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SEMBRA UN TALENT MA NON È: TU SI QUE VALES… MEGLIO CHIAMARLO “MARYWORLD”?

Recensione a cura di @teledipendenteFa più numeri che rumore. In un mondo dove ormai anche il nulla diventa occasione per creare confusione. Liti, divisioni, polemiche: niente di tutto questo riguarda Tu Si Que Vales. Eppure dal 2014 non c’è autunno senza che il parco giochi di Maria De Filippi non riesca a imporsi nei sabati sera televisivi. E rimanendo sostanzialmente sempre uguale a se stesso.

Il Maryworld (suonerebbe anche Maryland, ma forse meglio scomodare Mickey Mouse che un intero Stato americano) funziona nel suo essere in controtendenza. E non solo perché continua a raggiungere grandi ascolti nonostante se ne parli meno di altri show che invece ottengono share più bassi. Ma soprattutto perché si sviluppa ormai in una dimensione a sé, dove il talent è poco più di una cornice e la competizione, che in altri programmi del genere invece spadroneggia, qui resta quasi sullo sfondo (insieme ai conduttori) per lasciare in primo piano meraviglia, divertissement, emozioni.

Proprio come in un parco giochi. Lì giostre, personaggi mascherati, negozi tematici. Qui scherzi, performance, siparietti goliardici. E anche qualche lacrimuccia. Nel Maryworld diventa persino difficile accostare la giuria al concetto di giudizio: né plotone d’esecuzione né commissione di esame come in altri show del genere, ha qui lo stesso ruolo di un Mickey Mouse o di un Prezzemolo nei loro parchi. Divertirsi, divertire. Commuoversi, commuovere. In una parola: coinvolgere. Un tramite, anzi il tramite tra il telespettatore e ciò a cui sta assistendo, qualsiasi cosa esso rappresenti.

Non è un caso che la De Filippi, nel suo parco giochi, si circondi di persone a cui è legata da rapporti personali, coltivati negli anni e conosciuti anche pubblicamente. La Venier, la Ferilli. E poi Zerbi, Scotti, affinità che il pubblico aveva già avuto modo di testare ai tempi di Italia’s Got Talent. Non è un caso che i social siano esplosi per Sabrina Ferilli e le loro bonarie gag, già comunque viste nelle precedenti edizioni di C’è Posta Per Te o ai tempi di House Party. L’autenticità è fondamentale per la riuscita del gioco. Per dare unicità e forma al caleidoscopio di esibizioni, di sentimenti che ogni sabato sera propone.

Sport, musica, comicità, danza. Magie, ipnotisti, esibizioni al cardiopalma. Bizzarrie e stravaganze. Veicolando, in quanto enorme cassa di risonanza, messaggi sociali di valore. Come quello lanciato dalla pianista ottantunenne Nerina. O da Veronica Franco, la ragazzina che combatteva contro la leucemia e che nella prima puntata portò il suo amore per la vita, per il canto esibendosi con una Hallelujah che commosse l’intero studio.

Non ce l’ha fatta, ha perso la sua battaglia qualche settimana fa. Le sue parole, rese eterne dalle telecamere del programma, dicono forse più di molte altre quanto oggi la tv possa ancora impattare nella vita delle persone, oltre il mero intento di intrattenere. E questa è la vittoria più importante. Che va oltre i numeri. Oltre il rumore.

8 Risposte

  1. Beppe ha detto:

    A “Mickey Mouse” o sempre preferito Paperino!

  2. Nicholas ha detto:

    Si
    Io proverei a fare TSQV in inverno… Ai 6 milioni arriva

  3. Alextv ha detto:

    Posta ora come ora faticherebbe in autunno

  4. Nicholas ha detto:

    IGT andava forte anche perché era in inverno e la posta in autunno
    Cosa che tenterei

  5. Alextv ha detto:

    Complimenti ottimo articolo.
    Diciamo però che già ai Tempi di IGT si vedevano questi numeri e show dalle parti di Canale5. Meglio TsQv però…

  6. Roberto ha detto:

    Ottimo articolo. Complimenti a chi l’ha scritto!

  7. Nicholas ha detto:

    92 minuti di applausi

  8. DarioL ha detto:

    Ottimo editoriale
    Complimenti