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LA STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO: 1981 – 31° EDIZIONE. ARRIVA IL RILANCIO DEFINITIVO. DEBUTTI ECCELLENTI. NILLA PIZZI (a cura di Sante Longo)

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Claudio Cecchetto presenta il Festival con Nilla Pizzi e Eleonora Vallone

Prima di iniziare con la storia del Festival del 1981, inserendelo in un contesto storico che ne mostra le contraddizioni, credo sia doveroso fare un piccolo excursus di quello che è stato, riassumendo in poche righe i fatti salienti della prima fase della manifestazione, dalla nascita al boom, fino alla decadenza e alla risalita.

Nel 1981 è come dare una nuova linfa, un nuovo battesimo della manifestazione, una netta separazione con il periodo precedente, anche se in linea con il Festival del 1980.

Con l’esordio nel 1951 si ha la nascita di una manifestazione unica nel suo genere, tanto che pian piano tutto il mondo comincia ad imitarla. Nascono i primi divi della musica italiana, che si discostano dal precedente modo di fare musica e diventano personaggi richiesti e invidiati in tutta Europa, riuscendo a centrare l’obiettivo del successo anche oltre oceano. Si impongono nomi come Nilla Pizzi, Claudio Villa, Gino Latilla o Domenico Modugno, che ancora oggi sono riconosciuti tra i più grandi interpreti della nostra tradizione.

Perché è inevitabile, dopo aver creato un evento che diventa appuntamneto imprescindibile, riuscire a dare un volto alla musica tipicamente italiana, associarla a dei nomi rassicuranti.

Dopo aver dato un volto riconoscibile alla musica italiana, ed aver visto il suo primo emulo ottenere il grande successo (Eurofestival), il Festival di Sanremo si prefissa di esportare la musica Italiana, diventando internazionale.

Accanto ai più importanti nomi della nostra discografia, sono presenti nomi memorabili della scena mondiale, che contribuiscono a fare di Sanremo un grande evento seguito in tutto il mondo, con interesse e costanza.

Accanto a nomi già affermati, all’apice della loro carriera, però, si susseguono una serie di nomi nuovi che resteranno indelebili sulla scena: Milva, Tony Renis, Sergio Endrigo, Gigliola Cinquetti, Celentano, Bobby Solo, Little Tony, Lucio Dalla, Caterina Caselli, ecc. ecc.

Tantissimi nomi lanciati dal Festival che resteranno in maniera imperitura nella nostra storia musicale.

Si impongono, grazie all’esperienza sanremese, anche nomi non di primo piano, che si muovono nel dietro le quinte, come autori (Mogol), organizzatori (Ravera), o direttori d’orchestra (Morricone).

Nel corso dei primi 20 anni si sono raggiunti livelli elevatissimi di qualità e di importanza.
Ma, dopo le ingerenze sindacali che si oppongono alla presenza di artisti internazionali prima, e alla doppia esecuzione che toglie il primato ad alcuni nomi, si comincia a perdere smalto e la stampa e la televisione cominciano a disertare la manifestazione.

La crisi si fa nera fino al rischio chiusura.

Fino al 1970, Sanremo ha rappresentato l’unica proposta unicamente musicale della televisione pubblica e nei primi anni Settanta si lascia schiacciare da trasmissioni che, pur esistendo già da qualche anno, iniziano a rappresentare il meglio per il pubblico italiano.

Questo passaggio porta aria di crisi a Sanremo, che si fa sempre più evidente nel 1973, l’ultima edizione “forte”, per vedere quasi la chiusura della manifestazione nel 1975, quando sia i mercati che la televisione rifiutano la kermesse.

Sarà Vittorio Salvetti nel 1976 a prendere in mano le redini del concorso musicale, riuscendo nella difficile impresa di risollevarne le sorti, avvicinandolo alla manifestazione estiva da lui ideata e foriera di soddisfazioni: il Festivalbar.

Tutto è rivoluzionato, dai regolamenti alle esibizioni, si sperimenta l’assenza dell’orchestra, si attinge all’estero per ottenere super ospiti fuori gara, utili per richiamare il pubblico giovane, si chiama nella competizione la novità sia in quanto nome che genere musicale.

È in questo decennio che si arriva a disegnare il percorso definitivo del Festival: Teatro Ariston, ospiti internazionali, big e nuove proposte (aspiranti), comici che coadiuvano la conduzione… praticamente il festival che conosciamo!

Nomi importanti si affermano, e si confermano in questo decennio di crei, dal Nada a Rosanna Fratello, già debuttanti pochi anni prima, passando per i debutti importanti dei Ricchi e Poveri, Gilda Giuliani, Roberto Vecchioni, Drupi, Franco Simone, Riccardo Fogli. I Matia Bazar, Toto Cutugno, Ivano Fossati, Anna Oxa…

E non sono certo stati nominati i grandi nomi che erano già affermati quando sono passati sul palco festivaliero, come Patty Pravo, Ornella Vanoni o Lucio Battisti.

Un’altra grandissima novità, che contribuisce non poco al rilancio del Festival, è l’avvento del colore. Alcune nazioni europee hanno cominciato le emissioni a colori già nel 1969, e l’Italia stessa ha abbandonato le registrazioni in bianco e nero per i programmi in eurovisione, già dai primi anni settanta, ma per il territorio italiano è il Festival di Sanremo la prima trasmissione prodotta in Italia ad andare in onda colorata.

Era doveroso, almeno per me, stilare una sinossi essenziale degli eventi passati, per sottolineare quanto questo nuovo rilancio, questa nuova nascita, sia effettivamente grande.

Prima però di parlare del Festival del 1981, bisogna inserirlo in un quadro storico, politico e sociale, che ne sottolinea le aderenze con la realtà di quel momento, per capire se è specchio fedele della nostra società, o uno specchio deformante, che si dimostra distante per allietare da momenti bui.

