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PECHINO EXPRESS 2016: ANALISI DELLA PRIMA PUNTATA

pechinocollageÈ nell’anteprima il motivo del successo di Pechino Express: l’ironia, la capacità di prendere (e prendersi) in giro come poche altre trasmissioni sanno fare. Lo studio tv colombiano, Costantino Della Gherardesca e la tv anni Novanta, così lontana da quella di oggi giocata quasi interamente in esterna: una sottolineatura, quasi il guanto di sfida al Grande Fratello Vip. Un gioco sottile a cui il programma ci ha abituato da anni: l’ironia come arma per conquistare la rete e allo stesso tempo lanciare importanti messaggi. Come non leggere ogni anno nella formazione del cast e nella scelta dei nomi da dare alle coppie il tentativo di abbattere forme negative di categorizzazione ed etichettamento sociale. Senza urlarlo e col sorriso, forse Pechino Express riesce anche ad avvicinarsi all’obbiettivo molto più di altre trasmissioni che di queste campagne si fanno portavoce.

È così anche in questa quinta edizione. E in linea con la tradizione la prima puntata scorre senza particolari guizzi, apparentemente con un unico intento: caratterizzare i concorrenti. Nell’ottica di agitare il pubblico social, la narrazione mette in evidenza i tratti più grotteschi del loro carattere, quasi rinunciando a evidenziarne il lato umano. Il rischio però è di ripetersi, ricalcando gli stessi modelli già visti nelle precedenti edizioni. Come i battibecchi tra Lory Del Santo e il suo fidanzato Marco che ricordano gli spassionati litigi di Corinne Clery con il compagno Angelo. O gli snobismi forse fin troppo marcati della Marchesa Daniela Del Secco D’Aragona che rivivono grazie a Tina, in cerca di ville dove trascorrere la notte, e alla stessa Lory, che fiera sostiene di non aver mai preso autobus in vita sua. È su di loro che si concentra maggiormente il racconto, a discapito delle altre coppie che per ora sembrano aver poco da dire. Se ai “coniugi” spetta il ruolo dei cattivi, la rivelazione di quest’anno potrebbe essere Silvia degli “estranei” le cui stravaganze non sono passate di certo inosservate. Piuttosto piatte anche le trovate autorali almeno in questa prima puntata.

A fronte di qualche perplessità sul piano contenutistico, la confezione invece non lascia dubbi. Mai come quest’anno il montaggio è apparso così riuscito: rallenty a tempo di musica, dinamicità. Non si limita ad accompagnare la narrazione, ne diventa esso stesso protagonista. Questa sì che è la tv 2.0.

3 Risposte

  1. xxxxx ha detto:

    PS: questa trasmissione, per sua struttura, si pone come obiettivo implicito quello di abbattere il razzismo, quindi una coppia di stranieri ci sta, ma perché chiamarli Emiliani, quando loro Emiliani non sono? Non sarebbe stato meglio chiamarli con un nome più calzante (tipo “I Ballerini” o “Gli Immigrati”) e trattarli alla stessa stregua degli italiani, come successe in passato con Immigrate e Persiane? Piantiamola con questo buonismo da quattro soldi (anche se, visto l’orientamento politico del conduttore, ciò non stupisce).

  2. xxxxx ha detto:

    Tutte le prime puntate di questo reality sono piuttosto piatte (la terza edizione, a mio avviso la migliore in assoluto, ha iniziato a ingranare alla terza puntata, quindi non si sa mai). A mio avviso, bisognerebbe aspettare almeno altre due puntate per giudicare (anche perché, visto quanto successo nella prima puntata, sembra che il cast inizi a sparare le proprie cartucce migliori proprio dalla prossima puntata, con la Cipollari che inizia a sbroccare con tutti e la Del Santo ripescata che sicuramente litigherà con Sarcina e consorte).
    Detto questo, a me la puntata non è dispiaciuta, ma ho trovato piuttosto ipocrita l’introduzione: onestamente, non capisco il senso di prendere in giro e di criticare la televisione italiana (fatta di studi, opinionisti e idee vecchie) quando si ha tra i concorrenti nientepopodimeno che la Cipollari e Lory del Santo.

    PS: questa trasmissione, per sua struttura, si pone come obiettivo implicito quello di abbattere il razzismo, quindi una coppia di…

  3. ¡MarKos! ha detto:

    Recensione con la quale mi trovo d’accordo. Eppure Pechino non stufa!