10:

    1-La gente parla (Antonello De Sanctis, Sandro Di Nardo e Marcello Marrocchi) Collage
    2-New York (Franco Migliacci e Flavio Paulin) Lorella Pescerelli
    3-Impazzirò (P. Civello e Basilivan) Il Était une Fois
    4-Sarà un fiore (Daniele Pace, Corrado Conti e Mario Panzeri) Enrico Beruschi
    5- Amare (Piero Finà e Sergio Ortone) Mino Vergnaghi
    6- Barbara (Enzo Carella e Pasquale Panella) Enzo Carella
    7-Quell’attimo in più (Mario Lavezzi, Oscar Avogadro e Daniele Pace) Camaleonti
    8-Autunno cadono le pagine gialle (Roberto Ferri e Trombetti) Marinella
    9- C’era un’atmosfera (Aldo Stellita e Piero Cassano) Kim & The Cadillacs
    10- Bimba mia (Umberto Napolitano) Umberto Napolitano

  7. Sante Longo ha detto:

    Dopo il boom del 78, torna il flop