La situazione italiana è ancora difficilissima, ricca di eventi tragici, da attentati ad omicidi, ad opera di grupopi estremisti di destra o di sinistra.

Il popolo è chiamato a dare la sua opinione su argomenti differenti, come ad esempio l’aborto, argomento di due referendum opposti tra loro, che fanno riferimento alla legge che determina il regolamneto in merito all’interruzione di gravidanza. Due referendum tra l’altro proposti da due fazioni opposte: ProVita e i Radicali.

Importante per la storia della musica è la nascita del walkman. Moltissime esagerazioni vengono costruite attorno a questa evoluzione tecnologica, ma effettivamente centrano il punto: portano ad una alienazione e ad un distacco dalla realtà.

In questo contesto, difficile e drammatico, viene costruito un altro Festival di puro intrattenimento, con nomi eccellenti, debutti memorabili e soprattutto il ritorno della musica di qualità.

Finalmente a Sanremo il percorso di rinascita è completato.

Dopo i tre anni di Salvetti e il biennio Ravera che ha introdotto lo spettacolo negli anni Ottanta, finalmente il Festival torna grande. Salvetti era riuscito a ridestare l’interesse da parte dei giovani chiamando gli ospiti stranieri e portando eccellenti debutti, Ravera ha riportato i big in gara facendo sì che le vendite tornassero elevatissime (cosa tra l’altro già vera nel 1978).

Il segno di questa rinascita l’abbiamo anche nel fatto che la RAI torna a trasmettere tutte le serate in diretta, cosa che non avveniva da almeno un decennio. Ma bisogna tener conto del fatto che il Festival è tornato l’unico evento musicale che propone debutti ed inediti, mentre l’altro evento musicale, il Festivalbar, premia brani già di successo, talora provenienti proprio da Sanremo.

Come già sperimentato nel 1974, e confermato nel 1980, i cantanti in gara si dividono in due gruppi, anche se aumentano i cantanti con diritto di accesso alla finale, gruppo B, passando da 10 a 12.

Ma a questo aumento corrisponde una diminuzione del numero dei componenti del gruppo A da 20 a 16, per far si che la metà acceda alla serata finale.

Tra i debutti del gruppo A troviamo nomi che poi diventeranno importantissimi per la scena italiana, come Luca Barbarossa, Fiorella Mannoia, Eduardo de Crescenzo (foto sotto) e Michele Zarrillo, mentre sorprende la retrocessione dopo 15 anni di carriera e grandi successi di Orietta Berti, che riesce a raggiungere la finale, e di Umberto Napolitano e degli Opera, per far spazio tra i big di gruppi stranieri che il successo lo cercano, invece di consolidarlo, partecipando al Festival.

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A presentare il Festival viene chiamata ELEONORA VALLONE, che dopo aver esordito sulla scena nazionale come pittrice, si è fatta conoscere dal pubblico in qualità di attrice, e arriva a Sanremo forte della sua “emozionalità” che l’aiuta tanto quanto la danneggia. Oltre a lei, per la seconda volta, nella conduzione ufficiale troviamo CLAUDIO CECCHETTO che è il maggior esperto nell’ambito delle trasmissioni musicali.

Accanto a loro è chiamata la prima vincitrice del Festival, NILLA PIZZI, che mancava dal palco del Festival dalla sua ultima partecipazione nel 1960, per quanto fosse stata invitata più volte per le operazioni di revival, commemorazioni e celebrazioni. Nilla Pizzi sarà un’ottima padrona di casa, perfettamente a fuoco sul palco dell’Ariston, e riuscirà a non far rimpiangere l’assenza di personaggi dello stesso spessore di Benigni, seppure la serata finale prevedesse la presenza di Massimo Troisi.

Il regolamento del XXXI Festival di Sanremo non differisce molto da quello dell’anno precedente, tranne per il numero delle canzoni in gara che passa da 30 a 28.
Così come cambia la composizione delle canzoni ammesse in finale, che passa da 10 del gruppo B e 10 del gruppo A, a 12 del gruppo B e 8 del gruppo A.

Come nel 1980, si decide di premiare anche la rivelazione dell’anno, decisa da una commissione scelta e nota, mentre le giurie continuano ad essere segrete, dislocate, e per qualcuno inesistenti.

La scelta di chiamare Nilla Pizzi alla conduzione è vista positivamente anche dai giovani, che vedono in questo un ulteriore motivo di ammirazione.

A Sanremo tornano di diritto i vincitori del Festival di Castrocaro, per la prima volta in gara con i brani che hanno presentato già in quell’occasione, ben 4 mesi prima, senza però che qualcuno contesti l’assenza del requisito di inedito.

La RAI decide di mandare in onda tutte le serate del Festival, e questo permette di poter vedere una parterre di ospiti anche in serate diverse dalla finale, così già nel corso della prima serata troviamo nomi importanti come Barry White o la polemica legata alle intemperanze dei Bad Manners il cui cantante mostra le chiappe nude al pubblico.

Ma la polemica legata a questo episodio si dimentica facilmente offuscata dalla bufera che scuote l’Ariston a causa di quello che avviene all’interno del gruppo dei Ricchi e Poveri.

A 10 anni dall’esordio, dopo grandissimi successi, i RICCHI E POVERI sono al centro di una bufera che li vede cambiare la composizione della loro formazione ufficiale nel corso del Festival stesso.

Durante la prima esibizione vanno in scena in tre, senza la bionda Marina Occhiena, che è fuori a causa di un problema di salute.

Ma visto il potenziale successo del brano la Occhiena si rivolge al Tribunale per poter essere reintegrata immediatamente nel gruppo in tempo per l’esibizione della serata finale.

Naturalmente l’assenza di un numero sufficiente di prove non la vede in sintonia con gli altri componenti del gruppo e soprattutto le permetterebbero di poter far parte vocalmente dell’esecuzione del brano solo nelle parti corali, proprio come i coristi ai tempi dell’orchestra. Durante la giornata del sabato i 4 componenti del gruppo vocale si mettono d’accordo per un rimborso pecuniario e l’allontanamento definitivo della Occhiena dalla formazione.

