Crea sito

#LAVITAPROMESSA: LA RECENSIONE

Se si volesse dare una chiave di lettura all’ottimo riscontro ottenuto in queste settimane da La Vita Promessa, bisognerebbe andare indietro di molti anni. Almeno al 2003, quando Laura Toscano la scrisse insieme a Franco Marotta. Già dietro prodotti fortunati come Commesse e Il Maresciallo Rocca, la coppia è riuscita a creare un prodotto in grado di parlare efficacemente al pubblico anche a distanza di quindici anni.

Basta questo a comprendere quanto La Vita Promessa si esprima nel valore della scrittura, che il lavoro di revisione di Simona Izzo ha ulteriormente accresciuto. E non è tanto il taglio scelto nel dare corpo al dramma dei migranti: anzi qui sei rischia a tratti di cadere nel déjà-vu e nella retorica. Quanto nel portare temi poco esplorati fino ad ora in una fiction come disabilità e sesso.

E qui sorge spontanea una riflessione: se c’è la storia, le imperfezioni nella confezione passano in secondo piano? Perché non si può fingere che non ce ne siano. Ricostruzioni approssimative, interpretazioni a volte eccessivamente sovraccaricate, dialoghi non sempre realistici. Eppure, grazie soprattutto allo spessore di performance come quelle di Luisa Ranieri e Lina Sastri, si può candidare a tutti gli effetti come il primo, vero successo di inizio stagione.