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UNA PALLOTTOLA NEL CUORE 2: LA RECENSIONE

A cura de Il TeleDipendente – Una Pallottola nel Cuore è un efficace lavoro di sartoria. Il vestito è lo stesso cucito addosso a Gigi Proietti in precedenti occasioni e da altre mani (Il Maresciallo Rocca, L’avvocato Porta): quello del professionista integerrimo, ispirato da forti principi etici e valori positivi, con situazioni familiari e sentimentali difficili alle spalle, affrontate sempre con quell’ironia che contraddistingue l’attore ancor prima del personaggio.

Cambiano gli scenari, ma l’essenza resta la stessa, con Proietti a reggere l’intero impianto di una fiction costruita intorno alla sua indiscutibile personalità artistica. Qui però parte della narrazione si concentra anche su un altro personaggio, quello di Maddalena, figlia illegittima del protagonista Bruno Palmieri interpretata da Francesca Inaudi, di cui vengono esplorati soprattutto i legami affettivi. Tra gli altri poi spicca il fotoreporter a cui presta il volto Marco Marzocca, un moderno Sancho Panza amico di Bruno e suo fido aiutante nelle indagini: per Proietti una valida spalla comica, conscia dei suoi spazi, mai invadente.

Nella seconda stagione la linea orizzontale acquista notevole importanza: le questioni lasciate in sospeso al termine della prima (la paternità di Maddalena, il tentato omicidio di Bruno di molti anni prima) sembrano arrivare ora a una conclusione. Lì la sceneggiatura, giocata sui toni della commedia, riserva una serie di colpi di scena ben riusciti (l’identità del mandante dell’omicidio di Palmieri), creando in maniera efficace un congeniale gioco di attese per il telespettatore in vista della puntata finale. Al contrario sono piuttosto prevedibili gli sviluppi relativi ai casi di puntata della linea verticale, che affrontano tematiche molto attuali (omofobia, bullismo, stalking e femminicidio) con un taglio piuttosto accomodante tipico delle fiction della generalista.

La regia di Luca Manfredi si limita a servire la narrazione (d’altronde il regista è anche ideatore, autore del soggetto e sceneggiatore della serie) senza interferirvi eccessivamente e disegna con inquadrature ad hoc una cartolina della Roma di oggi nei suoi quadri più caratteristici. L’ideale per un prodotto leggero ed elegante che, non prendendosi troppo sul serio, riesce a divertire e, cosa meno scontata, anche a sorprendere.

3 Risposte

  1. Sanfrank ha detto:

    Splendida scrittura del nostro Giulio, che dimostra di essere sempre bravissimo.
    Concordo pienamente con quanto detto, aggiungendo che personalmente apprezzo il particolare espediente fotografico usato nei flash back dei vari cold case, che rendono perfettamente la sensazione di “freddo” con quel particolare filtro-colore usato per le scene. Un dettaglio che fa capire quanto il regista abbia le idee chiare e quanto ci tenga a dare il giusto taglio anche al piccolo particolare.

  2. bubinoblog ha detto:

    Una serie più classica e tradizionale, senza tanti fronzoli, ma che ha saputo far meglio, anche nei target pregiati, devi vari “esperimenti” di nuove commedie e serie famigliari testate negli ultimi mesi sia su Rai 1 che Canale 5.

  3. Aladino ha detto:

    Anche stavolta una recensione che apprezzo e condivido