Una variazione importantissima per uno dei gruppi vocali più importanti della tradizione italiana. Uno stravolgimento pieno che porta anche le scelte musicali a modificarsi, diventando più leggere.

Apparentemente non ci sarebbe una motivazione valida per questa separazione, non consensuale, ma in maniera ufficiosa la motivazione risiede in atteggiamenti scorretti della bionda.

Le riviste di gossip dicevano che la Occhiena avesse rubato il fidanzato alla brunetta, che si sarebbe così vendicata facendola fuori dal gruppo. Roba che la farfallina di Belen è roba da scuola elementare.

NAZIONALPOPOLARE è la parola d’ordine per questa edizione del Festival, quello a cui Gianni Ravera punt,a cercando di raggiungere tutti i pubblici. Non tutto quello che è popolare è anche nazionale, e non tutto quello che è nazionale è anche popolare.

Con il Nazional-Popolare si punta a essere parte della vita quotidiana e ad essere apprezzato e amato dai più. Il populismo prende piede e per arrivare un po’ a tutti, si va a ridurre la sperimentazione, anche se non ancora a scapito della qualità.

Per fare dei paragoni, il Festival di Napoli è molto popolare, ma non è diffuso sul territorio nazionale; il Teatro dell’Opera è diffuso su tutta la penisola, ma ha un pubblico d’elite..
Il Festival di Sanremo è invece un evento nazionale, andando sulla rete pubblica ed è anche molto popolare.. ecco spiegato quello a cui Ravera punta e verso cui si specializzerà Pippo Baudo nei primi anni Novanta.

La serata finale è caratterizzata da un ritmo incalzante e da un bello spettacolo dato da un perfetto connubio tra le canzoni in gara e gli ospiti fuori gara.

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La presenza di Milva, di Charles Aznavour e di Alberto Sordi, porta verso il teatro e un determinato tipo di pubblico, ma la presenza dei Dire Straits (foto sopra) riunisce tutti i pensieri in un’esibizione quasi perfetta, che però porta anche lo spettro del playback, già sperimentato in passato tra gli ospiti, non senza polemiche e che, già nel 1982, sarà un’opportunità anche per i cantanti in gara.

Tutte le canzoni premiate sono parte del gruppo B e vede l’ex Equipe 84 Dario Baldan Bembo in terza posizione dopo un decennio di successi indiscussi come autore, mentre seconda classificata è Loretta Goggi, già stella affermata del varietà RAI, che ottiene così il primo successo che non sia anche una sigla televisiva.

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A vincere sarà ALICE con un brano sicuramente bello, ma di difficile ascolto, che, a causa del fatto che sia una proposta intellettuale di successo, si vede ostracizzata dalla stampa.
La vittoria di Alice porta ad una vera rivoluzione.

Una proposta intellettuale, che porta la firma di Franco Battiato, era impensabile che si imponesse anche solo l’anno prima.

Ma è soprattutto una vittoria per l’interprete, che cambia casa discografica, perchè si sentiva sminuita dalla CGD che, a sua detta, puntava quasi esclusivamente sulle sue evidenti qualità estetiche.

Anche nel 1981, durante la serata del sabato, una buona parte del tempo era destinata alla partecipazione di un comico, non come conduttore che si lascia andare ai monologhi, ma direttamente come ospite, come avviene ormai da fine anni ottanta, con regolarità.

La scelta cade su MASSIMO TROISI, a cui vanno dati tre spazi in cui decide di parlare di politica, religione e del terremoto, ma la dirigenza RAI decide di imporsi riducendo le uscite da tre a una e cambiando l’argomento di intervento, ponendo la censura proprio su quegli argomenti su cui Troisi aveva costruito la sua presenza sanremese. Naturalmente Troisi, da vero professionista, e da persona che crede in quello che fa e non lavora solo per il compenso, ha deciso di non entrare in scena (il presente storico vuole solo sottolineare che, almeno per me, non è mai morto).

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Durante la serata finale del Festival, CLAUDIO CECCHETTO presenta la sua GIOCA JOUER, che diventerà un tormentone capace di resistere al tempo. Aveva chiesto più volte che fosse utilizzata come sigla, ma gli organizzatori rifiutano questo onore ad una canzonetta di questa stregua.

Prima della premiazione ufficiale, viene decretato il vincitore della sezione Aspiranti.
Non colui che è più in alto nella graduatoria finale, ma chi invece si è messo maggiormente in evidenza secondo la stampa e la critica, con l’aiuto di una commissione preposta poi a scegliere tra i nomi che questi forniscono.

La Giuria è composta da Giancarlo Giannini, Sergio Leone, Ugo Tognazzi, Eleonora Giorgi e Alberto Sordi, nessuno competente in materia, e decide l’assegnazione del premio come rivelazione dell’anno, che va ad EDUARDO DE CRESCENZO con ANCORA.

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L’edizione del 1981 apre le porte ad una produzione italiana a metà strada tra la sperimentazione e la conservazione. La melodia, tipicamente italiana, si rafforza sempre più, ma si veste di modernità, bocciando chiunque si faccia portatore della tradizione ferma in se stessa, ma allo stesso tempo pone le radici in un terreno che spesso si rivela arido verso ogni tipo di evoluzione “sanremofuga”, ma si sa, già dal 1954 si cantava che a Sanremo le canzoni erano tutte sulla stessa scia e nel 1978 Rino Gaetano dichiarò ironicamente che Tenco si è suicidato per noia..

Perché dare ragione a tutto ciò che lo fa notare, cambiando realmente? Ma qualcosa di nuovo c’è! Ogni anno, in ogni edizione, almeno un brano rappresenta la novità che sia il genere musicale o il nome dell’interprete.

