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MEDIASET VS VIVENDI: ADESSO SI CERCA L’ACCORDO E INTANTO IL GOVERNO STUDIA UNA NUOVA LEGGE TV

Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha dato ragione a Vivendi nella “diatriba” che perdura da 4 anni con Mediaset, pare ci siano diverse novità interessanti. Due articoli apparsi oggi su Repubblica di Giovanni Pons e Annalisa Cuzzocrea svelano succosi retroscena sulla vicenda tra i due gruppi privati, e un piano allo studio del governo per una nuova legge tv che sostituisca la ormai obsoleta Legge Gasparri.

Caso Mediaset – Vivendi

Giovanni Pons riferisce che martedì  si svolgerà un consiglio di amministrazione  del Biscione incentrato ovviamente sui passi da fare dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha dato torto a Mediaset sulla causa contro Vivendi che si protrae da 4 anni, quella della CGE è la quarta “sberla” ricevuta dall’azienda italiana, visto che prima di essa già la giustizia del belpaese, quella spagnola e l’olandese si erano schierati a favore dei francesi. Secondo fonti attendibili pare però che Vivendi stia cercando un’accordo con Mediaset. L’ad Arnaud De Puyfontaine sta infatti cercando di ottenere un incontro con Piersilvio Berlusconi in attesa del CDA di martedì.

FUSIONE MEDIASET-TELECOM ITALIAIn realtà entrambe le parti pare hanno aumentato il proprio interesse ad arrivare a un’accordo e chiudere così una spiacevole vicenda giudiziaria che non fa bene a nessuno. Per chi non ricordasse riassumiamo brevemente tale vicenda: nel 2016 Vivendi non rispettò il contratto in cui si impegnava ad acquistare Mediaset Premium (poi passata a Sky) suggellato da uno scambio di partecipazioni per creare un player europeo della tv in grado di confrontarsi con giganti come Sky e Netflix. Vincent Bollorè (capo di Vivendi) mandò all’aria l’accordo, facendo crollare in borsa il titolo Mediaset che veniva in quell’anno rastrellato da mani oscure. Bollorè e De Puyfontaine sono ancora indagati dalla procura di Milano per aggiotaggio. In parole semplici la procura meneghina ipotizza che quelle mani oscure fossero pilotate indirettamente da Bollorè stesso, il quale avrebbe garantito il riacquisto dei titoli pochi mesi dopo quando effettivamente Vicendi sali al 29% nel capitale Mediaset, ovviamente questa inchiesta tutt’ora aperta potrebbe pesare parecchio nella trattativa.

L’altra scorrettezza che Mediaset lamenta è legata al mancato accordo di non salire oltre il 5% del capitale della società, e quindi chiaramente il Biscione prima di sedersi al tavolo pretende un risarcimento rispetto a queste due scorrettezze francesi, e come riporta sempre Pons su Repubblica è chiaro che tale risarcimento può avere varie forme e non solo il denaro, ma anche azioni, progetti comuni, diritti streaming. Bollorè contando per il 29% come già detto vuol discutere con Berlusconi un progetto comune, poichè pare ormai accantonato anche l’ambizioso progetto MFE (Media For Europe) portato avanti nei mesi scorsi da Cologno Monzese, che prevedeva la fusione delle attività di Italia, Spagna e Germania, un accordo con i francesi appare di vitale importanza.

Pons continua poi sostenendo che anche Bollorè necessita di un’accordo in tempi brevi in quanto la revisione della Legge Gasparri impiegherà diverso tempo, ed il governo potrebbe agire contro l’invasione francese anche nella delicata partita ella rete unica, dove gli accodi firmati la scorsa settimana prevedono Tim, di cui Vivendi è il principale azionista al 51%. Concludendo il governo potrebbe invogliare Bollorè a fare un passo indietro sulla rete unica in cambio della possibilità di controllare Mediaset in futuro, ma la difficoltà è tutta legata all’immagine del finanziere senza scrupoli pronto a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi. E il recente caso di Lagardére in Francia conferma per l’ennesima volta questo atteggiamento.


Nuova legge tv e la Rai

Sempre su Repubblica di oggi Annalisa Cuzzocrea scrive in merito alle intenzioni del governo M5S/PD di riscrivere totalmente, approfittando della sentenza della Corte Europea su Vivendi e Mediaset, il sistema delle telecomunicazioni. Riportiamo alcuni stralci dell’articolo.

Come già ha fatto capire il presidente del consiglio Giuseppe Conte, grazie ai fondi del Recovery Fund si vuol consentire alla Rai di trattenere una parte maggiore del canone rispetto ad oggi. Cedendo in cambio u’ampia fetta della sua pubblicità al resto del sistema. (…) Una prima simulazione parla di 400 milioni di euro aggiunti dal canone a fronte di una raccolta pubblicitaria che dovrebbe scendere almeno di 300. (…) In più si vuol mettere mano alla governance della Rai, riprendendo il modello inglese in stile BBC, con le funzioni di gestione separate da quelle di indirizzo e controllo. E con un peso della politica – a parole – sempre meno invasivo. (…)

Si sta dunque pensando ad una profonda riforma del sistema, dovuta anche alla necessità di recepire, entro il 31 dicembre, il nuovo ordinamento europeo. (…) Per far fronte al mutato scenario tecnologico che vede gli OTT (Over The Top content – Amazon, Facebook e Google) in posizione di dominanza rispetto ai media tradizionali, è necessaria una revisione dei limiti antitrust. (…) Secondo punto caro ai 5 Stelle è l’dea di avere dei canali Rai completamente privi di pubblicità. (…)

Terzo punto è un adeguamento della normativa, la legge Gasparri è del 2004, quando Google era molto diversa e Netflix non esisteva. (…) Si intende favorire l’aggregazione di soggetti che siano in grado di compotere su un mercato governato da giganti. Società come Mediaset, Tim Vision, RaiPlay, generatori di contenuti che da soli rischiano di essere schiacciati. O fagocitati da chi in questa direzione ha cominciato ad agire da tempo, come appunto i francesi di Vivendi.

Fonte: La Repubblica

1 Risposta

  1. Ital ha detto:

    Vedremo …quali saranno le scelte della politica …