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STEFANO BINI SU RAI2 CON IL LATO POSITIVO: GLI INIZI TRA MEDIASET E RAI. LIBERO? UNA GRANDE PALESTRA

ESCLUSIVA – Stefano Bini, classe 1985, dopo anni di gavetta in piccole e grandi realtà televisive, torna sugli schermi Rai dopo l’esperienza di conduttore a Rai Italia e autore a Rai1. Sarà al timone, insieme ad altri due colleghi, de Il lato positivo, da giovedì 8 aprile, in seconda serata su Rai2, per quattro appuntamenti. Ci anticipa il suo futuro professionale e fa dei ringraziamenti molto speciali.

Ciao Stefano, dall’8 aprile debutta su Rai2 Il Lato Positivo, una nuova seconda serata di Rai2 dedicata alle buone notizie in particolare, per 4 appuntamenti. Le premesse sono buone, in tempi di bollettini simil guerra. Come è nato questo programma? Chi conduce al tuo fianco?

“È nato da un’idea di Ania, associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, in collaborazione con la Next14 di Matteo Scortegagna, i quali ringrazio per la grande serietà che hanno messo in questo importante e delicato progetto. L’idea di parlare di buone notizie in un momento di cattive notizie è un bel respiro di sollievo per la tv italiana; nel nostro piccolo, speriamo di far sorridere, riflettere e creare un momento di svago nel telespettatore. I miei compagni di viaggio saranno Biggio e Melissa Greta Marchetto, i quali si occuperanno degli sketch e del racconto di alcune storie a lieto fine, mentre io girerò l’Italia e il mondo alla ricerca di buone notizie e news sui generis. Sarà un programma gradevole!”

Scorrendo il tuo curriculum, ho letto che sei stato assistente personale del Presidente Unicef Antonio Sclavi. Parliamo del 2010. Un inizio importante. Cosa ti hanno insegnato quegl’anni in un contesto così prestigioso?

“A dirla tutta, prima di arrivare in Unicef, ci sono state la gavetta nelle radio e tv locali, e poi una laurea in lingue e letterature all’Unisi. A Siena, ho conosciuto il senese doc Antonio Sclavi, Presidente vicario Unicef (il presidente effettivo era Vincenzo Spadafora, proprio lui!), proprietario dei forni Sclavi, professore all’Unisi e Presidente di MPS Tenimenti. Una vera personalità! Sono stato al suo fianco per quasi tre anni e in questo tempo, oltre che al suo ufficio stampa, mi ha voluto moderatore di alcuni dibattiti in giro per l’Europa; in quelle occasioni, ho avuto a che fare con capi di Stato, ambasciatori, regnanti e ordini religiosi. Ecco perché non ho paura del palco ma una sana “cazzimma” e adrenalina quando lo calco. Quei tre anni sono stati formativi e mi hanno fatto crescere tanto!”

Giornalista, conduttore ma anche autore. Sia a Mediaset e ancor più in Rai. In quali ambiti hai lavorato? Che differenze hai notato tra le due maggiori aziende televisive?

“In Mediaset, ci sono entrato appena arrivato a Milano, nel 2012-2013, come documentarista di Domenica Live. Mentre in Rai, ho lavorato come conduttore a Rai Italia e autore per Rai1. Tre programmi diversi tra loro, quindi ho potuto assaporare il clima dell’infotainment, della cultura e del talk show. Torno in Rai come conduttore e a breve come opinionista in Mediaset; è per questo che non posso non ringraziare il mio impresario Silvio Capecchi, poi Ludovico di Meo, Mauro Crippa e Maurizio Costanzo, che nella scorsa stagione mi ha portato al Maurizio Costanzo Show. Tra l’altro, ho un rapporto bellissimo con tutti e quattro. È un momento molto felice della carriera, in cui raccolgo buoni frutti dopo anni di seria gavetta ed esperienze pazzesche.”

Sei stato anche autore di Parliamone Sabato, il talk di Paola Perego chiuso anzitempo per una polemica che andò troppo oltre a mio parere. Come avete vissuto in redazione la vicenda?

“Quando hanno chiuso il programma, ero già andato via. Fui chiamato da Lucio Presta, con il quale mi lega tutt’ora un affetto immenso, per “ringiovanire” il sabato pomeriggio di Rai1, e con Paola avevamo trovato una bella alchimia. Purtroppo, i miei rapporti con la capo struttura s’incrinarono molto presto, per cui decisi di andarmene; il resto, è storia. Paola è stata molto male per quella situazione, ma la colpa non era né sua né del programma. Fortunatamente, la vita va avanti!”

Sei giornalista da cinque anni e da poco più di due sei in forza a Libero. Un’altra grande palestra di giornalismo e informazione. Certi titoli fanno spesso discutere e hanno fatto scuola, che possano piacere o meno. E tu come sei arrivato a Libero? Progetti futuri tra carta stampa e televisione?

“Sono a arrivato a Vittorio Feltri tramite amici in comune, e da subito ci siamo piaciuti e intesi. Con Senaldi, invece, è odio-amore ma un punto di riferimento importantissimo. Libero è una grande palestra giornalistica, che lascia massima libertà d’espressione; mi occupo di spettacoli, per un totale di quattro pezzi al mese. In questi due anni, poche volte è capitato un titolo “spinto” su un mio pezzo, però mi rendo conto che in passato è successo più volte in prima pagina. Questo è Libero, questi sono Feltri e Senaldi, codesto è il mood! La carriera giornalistica, prima al Secolo, poi in Mondadori, a Il Giornale e infine a Libero, mi ha salvato in momenti di down lavorativi e mi ha insegnato a scrivere, con un’attenzione maniacale alla forma e al contenuto. In tutti i casi, i miei primi amori restano la radio e la tv, cioè i ruoli di autore e conduttore. Vivo il giornalismo come un qualcosa di più, ma sempre con grande passione.”