Proprio pensando a questo, concentrandoci sulla necessità di essere trasversali e NazionalPopolari, oltre che alla missione tacita di lanciare nomi nuovi, guardiamo i protagonisti delle tre serate.

Il gruppo B, quello dei campioni in gara, è composto da 12 nomi, 2 in più dell’anno precedente, ha la finale assicurata e quindi durante le due serate eliminatorie non vengono votate. Vediamo chi lo componeva.

ALICE esordisce a Sanremo nel 1972, facendosi conoscere come interprete delicata e raffinata. Pur vincendo il Festival di Venezia non riesce a raggiungere il successo. Negli anni settanta tenta la strada dell’evoluzione cambiando nome, ma è nel 1980 che conosce il grande successo grazie ad una collaborazione con Franco Battiato, che punta sulle sue doti interpretative, più che su quelle estetiche che l’hanno vista interprete di brani di mediocre validità qualitativa fino a quel momento. Arriva a Sanremo come favorita perchè rappresenta la novità, la musica d’autore, l’intellettuale che si fa popolare. I pronostici vengono rispettati, ponendo lei e Battiato nel gotha della musica d’autore italiana ed europea.

DARIO BALDAN BEMBO arriva a Sanremo dopo l’esperienza con i Quelli, negli anni sessanta, e con l’Equipe 84 nei primi anni settanta. Ma la sua attività si sviluppa soprattutto come autore di successo per tutti gli anni settanta, firmando per esempio “Minuetto” e “Piccolo Uomo” per Mia Martini o i brani di maggior successo dei Daniel Sentacruz Ensemble e di Renato Zero. Grazie a questi successi indiscutibili è inserito nel gruppo B e si piazza terzo sul podio.

GIANNI BELLA negli anni settanta si fa conoscere come uno degli autori di maggiore successo ed impatto melodico e, se avesse partecipato a Sanremo in quegli anni, avrebbe stravinto, ma preferì concentrare le forze sulla scrittura. La collaborazione con Bigazzi prima, e con Mogol dopo, lo portano a provare la strada da solista che riesce bene nell’obiettivo, grazie soprattutto alla teatralità dell’interpretazione e alla sensibilità vocale che riesce a dare un senso sempre centrato a tutto ciò che canta. Negli anni ottanta, dopo l’ottima prova sanremese, premiata più dal mercato che dalle giurie, torna a scrivere pezzi che portano al successo molti giovani e confermano la sorella Marcella tra le voci più interessanti del panorama italiano. Tornerà a Sanremo nel 1990.

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Il duo CARMEN & THOMPSON, composto da Phil Carmen e Mike Thompson, si dedica alla musica diplomandosi al conservatorio di Montreal, di cui sono originari. Da soli non sfiorano nemmeno l’idea di provare a sfondare, ma raggiungono il successo nel 1980 dopo aver deciso di trasferirsi in Svizzera, a Lucerna, in cui hanno fondato una sala di registrazione in cui registrano i loro primi successi. Sinceramente non capisco per quale motivo siano stati inseriti nel gruppo B, mentre cantanti affermati come Orietta Berti, gli Opera o Enzo Malepasso (secondo nell’edizione precedente) abbiano dovuto gareggiare per un posto in finale. Sarà che sono tra i pochi stranieri che partecipano ancora al Festival di Sanremo.

I COLLAGE si fanno conoscere dal grande pubblico con la partecipazione, e il secondo posto raggiunto, a sanremo 1977, anche se hanno debuttato nel 1974. Dal 1977 in poi hanno inanellato una serie di successi che, grazie alle atmosfere teen-erotiche, li confermano tra i protagonisti della scena. Figuarano bene anche nel 1981, dopo un ottimo quarto posto nel 1980. Torneranno a sanremo nel 1984 con una sorpresa paradossale.

LORETTA GOGGI debutta da adolescente come attrice in numerosi sceneggiati, alcuni anche di molto successo. Nel corso degli anni settanta la sua verve ironica prende il sopravvento, ponendola come stella indiscussa del varietà accanto a nomi come Mina e Raffaella Carrà, che lei imita magistralmente mostrando doti canore inusuali per una intrattenitrice, e capacità critica sopra la media. Dopo aver inciso numerosissime sigle televisive, tutte di grande successo, arriva a Sanremo con il primo brano lontano da quel mondo, ed è un nuovo centro: MALEDETTA PRIMAVERA diventa un classico e le vale il secondo posto a Sanremo, distanziata dalla vincitrice per soli 36 voti. A Sanremo ci tornerà nel 1986, ma da conduttrice, seconda volta per una donna (non nel ruolo di valletta) nella storia del Festival. Povera Loretta, oggi in televisione riesce a fare solo la giurata al Tale e quale show.

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MARCELLA (Marcella Bella) torna a Sanremo dopo il debutto nel 1972. Per tutti gli anni Settanta ha visto crescere la sua immagine e ha collezionato successi uno dietro l’altro essendo anche invitata a Sanremo come ospite fuori gara. Negli anni Ottanta punta sulla sua estetica, associandola alle già comprovate abilità vocali e interpretative, e si presenta come cantante sexy, riuscendo ad essere credibile grazie anche ai brani che in questo periodo la portano sulla cresta dell’onda. Tornerà a Sanremo nel 1986.

LEANO MORELLI torna a Sanremo dopo una svolta rivolta verso un rock melodico che lo porta ad ottenere buoni riscontri. ANGELA, brano sanremese del 1981, è il punto più alto dal punto di vista qualitativo della sua carriera, pur non raggiungendo il successi di altri brani. Nel 1984 incide il suo ultimo lavoro che si rivela un totale insuccesso. Continua a cantare e suonare, ma sui palcoscenici di provincia.

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I PASSENGERS, inspiegabilmente tra i finalisti assicurati dell’edizione del 1981 del Festival di Sanremo, nascono dall’unione di due modelle, Mary Shay Collen ed Elwanda Contreras, con due musicisti, Kim Arena (catanese che ha partecipato anche al Cantagiro del 1968) e Chuck Rolando. Conoscono il successo soprattutto con “The lion sleeps tonight”.

