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TG1, FLOP GIALLOVERDE E REDAZIONE SPACCATA: IL DIRETTORE CARBONI RISCHIA LA POLTRONA?

Il corso gialloverde al Tg1 non convince. Il clima che si è creato con la direzione di Giuseppe Carboni all’interno della redazione – riporta questa mattina Il Fatto Quotidiano in un articolo di Gianluca Roselli – è incandescente.

Al centro del contendere ci sono diverse questioni tra cui i turni di lavoro (non condivisi da molti giornalisti in organico) e una linea editoriale voluta dal direttore che non ha dato un’identità precisa alla testata. La rivoluzione paventata con l’arrivo di Carboni non è arrivata ( o per lo meno c’è stata solo in minima parte), al punto che non è esclusa una sua sostituzione alla guida del notiziario (forse già dopo le Europee?) con un nome di maggiore peso. Qui sotto vi riportiamo integralmente il reportage del Fatto sulla situazione del Tg1 grillino.

Quando alla fine di ottobre dello scorso anno fu scelto come direttore del Tg1, in molti restarono sorpresi, perché il suo nome non era tra quelli in pole position per guidare il telegiornale della rete ammiraglia, guardato ogni sera da oltre 5 milioni di persone. Ma è andata così: per il Tg1, casella riservata ai 5 Stelle, la scelta è caduta su Giuseppe Carboni, giornalista di lungo corso ma senza grandi incarichi dirigenziali in curriculum, che però da tempo per il Tg2 seguiva le vicende politiche dei penta stellati. “È uno dei pochi cronisti che parla con Beppe Grillo”, si disse.

Compito difficile, il suo: cambiare vestito al tg più importante facendolo diventare attento alle tematiche penta stellate, dal reddito di cittadinanza in giù. Cosa che in parte sta riuscendo, a parte qualche toppa clamorosa, come quando il lunedì dopo le elezioni in Sardegna si è dato conto del M5S primo partito (secondo i primi dati) quasi più della vittoria del centrodestra, quando poi i 5 Stelle sono finiti dietro Lega, Pd e Partito sardo d’azione.

Negli ultimi tempi, però, al Tg1 è caos. Sarà per un’identità poco chiara del telegiornale, laddove il Tg2 di Gennaro Sangiuliano e il Tg3 di Giuseppina Paterniti hanno identikit ben precisi (il primo sovranista e filo-Salvini e il secondo più politico-sociale); o sarà per il pericoloso riavvicinamento negli ascolti del Tg5 (lunedì e martedì della scorsa settimana il tg Mediaset ha superato il Tg1 per due volte consecutive nell’edizione diurna, mentre il divario di quella serale regge), ma da qualche tempo al Tg1 è scoppiato il finimondo. Con giornalisti l’ un contro l’ altro armati, vicecaporedattori contro i vicedirettori, e un Carboni sempre più isolato e in difficoltà nel guidare una corazzata di 180 persone.

Uno dei motivi di scontro sono i turni di lavoro. In una riunione qualche giorno fa è andato in scena un furioso scambio di accuse: ai capi-redattori è stato rinfacciato di non essersi organizzati per coprire tutti i turni redazionali e questi si sono difesi buttando la croce addosso ai vicedirettori che, a loro dire, lascerebbero la redazione troppo presto la sera. Diatribe redazionali che però al Tg1 hanno raggiunto livelli di guardia, con litigate furibonde, porte sbattute, minacce e musi lunghi.

Un clima pesante, condito da rivalità e personalismi a non finire. Accuse rivolte a Carboni sono quella di fare un Tg “né carne né pesce” e di essersi isolato dal resto della redazione, di fare il Tg con tre vicedirettori fedeli: Costanza Crescimbeni (area Pd), Bruno Luverà (area 5 Stelle) e Simona Sala (ex quirinalista). Gli altri (Maria Luisa Busi, Angelo Polimeno, Filippo Gaudenzi e Grazia Graziadei), tenuti ai margini. E dei tre solo Crescimbeni ha esperienza di line, ovvero di coordinamento redazionale. Lo si accusa anche di non decidere e di non essere adatto al ruolo. Chi lo difende, invece, parla di un Tg1 ancora troppo nelle mani degli uomini messi lì in epoca renziana dai precedenti direttori, Mario Orfeo e Andrea Montanari. E che rispondono ancora a vecchie logiche.

Al Tg1 il 4 marzo è come se non fosse mai avvenuto”, sussurra una fonte, a conferma del grande potere che ancora ruota intorno all’ area dem, ora ringalluzzita dal nuovo corso del Pd. Si compulsano molto i sondaggi, di questi tempi in Rai. “A Saxa Rubra la fase grillina sembra superata, il riposizionamento è già cominciato, se poi le Europee confermeranno i nuovi rapporti di forza”, sospira un’ altra fonte. Qualcuno sostiene che siano gli stessi pentastellati a non essere soddisfatti di Carboni, tanto da pensare a una sua sostituzione con qualcuno di maggior peso. Altri sostengono che siano i leghisti a mettere in giro certe voci, per indebolirlo. Politica, poltrone e veleni. La solita Rai”

E voi chi vorreste come direttore del Tg1?