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VELENO – IL PAESE DEI BIMBI PERDUTI

Silenzi e verità sepolti per troppo tempo: l’inchiesta cross-mediale di Trincia

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Mi sono imbattuto in “Veleno” qualche mese fa per pura curiosità. Perché la vicenda trattata, in un modo o nell’altro, ha segnato anche la mia di infanzia, come quella di chi negli anni Novanta è cresciuto tra quei luoghi che oggi vivono nell’inchiesta di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli. Pochi  i ricordi, se non voci di paese, eco di quanto riportato allora da giornali e televisioni su quanto stava accadendo in un territorio che, almeno fino a quel momento non aveva conosciuto violenze e atrocità di quella portata.

E poi il racconto di quei fatti, di bambini portati via dalle loro famiglie, di accuse indicibili a genitori e persone del luogo che officiavano strani riti, si è quasi volatizzato nella nebbia che flagella la pianura padana, lasciando però intatto l’ombra del dubbio insinuato fin dal principio: che fosse tutto inventato. Meglio il silenzio, meglio dimenticare, meglio lasciare chiuso quel cassetto nonostante sia pieno di fogli in disordine. Nonostante manchino ancora diversi tasselli prima di arrivare alla verità, a una giustizia che possa ritenersi tale non solo di nome ma anche nei fatti.

Indipendentemente da come la si pensi, a Pablo Trincia e ad Alessia Rafanelli (scuola Le Iene) si deve riconoscere il merito di aver riaperto quel cassetto, di aver provato a mettere ordine in quei fogli. Di avere dato voce a chi per troppo tempo, per timore, per dolore, per una irrisolutezza interiore non è riuscito a gridare ciò che avrebbe voluto.

Quella dietro Veleno è una storia potente: talmente cruda, ingiusta, dolorosa che diventa difficile anche solo pensare possa essere frutto della mente di qualche autore. Una storia che merita attenzione, quella che gli è stata sottratta per troppo tempo: questo significa parlare dell’inchiesta di Trincia e Rafanelli. Non per forza sposare una tesi, ma parlarne perché (per quanto doloroso) si possa fare finalmente chiarezza sui punti rimasti oscuri, perché attraverso indagini più attente si possa inchiodare alle proprie responsabilità chi ha sbagliato (se qualcuno ha sbagliato). In modo che non resti neanche il minimo dubbio: quel dubbio che a qualcuno è costato la vita.  

2 Risposte

  1. Ital ha detto:

    Un inchiesta forte ….pesante ma che merita ….spazio e riflessione …
    Grazie Giulio e grazie a Bubinoblog …che trova spazio anche per temi scomodi e meno popolari ….

  2. Zeus ha detto:

    Complimenti per l’articolo Giulio..soprattutto a dare visibilità a un ’inchiesta dura ma che tutti dovrebbero conoscere….