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STERLING SAINT JACQUES comincia la sua carriera come modello e partecipa anche ad alcuni film in ruoli minori. Arrivato in Italia, sfruttano la sua bellezza indiscussa e indiscutibile in numerose trasmissioni televisive e, come succede spesso, tentano di piazzarlo in ogni ambito dello spettacolo. Arriva a Sanremo ed è inserito di diritto in finale con una canzoncina dimenticabilissima.

Dopo 10 anni di carriera e 6 partecipazioni sanremesi, i RICCHI E POVERI vedono rivoluzionata la formazione rinunciando alla presenza di Marina Occhiena. Arrivano quinti con un brano scritto da Pupo e che vale per loro il primo vero successo internazionale, che li vede primi nelle classifiche francesi, spagnole, tedesche, oltre che italiane. Con il cambio di formazione cambiano anche casa discografica e approdano alla Baby Records di Naggiar che li porterà ad un successo strepitoso.

Dopo il ritrovato affetto del pubblico e il successo del 1980, BOBBY SOLO torna a Sanremo con “Non Posso Perderti”, che si rivela essere una delle canzoni di maggior successo dell’anno, e la quarta più venduta dell’edizione del Festival. Tornerà ancora l’anno dopo.. ma prima o poi ce lo leveremo di torno.

Tra i campioni abbiamo dunque visto dei cantanti che più che confermare la loro grandezza, sono importi dalle case discografiche, mentre tra i possibili eliminati abbiamo nomi che sono stati davvero importanti.

Guardiamo un po’ chi sono gli aspiranti.

PAOLO BARABANI viene anche lui dall’esperienza in un complesso durante gli anni settanta (le Orme) e tra la fine degli anni settanta e il 1980 è autore di brani di successo per Pupo. Questo non basta per vederlo in finale e così gareggia tra gli aspiranti del gruppo A, Riuscendo a raggiungere la finale con un brano sulla passione di Cristo, ma la sua carriera vede la sua parabola già discendente a distanza di solo un anno. Dopo di che si trasferisce in Brasile con sua moglie.

LUCA BARBAROSSA a nemmeno 20 anni è il più giovani tra i finalisti a Sanremo, a cui è arrivato grazie alla vittoria, ad ottobre, del Festival di Castrocaro nel girone cantautori. A Castrocaro vince con lo stesso brano che a Sanremo lo vede quarto a solo 70 punti dal podio, ma nessuno obietta per l’assenza del requisito di originalità del brano che risulta non essere inedito. Grazie al successo sanremese si afferma e per i successivi 15 anni rappresenta una certezza per la scena cantautorale italiana. Tornerà a Sanremo nel 1986.

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Dopo 15 anni di successi ORIETTA BERTI torna a Sanremo retrocessa nella categoria A solo a causa del fatto che nell’ultimo periodo non ha mantenuto elevata la sua notorietà. Porta un pezzo scritto da Bruno Lauzi, che in questo periodo si è specializzato in brani per l’infanzia, e raggiunge la finale accompagnata da un coro di bambini, tra cui anche lo stesso di “mi scappa la pipì”.. la canzone però è un po’ uno scempio ed è grazie a questa che secondo me Orietta Berti ha perso la credibilità come cantante nonostante le sue indiscutibili qualità.

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JO’ CHIARELLO inizia la sua carriera vincendo un concorso di bellezza a 16 anni, nel 1979, e subito viene presa sotto l’egida di Franco Califano. Raggiunge il Festival di Sanremo tra gli aspiranti con un brano che parla di impotenza e con uno stile interpretativo che la avvicina agli insegnamenti delle nuove tendenze, ma non raggiunge la finale. Continuerà a cantare e nel 1988 vincerà “Un disco per l’estate” tornando a sanremo nel 1989.

EDUARDO DE CRESCENZO debutta da bambino ad appena tre anni, in un concorso al teatro Argentina di Roma. Questa sua esperienza infantile lo porta a dedicarsi con costanza alla musica e si diploma al conservatorio di Napoli dove comincia anche ad esibirsi in un gruppo locale fino al 1978, quando incide il suo primo singolo da solista. Durante il festival del 1981 la sua esibizione è la più applaudita e, se fosse stato per la stampa e la critica di settore sarebbe stato lui il vincitore della kermesse, ma si accontenta di un pur dignitoso premio come rivelazione dell’anno.

FRANCO FASANO debutta a Sanremo, tra gli aspiranti a meno di vent’anni, e propone un repertorio che lo avvicina come stile interpretativo e genere a quello che ha reso famoso Gianni Morandi negli anni sessanta. Non riesce a superare l’ostacolo delle eliminatorie e per tutti gli anni ottanta rimane ai margini interpretativi diventando però uno degli autori più richiesti ottenendo grande successo. tornerà a Sanremo nel 1989 tra le nuove proposte, cambiando genere e look.

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TOM HOOKER è l’unico straniero a non gareggiare nel gruppo B al Festival di Sanremo. Campione di pattinaggio a rotelle, si esibisce in una coreografia sui pattini, ma questo non gli vale la finale. Negli anni ottanta sarà spesso in classifica con brani dance e nel 2011 sarà al centro di una polemica che lo vede protagonista. All’Isola dei Famosi DEN HARROW, modello italiano prestato alla musica negli anni Ottanta e campione di vendita, rivela di non essere lui la voce che gli ha regalato il successo. Sarà poi Tom Hooker a dichiarare di essere lui l’interprete originario e penso “a sto punto poteva cantarle lui, tanto era già un cantante dance di successo e secondo me è anche più sexy di Den Harrow”.

