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#SANREMO2021, L’ALFABETO DEL FESTIVAL: L’EDIZIONE 71 IN VENTUNO LETTERE

A cura di @teledipendenteIl KontroFestival: errori, polemiche e spunti di riflessione di Sanremo71.

A come Autotune: mai come quest’anno dici Sanremo e il pensiero corre automaticamente a chi ne ha fatto ampio uso. Complici anche le parole di Oriettona nazionale: “Io ho cantato con un microfono normale, senza l’aiuto dell’intonazione. Bisogna dirla questa cosa qui”. Tiè. 

B come “Black Mirror”: l’Ariston vuoto, i palloncini sulle poltrone, lo spaesamento malcelato di cantanti, conduttori e ospiti. Pensavo di guardare Sanremo e invece mi sono trovato davanti a Black Mirror. Chi un anno fa avrebbe mai pensato a un un Festival realizzato in condizioni così estreme? 

C come Covid: a Sanremo, come ripete spesso Carlo Conti parlando delle polemiche, uno starnuto diventa una broncopolmonite; quest’anno purtroppo è letteralmente così. Non nominare il Covid è servito poco. Gli ospiti saltati, i giornalisti in quarantena, la smart-performance di Irama. le strade vuote: niente e nessuno può ritenersi immune. Neanche Sanremo. 

D come Divin Fiorello: era atteso al varco, anche per via della mancanza di pubblico. Lui che si prende gioco di tutto e di tutti, come farà quest’anno? Semplice, ridendo del niente. Il niente di un teatro vuoto. Il niente di un distanziamento “da copertina”. Il niente di polemiche insensate, in un anno in cui essere riusciti a fare il Festival è di per sé un miracolo. E ce l’ha fatta.  

E come Elodie: il talento, la grinta e soprattutto la gratitudine. In una sera. In pochissimi minuti. Non è la quantità, ma la qualità a lasciare il segno. E la sua partecipazione quest’anno, dal mash-up alla cover di Mina, lo ha ampiamente dimostrato. 

F come Fuori Fuoco: Sanremo 2021 sconta, in termini di racconto, una certa indefinitezza. Interventi che si susseguono senza un filo logico di continuità, apparentemente slegati tra di loro. Lontana la lezione di Carlo Conti: carrellate di ospiti nei suoi Festival che nulla hanno a che fare con la Kermesse (la famiglia più numerosa d’Italia, per citarne una) ma che avevano una loro ragione d’essere in quel “Tutti cantano Sanremo”. Qui la contestualizzazione manca.  

G come Guerra: delle innumerevoli dichiarazioni di questi giorni, una più di altre racchiude i dubbi e le preoccupazioni che hanno accompagnato la realizzazione di questa complicata edizione. È di Amadeus: “Il Paese è come se vivesse in guerra, la gente è disperata, non arriva a fine mese, non sa nemmeno se mangerà”. Parole su cui riflettere.  

H come Happiness: l’idea di fondo era di alleggerire. Trasmettere per qualche giorno spensieratezza. Far dimenticare per un attimo le sciagure di questi giorni. Senza però banalizzare. Il rischio di scadere nel ridicolo era dietro l’angolo. Si giocava gran parte sul senso della misura questo Festival. Operazione riuscita. 

I come Ibra: O anche I come indisponente. Il ruolo che gli hanno cucito addosso gli autori non gli ha reso giustizia. Se l’intento era di strappare qualche sorriso, non sono riusciti. Molto più empatico e piacevole lo Zlatan delle conferenze stampa: spesso l’autenticità paga più della costruzione. 

L come Loredana, Figlia di…: al di là di una performance che ha spettinato pure i sassi fuori dall’Ariston, è proprio l’operazione a funzionare. Il giorno dopo, ovunque, era un “Sei un figlio di… Loredana”. Non serve aggiungere altro. 

M come “Matilda… Sei Mitica”: non lo è di certo sui set, dato il curriculum, ma all’Ariston la De Angelis si è rivelata una piacevole scoperta. Se non altro perché si è mostrata da subito a suo agio su un palco che fa tremare anche gli artisti più navigati. Era solo apparenza: a quanto pare il giorno dopo ha confidato che non vedeva l’ora di andarsene. Ma anche questo è essere poliedrici. Tanta roba. 

N come New Age: una esagerazione (lo so) per richiamare l’animo young di questo Festival. In gara molti giovani, più nicchia che pop. E, lato Auditel, i giovani hanno risposto. Si è parlato di “rottura” ma al momento a prevalere sembrano essere più le stonature. Detto ciò, il messaggio che ne esce è comunque forte, soprattutto di questi tempi: dare fiducia ai giovani, in un Paese che, Covid o meno, ai giovani ne ha sempre data poca. 

O come Oriettona: mettersi in gioco, a qualunque costo, a qualunque età. La Berti non aveva bisogno di Sanremo. Era il Festival ad aver bisogno di lei. Se non basta questo a una carriera per dirsi di aver raggiunto l’apice, cos’altro serve? Per una che è già entrata all’Ariston da vincitrice, classifiche e posizionamenti non contano.  

P come “Prendete e Sparlatene Tutti”: per Sanremo è sempre stato così e sempre lo sarà. Il gusto della polemica, del pettegolezzo. I voti ai look. Le analisi sugli ascolti. E i “questo va”, i “questo non va”, gli “avrei fatto così” devono valere anche quest’anno, in una situazione così particolare. Ma per il Festival 2021, al di là di ogni possibile valutazione, il semplice fatto che siano riusciti a realizzarlo contro gli ostacoli dovuti o meno alla pandemia è di per sé una vittoria. 

