LUCA ZINGARETTI: I MIEI 60 ANNI E L’ADDIO A MONTALBANO. LA DESTRA ITALIANA? FERMA AL FASCISMO

Luca Zingaretti compie 60 anni e ripercorre la sua vita, a partire dalla militanza politica nel Pdup, partito di unità proletaria. “Si diffondeva il Manifesto, si distribuivano volantini, si teneva testa ai fascisti, che a Roma erano forti. Tutti gli studenti facevano politica”. Inizia così il racconto al Corriere della Sera del protagonista di tanti film e fiction di successo.

Per Zingaretti, Mario Draghi “sarebbe un ottimo presidente. Ma preferirei che proseguisse lo straordinario lavoro che sta facendo”. La destra italiana? “È legata indissolubilmente al ventennio fascista. Il che è inaccettabile: perché era una dittatura; e perché non si può affrontare il 2021 con le logiche di un secolo prima”. Lancia così un allarme.

“Un’involuzione che non riguarda solo la destra italiana. Ovunque i social soffiano sul fuoco dell’irrazionalità. Si ragiona sul sentito dire. I No Vax nascono da lì”. Luca Zingaretti ricorda la bisnonna Ester. “Fu portata via dal ghetto il 16 ottobre 1943. I nazisti fecero irruzione e la mandarono ad Auschwitz. Morì durante il viaggio”. Una pagina terribile della storia.

Passiamo alla carriera e gli esordi nei ruoli da cattivo. “In Vite strozzate ero un commercialista che presta soldi ai disperati e cerca pure di rubargli la moglie: un essere spregevole. Ho fatto anche il viddano, il corleonese che nella Piovra 8 uccide il suo capomafia. E il violentatore ne Il branco”. Poi diventa Montalbano, il ruolo che gli ha cambiato la vita.

“In una piccola libreria comprai un romanzo di Camilleri: era Il Cane di Terracotta. Scoprii questo personaggio strepitoso. Avrei comprato volentieri i diritti, ma non avevo né i soldi, né il nome. Per fortuna se li procurò un piccolo produttore, Carlo Degli Esposti. Dissi alla mia agente: anche se cercano un attore alto e biondo, voglio quella parte. Scelsero me”.

Quali sono i segreti di Montalbano? “Una scrittura magica, propria della scuola siciliana, in cui il bianco è nero e il nero è bianco. La scelta di Degli Esposti di girare quasi tutto sull’isola, con un regista come Alberto Sironi che creò uno scollamento dalla realtà senza che lo spettatore se ne accorgesse, ad esempio mettendo in scena una Sicilia senza traffico”.

E un cast d’eccezione “che ha inventato un modo di recitare all’apparenza naturale eppure artefatto, da commedia dell’arte con note tragiche. A volte pare un film di Almodovar, a volte Boldi e De Sica, a volte Bergman”, sottolinea Zingaretti. La morte di Camilleri:  “L’addio a un grande, da cui mi ha sempre separato un’affettuosa distanza, dovuta al rispetto e alla timidezza”.

Montalbano è finito: “Ho dato molto, ho avuto tantissimo. È stata una cavalcata meravigliosa. Ma dovevo imparare a sopravvivergli”. Cosa farà? “Il doppiatore: lo zio profeta di Encanto, il prossimo cartone Disney. L’attore del primo prison drama italiano per Sky, Il re: il direttore di un carcere che si crede onnipotente. E il regista del mio primo film. Una storia di rinascita”.