SOPRAVVISSUTI, LINO GUANCIALE: “VOGLIAMO ESSERE AL LIVELLO DI LOST E HOMELAND”

SOPRAVVISSUTI

Sopravvissuti, in onda su Rai1 a partire da lunedì 3 ottobre, è la nuova, grande coproduzione internazionale a guida italiana dell’Alleanza Europea, che vede la Rai collaborare con i due servizi pubblici dell’Europa continentale France Télévisions (Francia) e ZDF (Germania). La storia è però tutta italiana.

SOPRAVVISSUTI SCOMMETTE SUI GIOVANI

La serie Sopravvissuti è stata ideata da quattro allievi della prima edizione del Master di Scrittura Seriale organizzato da Rai Fiction in collaborazione con il Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo di Perugia e con il sostegno dell’Associazione Produttori Audiovisivi (APA). I quattro allievi del Master – Sofia Bruschetta, Ivano Fachin, Giovanni Galassi, Tommaso Matano – dopo aver ideato il concept sono stati guidati nella fase editoriale dalla headwriter Viola Rispoli e dallo sceneggiatore Massimo Bacchini.

SOPRAVVISSUTI: L’ENTUSIASMO DI LINO GUANCIALE

“Vogliamo essere a livello di Lost, lo sforzo è di competere con racconti così ambiziosi. Ma io vedo come riferimento anche Homeland, che racconta di una vertigine interiore profondissima”. Lino Guanciale non nasconde l’entusiasmo in conferenza stampa, facendo sue le parole della direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, che parte proprio da un parallelismo tra Sopravvissuti e la serie cult americana. “È una serie in cui gli spettatori si chiederanno ‘Ma come hanno fatto a girarla?’. La serie restituisce un senso di meraviglia, è davvero spettacolare”.

SOPRAVVISSUTI: LA STORIA, IL MISTERO

Una barca di nome Arianna. Un viaggio. Dodici passeggeri. Sulla banchina Luca (Lino Guanciale), alla guida del cantiere Leone che ha organizzato la traversata, saluta gioioso sua moglie Sylvie (Stéfi Celma) e le due figlie. Anita (Pia Lanciotti), ruvido ispettore di polizia, guarda partire suo figlio Gabriele (Alessio Vassallo), che sarà il medico di bordo. Tra gli altri, si imbarca anche la famosa attrice Giulia Morena (Barbora Bobulova) con il marito e il figlio.

Dopo pochi giorni di navigazione, l’imbarcazione scompare dai radar. Un anno dopo, al largo delle coste venezuelane, viene ritrovato un relitto. È l’Arianna. A bordo, ancora viva, solo la metà dell’equipaggio. I sopravvissuti sono sconvolti, prostrati dalla fame e dalla sete ma ancora vivi.

Interrogati dalle autorità, raccontano della tempesta che ha sorpreso la barca dopo pochi giorni di navigazione, della disperazione dopo un anno alla deriva senza albero, vele e motore. Raccontano degli altri passeggeri, morti durante la terribile tempesta.

La gioia del ritrovamento e del ritorno a casa lascia presto spazio a una dura realtà. Non solo la vita che i sopravvissuti hanno lasciato non è più la stessa, ma agli occhi dei propri cari, anche i superstiti sembrano persone diverse. Cosa nascondono? Cos’è successo durante quell’anno? Cosa li aspetta adesso?

I sopravvissuti scopriranno che anche a terra dovranno ancora lottare contro i fantasmi del naufragio e contro i sospetti di Anita, che non crede alle loro parole e strenuamente cerca indizi che aprano delle crepe nel loro racconto e facciano emergere la verità.

SOPRAVVISSUTI: NOTE DI REGIA

A volte, quando finalmente crediamo di aver capito chi siamo, la vita ci mette di fronte alla vastità ridicola del nostro errore con tutta la violenza di cui è capace. Nella nostra serie questo simbolico furto di identità compiuto dal destino è la tempesta che ad alcuni passeggeri toglie la vita e agli altri toglie tutto il resto.

Le conseguenze umane di questo evento sono la cosa che più mi ha attratto di questo progetto, insieme al contrasto tra l’imponenza – non comune per il nostro Paese – degli effetti speciali e delle costruzioni, da una parte, e la delicatezza necessaria a rappresentare questi personaggi rotti e feriti, dall’altra.

Mostrare come l’essere diventati altro li conduca inesorabilmente alla vergogna, la vergogna alle bugie, le bugie all’autodistruzione. Ho scelto di narrare questo percorso umano – dove il dentro e il fuori di ognuno di loro distano anni luce – attraverso le immagini, la scelta delle location e i movimenti di macchina. E sempre con uno sguardo profondamente umano. (Carmine Elia)