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LA TELEVISIONE IN ITALIA NEL 1990 – SIAMO ALLA VIGILIA DELLA LEGGE MAMMI’ CHE METTE ORDINE NEL MERCATO DELLE EMITTENTI TV E SANCISCE LA CONSACRAZIONE DEL DUOPOLIO

Ottobre 1990 – Siamo alla vigilia dell’approvazione della Legge Mammì che riordina il mercato televisivo in Italia e questo dettagliato articolo ci presenta lo stato di salute delle reti televisive 25 anni fa tra Rai, Fininvest e alcune tra le numerose tv minori. E’ anche l’anno dei Mondiali di calcio che porta grandi ascolti in particolare a Raiuno. La Mammì, permettendo ad un soggetto di possedere sino a 3 emittenti, sancisce in modo definitivo il duopolio Rai-Fininvest con molte polemiche dentro e fuori la politica.

Maurizio Ricci per “La Repubblica” – Sono 13 le emittenti che chiedono a Mammì lo status di network nazionali. Più del previsto, anche perché si aggiungono alle tre reti Rai che, come servizio pubblico, hanno già la concessione. Ai network nazionali si aggiungeranno gruppi di tv locali che si consorziano in syndication, ma la decisione potrà essere presa anche più avanti. Per creare un network nazionale, invece, la scadenza finale era ieri sera. Ecco il quadro completo delle emittenti candidate a popolare l’ etere regolato dalla legge Mammì: le informazioni sono state ottenute direttamente dalle società.

Emittente Prima Serata
(gennaio-ottobre 1990)
Pubblicità
(miliardi di lire)
Introiti da sponsor
(miliardi di lire)
Raiuno 25,61 586 31
Raidue 15,18 364 9
Raitre 11,21 39 4,3
Canale 5 18,26 1172
Italia 1 10,58 472
Rete 4 7,45 335
Telemontecarlo 2,5 54  –
Rete A 1,0 15  –
Videomusic 30  –
Retecapri 2,5  –

RAIUNO

La maggiore delle tre reti Rai ha avuto nei primi 9 mesi del 1990 (grazie anche ai Mondiali di calcio) una audience pari al 25,61 per cento in prima serata. Quotidianamente, le trasmissioni coprono un arco orario che oscilla intorno alle 18 ore e arrivano in oltre il 95 per cento del territorio nazionale. La pubblicità ha un tetto massimo, fissato dalla commissione parlamentare di vigilanza: gestita dalla Sipra, di proprietà della stessa Rai, ha fatto incassare, nel 1989, 990 miliardi, al lordo della commissione Sipra, per il complesso delle tre reti pubbliche. Quasi il 60 per cento del tetto, pari a 586 miliardi, rappresenta pubblicità apparsa sugli schermi di Raiuno. A questa cifra Raiuno aggiunge gli introiti propri da sponsorizzazione, che, nel 1989, sono arrivati a 31 miliardi (nel 1990, l’ obiettivo della rete è toccare i 90 miliardi).

RAIDUE

E’ la terza per ascolto – dopo Raiuno e Canale 5 – a livello nazionale, con una quota Auditel pari al 15,18 per cento nei primi nove mesi del 1990. Trasmette per circa 19 ore al giorno su oltre il 95 per cento del territorio nazionale. Della pubblicità Sipra, Raidue rappresenta il 37 per cento, con 364 miliardi. Le sponsorizzazioni hanno fatto incassare a Raidue, nel 1989, oltre 9 miliardi e mezzo.

RAITRE

La più piccola delle reti Rai è ormai la quarta, con una audience dell’11,21 per cento nel 1990. Le sue 12-14 ore di trasmissione (per ora Raitre è assai poco presente nella fascia antimeridiana) coprono l’ 83 per cento del territorio nazionale. La pubblicità apparsa sugli schermi di Raitre rappresenta meno del 4 per cento del totale Sipra, con poco più di 39 miliardi. A questi bisogna aggiungere, sempre per il 1989, 4 miliardi e 300 milioni di sponsorizzazioni.