ENZO MALEPASSO, dopo il successo del 1980 che lo vede arrivare secondo alle spalle di Toto Cutugno, torna a Sanremo, ma non si vede confermato nel Gruppo B e la sua canzone non raggiunge la finale. Con questo insuccesso decide di porre fine alla sua parentesi come interprete per continuare a dedicarsi al suo amore per la composizione e la scrittura diventando autore di successo. A Sanremo la sua carriera seguirà per un periodo quella di Fiordaliso, regalandole il successo internazionale.

FIORELLA MANNOIA debutta quattordicenne al Festival di Castrocaro, dove però non riesce ad imporsi, e continua a seguire il sogno della musica partecipando anche a Un disco per l’estate, ma non riesce a raggiungere il successo. Si dedica così al ruolo di controfigura a cinecittà fino a quando la partecipazione ad un brano di Pierangelo Bertoli la porta nuovamente nel mondo della musica. Dopo questa collaborazione arriva il Festival di Sanremo, dove partecipa nel gruppo A raggiungendo la finale con un brano schietto e difficile. Tornerà a Sanremo nel 1984 cominciando a legare il suo nome a quelli dei più importanti autori italiani.

Dopo l’esperienza del 1979, MARINELLA torna a Sanremo con un brano meno surreale e rivolto ad un pubblico infantile, anche se il testo è polemico verso la situazione politica e sociale. Questa volta raggiunge la finale. Dopo l’esperienza sanremese diventa sempre più riferimento dei bambini incidendo la sigla di BIM BUM BAM, ma per le sigle dei cartoni animati le viene preferita Cristina D’avena.

DOMENICO MATTIA, bitontino trasferito a Milano, comincia la sua carriera come animatore e cantante nei locali che gestisce fin quando nel 1980 tenta la strada discografica arrivando a Sanremo dove però non riscuote la soddisfazione che meriterebbe. Prova a restare nel mondo della musica, ma un secondo tonfo lo porta ad abbandonare la velleità e a tornare alla gestione dei suoi locali.

UMBERTO NAPOLITANO torna a Sanremo nella categoria degli aspiranti nonostante il successo ottenuto come autore (ha scritto per Caterina Caselli, Rita Pavone, Gilda Giuliani, Antoine…) e dopo già un lustro in cui si fa conoscere come interprete. Non raggiunge la finale e decide di abbandonare il ruolo di interprete per dedicarsi solo al lavoro di autore.

SEBASTIANO OCCHINO arriva a Sanremo dopo una gavetta come animatore. Insegnante di matematica e scienze alle scuole medie, non riesce a raggiungere il successo come cantante e torna così al suo primo lavoro, e ottiene la promozione a direttore di un museo multimediale di storia della Trinacria.

Dopo la vittoria del concorso a squadre nel 1976 e la partecipazione a Sanremo 1979, gli OPERA vedono la loro formazione rivoluzionata e tornano a giocarsi l’accesso alla finale partendo dal gruppo A. Antonello Barillà (unico proveniente dalla formazione precedente), Vanni Comotti, Lele Bellin, Mario Lambiase e Mario Violanti ripartono da zero ma non riescono a raggiungere il successo che hanno conosciuto negli anni settanta.

STEFANO TOSI esordisce a metà degli anni settanta con un repertorio surreale e ironico che prosegue anche negli anni ottanta. A Sanremo partecipa con la stessa canzone che l’ha visto vincere nella categoria interpreti a Castrocaro e con quella raggiunge la finale.

MICHELE ZARRILLO debutta quindicenne come cantante del gruppo fondato dal fratello e che offre un repertorio rock progressive (i Semiramis). Dopo l’esperienza conclusa nel 1974 comincia a scrivere canzoni e a 19 anni partecipa come autore a sanremo firmando la canzone che porta Daniela Davoli. Arriva a Sanremo nel 1981, a 23 anni, e partito dal gruppo A raggiunge la finale aggiudicandosi un ottimo ottavo posto e comparendo anche nelle classifiche di vendita. per michele zarrillo comincia così un lungo percorso che da 30 anni lo vede protagonista della scena melodica italiana.

Importanti anche gli ospiti.

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Charles Aznavour, uno dei più importanti nomi dello spettacolo mondiale, stella di prima grandezza sulla scena musicale francese, attore di successo e apprezzato dalla critica e padrone di casa dell’Olympia di Parigi, in cui per oltre 2 anni ha ospitato la grandissima Mia Martini, contribuendo a renderla una star internazionale.

ALBERTO SORDI che nel corso della serata finale si esibisce cantando “E va’ e va’”, più nota come “te c’hanno mai mannato a quel paese” ottenendo un’ovazione da parte del pubblico in sale e un successo inaspettato anche sul mercato.

BAD MANNERS che si esibiscono sia nel corso della prima serata che in finale. Alla fine dell’esibizione, dopo aver cantato “Lorraine”, il cantante e front man del gruppo si abbassa i pantaloni e le mutande mostrando le chiappe alle telecamere.

BARRY WHITE, per la seconda volta sul palco di sanremo

LANDO BUZZANCA, che dopo il successo ottenuto in passato da Nino Manfredi e nelle edizioni più recenti da Pippo Franco, tenta di sfondare anche lui sulla scena della musica demenziale, ma fa un buco nell’acqua.

DARYL HALL & JOHN OATES, duo statunitense in attività da oltre dieci anni, ma che ha raggunto il successo internazionale proprio a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta.

DIRE STRAITS gruppo nato nel 1976 e che vede al suo interno il batterista dei Primitives, il gruppo beat che Mal vedeva come un peso per il suo successo individuale. Durante l’ospitata a sanremo presentano due dei capisaldi della loro produzione: TUNNEL OF LOVE e ROMEO AND JULIET.

I GUFI, formazione ironica che già negli anni sessanta univa il cabaret alla musica essendo tra i promotori del genere demenziale. Tra loro troviamo Nanni Svampa, notissimo anche per tutti gli anni settanta e ottanta che gestisce la reunion in occasione del Festival di Sanremo

MARIO MEROLA che porta sul palco dell’Ariston i toni tipici della sceneggiata napoletana che con lui ha ritrovato una nuova vita.

