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VITTORIA SCHISANO: IN QUESTA EDIZIONE DI BALLANDO CI VUOLE L’ESORCISTA, IO CERCO DI DARE IL MEGLIO

Vittoria Schisano è una delle più amate concorrenti di Ballando con le Stelle, lo show del sabato sera di Rai1. Un’edizione funestata dal Covid, operazioni, incidenti, corse in ospedale. «Per questa edizione ci vuole l’esorcista» racconta Vittoria Schisano al Messaggero.

Una donna che ha vissuto due volte, nata in un corpo che non sentiva suo e che ha combattuto per dar voce alla sua identità: «Ci sono esempi diversi oggi. Quando ero piccola i messaggi che mi arrivavano erano sempre un po’ falsati, non si parlava di normalità parallela, sempre di qualcosa di eccessivo, nel quale non mi riconoscevo. Da bambina speravo di morire e rinascere donna, perché la transizione non era mai presa in considerazione. Crescendo ti acculturi, viaggi e capisci che la verità è un’altra, perché quella che ti è stata raccontata è soltanto una parte, assolutamente rispettabile, ma esiste anche un’altra realtà. Oggi questa verità viene raccontata, e ne sono portavoce anche io. Mi scrivono in molti, genitori, ragazze, per la dignità e la semplicità con cui sto portando avanti questo messaggio».

Un anno difficile per tutti che però si sta rivelando inaspettato per la Schisano: «Quest’anno mi sta facendo un regalo inaspettato. Molto spesso in passato mi sono nascosta dietro l’immagine della prima donna, e lo facevo per insicurezza, paura e pudore. Mi nascondevo dietro i capelli biondi, il tacco, dietro l’immagine della fatalona. Quando ho iniziato questo percorso a Ballando con le Stelle pensavo di portare quel personaggio sul palco, invece tutta questa paura, e queste difese, le lascio tutti i giorni sulle scale della Rai. Sto avendo la possibilità di vivere questa bambina che io stessa avevo ucciso, o che avevo fatto uccidere dal pregiudizio, dalle paure, o dal compagno di banco. Sto vivendo la mia infanzia e la mia adolescenza in questo programma. Forse ne uscirò una donna matura, questo non lo so. Sto scoprendo limiti, paure, e un pudore che non pensavo mi appartenesse».

Affrontare le proprie insicurezze e timori è un po’ la chiave di lettura di questa sua esperienza televisiva: «Anche semplicemente ballare con Marco non è stato facile all’inizio, perché era uno sconosciuto. Entrare in intimità fisica con una persona mi imbarazzava, e allora facevo la fatalona, però poi quando quel meccanismo di difesa restava fuori dalla Rai, entravo in tilt. Marco ha compreso da subito questo, e ha rispettato i miei tempi, capiva quando avevo bisogno del mio spazio. Adesso probabilmente è cambiato qualcosa, anche la quotidianità con lui mi sta aiutando a crescere».

Una schiettezza che traspare, con cui ha sempre risposto alle critiche e ai pregiudizi: «Anche se non sono una ballerina nello show cerco di fare del mio meglio, mi impegno e cerco di trarre spunto dai giudizi dei giudici e dei miei colleghi. Il pregiudizio ancora oggi mi fa dispiacere e mi lascia basita. Delle volte in alcune interviste che rilascio, nonostante il giornalista faccia bene il proprio lavoro, riportando le dichiarazioni correttamente, i titolisti scelgono titoli a effetto. Delle volte impaginano il giornale anche con una foto di chi sono stata, o con foto del mio fidanzato, pescate chissà dove su internet. Mi fa sorridere che, per vendere una copia del giornale o avere qualche click in più, ci sia ancora bisogno di questi espedienti. Mi dispiace però, perché quei titoli autorizzano il bambino a chiamare frocio il compagno di banco. Se lo fa un giornalista, che dovrebbe avere il senso, e la misura, delle parole che usa, allora tutti si sentono autorizzati a farlo. Mi fa specie quando a sbagliare le parole sono proprio loro o insegnanti.  La scuola dovrebbe  educare all’amore e alla diversità, aiutarci ad essere dei cittadini migliori, non dovrebbe invitarci al silenzio in modo omertoso, come si faceva cinquant’anni fa. È anacronistico».

Fonte: Il Messaggero