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NERO A METÀ, PARLA GOBBO DIAZ (MALIK): L’ARTE DEVE EDUCARE ALLA DIVERSITÀ E CONTRASTARE L’IGNORANZA

Ogni giovedì è seguita da oltre 4 milioni di telespettatori, una trama senza tempi morti e ottime new entry. La seconda stagione di “Nero a metà” è partita col piede giusto. Miguel Gobbo Diaz ne parla al RadioCorriereTv.

Il giovane interprete di Malik, sconosciuto al grande pubblico fino all’ingresso nella fiction di Rai1, si è goduto di più l’esperienza e il set, rispetto alla prima stagione di Nero a metà, il suo primo lavoro importante.

Me la sono goduta molto di più rispetto alla volta precedente. La prima stagione è stata tutta una scoperta, anche perché era la mia prima grande esperienza lavorativa, questo secondo appuntamento l’ho vissuto con meno tensione. Ho ritrovato con piacere i colleghi, una piccola famiglia che si sostiene. Sul lavoro mi sento più sicuro e, nonostante le solide basi che mi ha dato il Centro Sperimentale di Cinematografia, la vera grande palestra è fuori, sul set.

Nero a metà unisce il giallo a tematiche di grande attualità. Colpisce per “la sua unicità” aggiunge Gobbo Diaz.

È una serie contemporanea che incuriosisce e il pubblico non vede l’ora di capire cosa succederà tra Malik e Carlo. Si affrontano temi importanti, dal bullismo a situazioni discriminatorie diverse che fanno riflettere. Claudio Amendola, poi, è un attore amatissimo e in Tv non capita tutti i giorni di vedere, in Italia, un poliziotto di colore. È una serie piena di emozioni.

Un successo oggettivo, i numeri parlano chiaro ma c’è sempre il rischio di sentirsi arrivati e dei pericoli legati al grande successo, specie quando arriva improvvisamente. Miguel ha però i piedi ben piantati per terra.

Non mi sento di dire che ho successo, ma solo che sto facendo bene il mio lavoro e sono felice che le persone mi dimostrino il proprio affetto. Mi tutelo cercando di comportarmi normalmente e restando con i piedi per terra. Quando ho detto a mia mamma che questa sarebbe stata la mia strada mi ha risposto “proviamoci, faremo dei sacrifici, ma ci proviamo”. Devo dire però grazie anche alla bidella della scuola e alla mia insegnante di inglese che, vedendomi al corso di recitazione organizzato dall’istituto, mi hanno incoraggiato molto.

In Nero a metà l’attualità entra nella fiction tra violenze, delitti e aggressioni e l’arte deve avere un suo ruolo formativo, conclude Gobbo Diaz.

L’arte deve essere un punto di riferimento per “educare” le persone alla diversità, per contrastare l’ignoranza. È inaccettabile quello che è successo a Willy o a Maria Paola a Caivano, morta per un amore non accettato. A proposito dell’amore, una mia amica mi disse che ci si innamora dell’anima di una persona, tutto il resto non ha valore. La strada è ancora molto lunga.