MILVA che interpreterà un brano scritto per lei da Enzo Jannacci: LA ROSSA. In questa sua esibizione mette tutta la carica interpretativa che ha acquisito sui palchi teatrali accanto al maestro Strehler, grazie anche ai testi di Brecht che per un decennio ha portato sui palcoscenici di tutta Europa.

LIO, bellissima cantante Belga di origini portoghesi, che non può sicuramente contare sulla voce. Ma per fortuna la canzone che propone, ai vertici di tutte le classifiche europee, non ne ha bisogno..

ROBERT PALMER e il pianista STEVEN SCHLAKS.

Con il ritorno del successo, dei nomi importanti e degli ospiti, gli aneddoti non saranno pochi.

ANEDDOTI E CURIOSITÀ

SARÀ PERCHÉ TI AMO, scritta da Pupo e portata in gara dai RICCHI E POVERI, diventa il più grande successo del gruppo e arriva prima nelle classifiche di tutta Europa. Col senno di poi l’aver allontanato Marina Occhiena ha contribuito a dare una struttura armonica differente e più apprezzata dal pubblico degli anni Ottanta.

Stefano Tosi si esibisce fingendo di suonare una chitarra elettrica.

La Siglia del Festival è “Colombina” dei Rondè veneziano, che sono sotto contratto con la NAGGIAR, che sarà la più influente casa discografica italiana nel corso di tutti gli anni ottanta.

Prima dell’allontanamento ufficiale e definitivo della Occhiena durante il Festival, l’assenza della Occhiena porta ad un toto nomi fantasioso, andando a prendere come sostituta ufficiale Lucia Mannucci, del Quartetto Cetra.

Orietta Berti è accompagnata sul palco dal coro di voci bianche “Banda Orsetti”, tra cui anche il bambino che cantava 2 anni prima “Mi scappa la pipì“.

Tra i giornalisti inviati a Sanremo c’è chi lo definisce “un Festival anni Cinquanta pitturato di modernismo, dove la trasgressione è innocua, istituzionalizata e metabolizzata.”

Sterling Saint Jacques è spesso visto in giro con un levriero a cui fa indossare una giacca di velluto rosso, identica alla sua.

Quando Cecchetto presenta il “Gioca Jouer” si fa accompagnare da un gruppo di ballerini, tra cui Sandy Marton.

Durante l’esibizione di Barabani in finale, un figurante recitaun verso dal Valngelo di Matteo, dicendo nel megafono: “Ed il sangue suo ricada sulla nostra gente”.

Tra gli ospiti annunciati durante la serata finale c’è anche Telly Savalas, in noto Tenente Kojak, impossiitato ad essere presente per una frattura alla spalla.

Il quotidiano Il Giorno, posta il contenuto di una telefonata tra Vecchioni e Venditti, durante la quale Vecchioni dice la sua sulle proposte festivaliere.

Divertente è ciò che ne viene fuori:

RV – Secondo te qual è la canzone più brutta?
AV – Per Alice.
RV – Per Elisa, Alice è la cantante.
AV – Ma non si chiama Carla Bissi?
RV – sì, ma è in incognita.
AV – perché?
RV – per la vergogna.

Dall’Irlanda va in scena la XXVI edizione dell’Eurovision Song Contest che per la prima volta non vede l’Italia tra le nazioni in gara, ufficialmente per prendere le distanze dalla qualità dei brani che partecipano alla competizione europea, spesso di livello mediocre a detta dei dirigenti RAI, ma in realtà per via dei risultati non soddisfacenti raggiunti negli ultimi anni.

Al ritiro dalla competizione dell’Italia si contrappone il debutto di Cipro che esordisce nella competizione europea con un ottimo sesto posto. A vincere sarà un gruppo creato appositamente per partecipare alla manifestazione e che rappresenta il primo esempio di complesso costruito per il mercato (come saranno le Spice Girls o gli One Direction) per cui il Regno Unito è specializzato. Il progetto riscuote successo e non si limita alla partecipazione con relativa vittoria all’ESC, ma inizia una carriera ricca di soddisfazioni fino agli anni novanta, per poi continuare a cantare pur con molto meno successo.

L’esibizione dei Bucks Fizz regala alla manifestazione europea quella che poi diventerà una costante: una coreografia che accompagna il brano e che spesso ne decreta il successo.

Manca solo un ultimo passo, prima di salutarci.

CLASSIFICA FINALE DELLA 31° EDIZIONE DEL FESTIVAL DI SANREMO

1 Per Elisa (Carla Bissi, Franco Battiato e Giusto Pio) Alice
2 Maledetta Primavera (Paolo Amerigo Cassella e Totò Savio) Loretta Goggi
3 Tu cosa fai stasera? (Paolo Amerigo Cassella e Dario Baldan Bembo) Dario Baldan Bembo
4 Roma spogliata (Luca Barbarossa) Luca Barbarossa
5 Sarà perché ti amo (Enzo Ghinazzi, Daniele Pace e Dario Farina) Ricchi e Poveri
6 Hop hop somarello (Paolo Barabani, Enzo Ghinazzi e Gian Piero Reverberi) Paolo Barabani
7 Ma chi te lo fa fare (Vito Pallavicini e Gian Pietro Felisatti) Marinella
8 Su quel pianeta libero (Michele Zarrillo, Totò Savio e Paolo Amerigo Cassella) Michele Zarrillo
9 Pensa per te (Giancarlo Bigazzi e Gianni Bella) Marcella
10 Midnight (G. Arena e Angelo Piccareta) Passengers