Q come Qui: ripartire da qui per riaprire teatri, cinema. L’esempio di “Sanremo”. E far lavorare tecnici e maestranze ferme da un anno. Per i Mondiali di Sci 2021 di Cortina si è parlato di trionfo, di orgoglio italiano. Di modello riproducibile nel mondo. Per Sanremo si parla invece di ascolti in calo, di numeri sotto le attese. Dimenticando quasi il lavoro, la fatica dietro. E cosa avrebbe significato una cancellazione momentanea, un ulteriore rinvio al 2022, per le centinaia di persone che vi lavorano. Non è solo il presentare o meno con o senza pubblico. È molto di più.  

R come Rumore: Fai Rumore, canzone simbolo del Sanremo 2020 e dello sciagurato anno che ne è seguito, ha aperto l’edizione in corso. Ma tra le ventisei nuove proposte in gara quest’anno, per quanto molte siano destinate comunque a fare rumore anche in radio, una degna erede non c’è. Per colui (o colei) che uscirà con il Leone d’oro in mano, ricalcare le orme di Diodato non sarà un’impresa facile. 

S come Social: non sarà record d’ascolti, ma a quanto pare Sanremo 2021 è record sul web, a riconferma del paradigma che consenso social e Auditel non vanno quasi mai di pari passo. E lo sport preferito anche quest’anno è stato andare a caccia delle sbavature: i problemi tecnici nelle performance, il palloncino fallico, stonature e battute sulla durata monstre. I look più bizzarri. E se già di per sé presentare davanti a una platea vuota è più complicato, lo è ancor di più saper di dover soppesare ogni termine perché sui social c’è chi è pronto a scannarti vivo per la più piccola parola fuori posto. Più croce che delizia.

T come Trasformismo: lo scorso anno i quadri di Achille Lauro sorpresero tutti. Per loro solo parole entusiasmanti. Oggi, sarà che sono cambiati i tempi, che è cambiato l’intrattenimento o anche che siamo cambiati noi, ma sembrano aver perso fascino. O forse più semplicemente è l’effetto copia-incolla che è costato qualche telespettatore a questo Festival: a Sanremo il déjà-vu non si perdona. Fazio docet.  

U come Uomo… al comando: se è vero che dopo la prima è tutto in discesa, questo caso rappresenta sicuramente un’eccezione. Il peso della direzione artistica gli si legge negli occhi, per quanto provi a mascherarlo: preparare un Sanremo in piena pandemia dovrebbe essere di per sé una medaglia al petto. In quanti avrebbero accettato? In quanti ci avrebbero messo la faccia? Certo, memore dell’esperienza precedente avrebbe potuto lavorare sulla durata monstre, magari ammettere meno canzoni in gara. Ma in un anno come questo, con un virus dilagante e il rischio che ogni esternazione diventi pretesto per una polemica (persino fare il segno della croce), già azzeccare registro è tanta roba. E ci è riuscito. Highlander.

V come (per) Vendetta: si continua a parlare di donne ed emancipazione (lo scorso anno con Rula, quest’anno in misura meno performante con la Palombelli). Ma mai come in questi due Sanremo, sul palco dell’Ariston protagoniste sono state loro. Le donne, il loro talento: in gara (Madame, Noemi, Malika, La Rappresentante di Lista, Annalisa, Orietta Arisa,…) e fuori (la Pausini, la Venezi, la Berté, la Palombelli, la Amoroso, Emma, la Vanoni e la Botteri stasera). Quel palco che per anni le ha relegate al ruolo di vallette semimute, mai come in questi due anni sembra averle vendicate. Avanti così.  

Z come Zero: finisce così, ogni anno, il nostro alfabeto. Zero, perché una volta annunciato vincitore e vincitori (Ermal Meta, Willie Peyote o qualche altra sorpresa) e con l’ultima conferenza stampa di domani si chiude questa complicata edizione del Festival. Il giorno zero, domani. E poi via, di nuovo, verso l’edizione 2022. Tante riflessioni sarebbero da fare. Non ci sarà un Ama-Ter, almeno non l’anno prossimo. Il peso di questa impresa Amadeus sembra averlo sentito proprio tutto. Ed è un peccato: il Festival del 2022, sperando sia quello del ritorno alla normalità, con il pubblico di nuovo all’Ariston e zero tamponi o positivi. Sarebbe stato altamente simbolico se, magari con una formula completamente rinnovata, al comando ci fosse stato ancora lui (e con Fiorello, perché no?): la chiusura perfetta di un cerchio che ci ha messo alla prova tutti, come mai avremmo pensato dodici mesi fa.  

Qui per un viaggio nell’alfabeto dell’edizione 2020.

Qui per un viaggio nell’alfabeto dell’edizione 2019.   

3 Risposte

  1. Sabato ha detto:

    A me questo Festival è piaciuto proprio poco… Le difficoltà sono state enormi e oggettive e Amadeus, con Fiorello, ha fatto di tutto per superarle. Tuttavia penso siano stati commessi diversi errori: troppi concorrenti, puntate troppo lunghe, ritmo lento, diverse canzoni bruttine, alcuni ospiti evitabili o di scarso interesse, Ibra simpatico una sera ma poi ripetitivo, cantanti troppo di nicchia (bene, ma manca la storia della musica italiana), presenze femminili da ripensare nel loro ruolo (e alcune scelte discutibili)…

    Critiche a parte, questo è il mio podio:
    – Coma_Cose
    – Colapesce e Dimartino
    – Noemi

    Questa invece la mia previsione:
    – Ermal Meta
    – Annalisa
    – Maneskin

  2. Ital ha detto:

    Bel racconto del Festival …come sempre ….
    Le donne pero’ ….Mai protagoniste in questo Festival….solo semplici comprimarie ….
    Non ammetterlo e’ essere maschilisti….

  3. Arci ha detto:

    Bellissimo articolo! Complimenti!