CANALE 5

L’ammiraglia della Fininvest ha un’ audience 1990 del 18,26 per cento, seconda solo a Raiuno. L’ emittente trasmette per 20 ore sul 90-95 per cento del territorio. La pubblicità, gestita dalla Publitalia, di proprietà della stessa Fininvest, è stata sulla rete, nel 1989, di 1.172 miliardi.

ITALIA 1

La rete più sportiva di Berlusconi ha avuto finora, quest’ anno, una quota del 10,58 per cento del pubblico di prima serata. Anch’ essa trasmette per 20 ore sul 90-95 per cento del territorio. La pubblicità Publitalia ha reso nel 1989 472 miliardi.

RETEQUATTRO

L’ audience è stata del 7,45 per cento in prima serata. L’ emittente trasmette per 19-20 ore al giorno sul 90-95 per cento del territorio nazionale. Gli incassi della pubblicità Publitalia sono stati, nel 1989, di 335 miliardi.

TELE+1

Figlia del progetto Athena, da tempo in gestazione negli uffici Fininvest, e ora parcheggiata presso una cordata di imprenditori, di cui fa parte la stessa Fininvest, l’ emittente trasmette in via sperimentale da metà agosto su alcune frequenze dismesse da altre reti di Berlusconi. La società titolare è Prima Tv, che è raggruppata, insieme alle altre due reti neonate, nella holding Tele+. Attualmente, le sue trasmissioni coprono l’ 85 per cento del territorio nazionale. Nei progetti, dovrebbe diventare la prima pay tv italiana, con una programmazione di fiction (film e telefilm) intervallati, ma non interrotti, dalla pubblicità. Il progetto è, tuttavia, ancora allo stato fluido e non si esclude che una delle Tele+ diventi una normale tv commerciale, magari per rendere la vita più difficile a Gardini, sbarcato in Tmc.

TELE+2

La proprietà è della società Europa 2000, ma la holding di controllo è Tele+, posseduta da Berlusconi e da altri 9 imprenditori. Trasmette sulle frequenze usate da Telecapodistria e ne segue il tipo di programmazione, centrato sullo sport. Le trasmissioni, destinate, secondo il progetto, solo agli abbonati, raggiungono l’ 80-85 per cento del territorio. Capodistria aveva raccolto, nel 1989, 23 miliardi di pubblicità, praticamente raddoppiati, però, quest’ anno.

TELE+3

L’ ultima creatura della holding Tele+ (attraverso la società titolare Omega tv) è stata progettata come un cinema di prima visione, che trasmette ogni giorno un unico film, in visioni successive, agli apparecchi provvisti di decodificatore.

TELEMONTECARLO

La proprietà risulta ora divisa fra la famiglia Marinho (49 per cento), la Ferruzzi di Raul Gardini (40 per cento) e il vicepresidente Dionisio Poli (11 per cento). Finora, l’ audience non è stata controllata dall’ Auditel: l’ emittente dichiara di superare il 2,5 per cento. Affermatasi grazie alle dirette sportive e all’ informazione, l’ emittente ha grossi programmi di espansione. Il nuovo direttore generale, Emmanuele Milano (ex Rai), parla di una tv nazional-popolare adatta agli anni 90. Per 18 ore, le trasmissioni arrivano sull’ 80 per cento del territorio. La pubblicità, gestita in proprio da Tmc pubblicità, ha dato nel 1989 introiti per 54 miliardi che, tuttavia, dovrebbero raddoppiare a 120 miliardi quest’ anno.