F Ancora (Franco Migliacci e Claudio Mattone) Eduardo De Crescenzo
F Angela (Manrico Mologni e Leano Morelli) Leano Morelli
F La barca non va più (Bruno Lauzi e Pippo Caruso) Orietta Berti
F Blue (Tutto è blu) (Pier Michele Bozzetti e Giuseppe Bozzetti, Vitaliano Caruso) Sterling Saint-Jacques
F Caffè nero bollente (Mimmo Cavallo e Rosario De Cola) Fiorella Mannoia
F Follow Me (Se amore vuoi) (L. Angeleri, C. Thompson e P. Carmen) Carmen & Thompson
F Io mi… (C. D’Apruzzo, M. Filistrucchi, Stefano Tosi Innocenti) Stefano Tosi
F Non posso perderti (Danilo Ciotti e Roberto Satti) Bobby Solo
F Questo amore non si tocca (Giancarlo Bigazzi e Gianni Bella) Gianni Bella
F I ragazzi che si amano (Claudio Daiano, Angelo Valsiglio e Paolo Masala) Collage

NF Amore mio (Depsa e Enzo Malepasso) Enzo Malepasso
NF Bianca stella (Sebastiano Occhino e Luigi Albertelli) Sebastiano Occhino
NF Che brutto affare (Franco Califano e Angelo Varano) Jò Chiarello
NF Guerriero (Antonello Barilà) Gli Opera
NF Mille volte ti amo (Umberto Napolitano) Umberto Napolitano
NF Toccami (Renato Brioschi e M. Chiodi) Tom Hooker
NF Tulilemble (Gian Pietro Felisatti) Domenico Mattia
NF Un’isola alle Hawaii (Franco Fasano e Depsa) Franco Fasano

aliceAlice vince Sanremo ’81 con “Per Elisa”

22 Risposte

  1. Sante Longo ha detto:

    Dopo questo anno al boom, il 1982 lo sarà ancora di più

  2. Sante Longo ha detto:

    Caffè nero bollente è bellissima, ma per il resto non sono molto d’accordo con la tua classifica

  3. zeus ha detto:

    Mia Top 10:

    1-Caffè nero bollente (Mimmo Cavallo e Rosario De Cola) Fiorella Mannoia
    2-Maledetta Primavera (Paolo Amerigo Cassella e Totò Savio) Loretta Goggi
    3-Ancora (Franco Migliacci e Claudio Mattone) Eduardo De Crescenzo
    4-Per Elisa (Carla Bissi, Franco Battiato e Giusto Pio) Alice
    5-Sarà perché ti amo (Enzo Ghinazzi, Daniele Pace e Dario Farina) Ricchi e Poveri
    6-Roma spogliata (Luca Barbarossa) Luca Barbarossa
    7-Hop hop somarello (Paolo Barabani, Enzo Ghinazzi e Gian Piero Reverberi) Paolo Barabani
    8-La barca non va più (Bruno Lauzi e Pippo Caruso) Orietta Berti
    9- Su quel pianeta libero (Michele Zarrillo, Totò Savio e Paolo Amerigo Cassella) Michele Zarrillo
    10-Tu cosa fai stasera? (Paolo Amerigo Cassella e Dario Baldan Bembo) Dario Baldan Bembo

  4. zeus ha detto:

    Lucio ho cercato di dare una buona posizione a hop hop somarello ,comunque difficile scegliere ma al primo posto ho messo un brano che fosse nessuno condividerà che a me è sempre piaciuto tanto.

  5. Sante Longo ha detto:

    Tra l’altro scritta da pupo, come sarà perché ti amo

  6. lucio voreno ha detto:

    Grazie Zeus, ora aspetto la tua classifica, non mi maltrattare hop hop somarello canzone amata quando ero bambino 🙂

  7. Sante Longo ha detto:

    Grazie Zeus per avermi anticipato. Dalla prossima volta se ci sono legami personali con qualcuno li inserisco

  8. zeus ha detto:

    Lucio,eleonora vallone è la figlia dell’attore Raf vallone

  9. lucio voreno ha detto:

    Sante, ma eleonora vallone è la sorella dell’attore raf vallone?

  10. lucio voreno ha detto:

    Imposta o voluta, scelta sciagurata di marina occhiena nell’abbandonare il gruppo, negli anni ottanta i ricchi e poveri diverranno l’emblema del nazional popolare.

  11. Sante Longo ha detto:

    E il regolamento verrà stravolto solo perché ad un certo punto non ha più favorito i big…

  12. lucio voreno ha detto:

    a parte questa perla, edizione eccelsa con tante belle canzoni(difficile ancor oggi decidere quale la migliore); tra gioca jouer, polemiche e quant’altro, si intravedono già gli elementi portanti che daranno i successi ai prossimi festival

  13. Sante Longo ha detto:

    Grazie Tex, se non l’hai fatto leggi i post precedenti.. il percorso per arrivare al 1981 è stato tortuoso per quasi un decennio

  14. Sante Longo ha detto:

    Finalmente si fanno frequenti nomi e brani che conosciamo.. nella prossima puntata 2 debutti essenziali..

  15. zeus ha detto:

    Ci sono molti brani che tutti conosciamo ,un bel Festival in ripresa rispetto agli anni precedenti

  16. Tex ha detto:

    Complimenti a Sante bellissima rubrica.

  17. lucio voreno ha detto:

    Marcella Bella in versione panterona con una canzone maliziosa:
    “Il limone non ci va sul pesce
    Scotta ancora la banana flambè” eeehh Bigazzi e fratello aveva bevuto molto quando la scrissero

  18. Beppe ha detto:

    Alla fine i veri vincitori furono i Ricchi e Poveri con boom di vendite a livello mondiale.

  19. zeus ha detto:

    Bubino io ho ancora un walkman e funziona pure, pezzo di antiquariato ormai

  20. bubinoblog ha detto:

    Tra i concorrenti nomi ben noti ancora oggi e diversi nomi francamente mai sentiti…

  21. bubinoblog ha detto:

    Nasce il walkman, i ragazzi di oggi sapranno di cosa si tratta? 😛

  22. Sante Longo ha detto:

    Il primo festival successivo alla mia nascita