RETE A

L’ emittente, di proprietà dell’ editore Alberto Peruzzo, è stata fra le prime ad avere un proprio telegiornale, come ora la legge Mammì impone a tutte le concessionarie nazionali. Attualmente, la programmazione mattutina è lasciata ad associate locali, che si dedicano soprattutto ad aste e vendite promozionali. La programmazione nazionale, con molte telenovelas, va dalle 14 alle 23. E’ previsto, comunque, un potenziamento dei programmi. L’ emittente proclama di avere un’ audience dell’ 1 per cento, peraltro non verificata dall’ Auditel. Gli introiti pubblicitari, gestiti dalla Rete A pubblicità, sono tuttavia largamente inferiori ad un’ analoga quota del mercato pubblicitario e dovrebbero toccare i 15 miliardi. Le trasmissioni coprono il 66,8 per cento del territorio nazionale, ma raggiungono l’ 81 per cento delle famiglie.

VIDEOMUSIC

Specializzata in videoclip e informazioni musicali (ma c’ è anche un telegiornale internazionale) l’ emittente è di proprietà della Beta Television, la stessa società del satellite televisivo Superchannel, che trasmette nel Nord Europa. Il controllo è, comunque, saldamente nelle mani della famiglia Marcucci, di Lucca. Le trasmissioni che si susseguono per 24 ore al giorno, coprono il 70-75 per cento del territorio. La pubblicità è gestita dalla Sipra e al Ciocco, dove c’ è la centrale operativa del gruppo, sperano che la concessionaria Rai possa continuare a occuparsene: gli introiti 1989 sono stati pari a 30 miliardi.

TELE ELEFANTE

Di proprietà della Sit, è stato il primo anello dell’ impero televisivo della famiglia Marcucci, ma ha attraversato, soprattutto negli ultimi anni, un periodo difficile e solo adesso si pensa ad un suo rilancio. Le trasmissioni copriranno il 60 per cento del territorio nazionale e l’ idea, in omaggio alla teoria delle nicchie di mercato, sperimentata con successo con Videomusic, sarebbe quella di farne una tv sofisticata e colta.

RETECAPRI

Costantino Federico, sindaco di Capri e proprietario di Retecapri ha ristrutturato in questi giorni il suo network accorpando molte emittenti regionali già di sua proprietà nella Tbs (Tele Broadcasting System) e illumina, come si dice in gergo tecnico, il 60 per cento del territorio nazionale, trasmettendo soprattutto film e telefilm per 19 ore al giorno. Nei programmi c’ è, però, soprattutto una tv maschile: niente cartoni animati, niente telenovelas, ma sport, film e informazione, compreso il telegiornale. La pubblicità è gestita da un’ altra società di Federico, la Sogepa che ha incassato, nel 1989, 2,5 miliardi.

RETEMIA

La creatura del telefinanziere Giorgio Mendella appartiene ad una società che vanta 7 mila azionisti e si chiama Vallau italiana promomarket. Affermatasi soprattutto con le vendite di prodotti commerciali e con le proposte di investimenti finanziari, Retemia trasmette oggi 24 ore al giorno sul 77 per cento del territorio nazionale per lo più programmi prodotti in casa, compresi servizi giornalistici, di cui è direttore responsabile Ruggero Orlando. E’ in preparazione il telegiornale.

TELE 90

Ricalcata su Retemia, l’ emittente toscana fa capo al gruppo Barbagli, già molto attivo nel campo delle emittenti locali e alla fiorentina Systemcolor. Nei progetti ci sono vendite, aste, proposte di risparmio e molta fiction.

5 Risposte

  1. 1 vs 100 :( ha detto:

    A discovery magari..

    a DeAgostini no Grazie

  2. darkap ha detto:

    DeAgostini tratta malissimo i suoi progetti televisivi.
    Preferirei di no…

  3. VivaPaolaPerego ha detto:

    Dovrebbero fare come in Spagna e vendere Rai2 e Rete4 a un altro gruppo televisivo (De agostini?)

  4. bamba ha detto:

    Trash C5 sempre col doppio di pubblicità
    Considerando i tempi, gli share erano anche “umani”

  5. Amazing ha detto:

    Articolo molto interessante. Se solo avesero dato ragione a Mattarella le cose sarebbero molto diverse oggi.
    Sorprende che all music incassasse il doppio di rete a