SIGNORINI ROMPE IL SILENZIO SUL GRANDE FRATELLO E SULLO SCANDALO CORONA

Alfonso Signorini è stato accolto trionfalmente all’Arena di Verona dove firma la “Bohème” di Puccini. Il già conduttore del Grande Fratello su Canale 5 si racconta dopo lo scandalo Corona.
Il giornalista e per lunghi anni direttore di Chi rompe il silenzio e sceglie Il Giornale per parlare senza filtri in una lunga intervista esclusiva rilasciata a Hoara Borselli. Ecco alcuni passaggi.
«Appena sono arrivato alla fiera di Verona, per la prima prova, tra solisti, mimi, figuranti e coristi mi sono trovato davanti centinaia di persone che mi hanno accolto con un applauso interminabile. Nessuna parola, nessun bisogno di alcuna spiegazione».
Inizia così la nuova fase di vita di Signorini in splendida tenuta isolata sulle colline vicine a Verona che lo ospita per la lunga estate che lo vede tra i protagonisti della stagione dell’Arena. È sopravvissuto allo scandalo delle chat intime svelate da Corona su Falsissimo.
Come? «Solo quello di costruirmi una bolla. Perché si costruisce una bolla? Per sopravvivere. Perché tu sei al centro di un clamore mostruoso, una gogna mediatica che vuole annientarti, e devi in qualche modo capire come sopravvivere. Non come vivere: come sopravvivere».
Chi non ce la fa? «Si ammazza». Tu ce l’hai fatta? «Ce l’ho fatta con mia grande soddisfazione. Soprattutto con il supporto del mio compagno, che aveva tutto il diritto di dirmi: Arrivederci e grazie e invece mi è stato a fianco giorno dopo giorno», prosegue Alfonso.
Un sopravvissuto «innanzitutto la mia coscienza, poi la fede che viene in aiuto quando la vita è più dura e da ultimo una garanzia economica che mi ha permesso di difendermi». Da qui la bolla per isolarsi dal mondo, dai social, dalla televisione e dai giornali come Chi.
Anche se anche alcune decisioni non dipendono dallo scandalo, come il lasciare la direzione di Chi. Una decisione già concordato con l’azienda “molti mesi prima che tutto questo scoppiasse” perché ormai “da un po’ di tempo ero stanco. Mi sentivo fuori posto”.
Del resto se ha raccontato il mondo dello spettacolo, Signorini ammette che «anche quando facevo tv, io col mondo dello spettacolo non mi sono mai identificato». Preferisce le persone normali che non l’hanno crocifisso e in strada lo fermano “per esprimere la loro solidarietà”.
Il male, puntualizza Alfonso Signorini, «a parte la gogna, il silenzio di certe persone che si professavano fratelli, amici, che in passato con biglietti e lettere manifestavano tutta la loro stima professionale e il loro affetto. E che sono letteralmente spariti”. Una storia non nuova.
All’apice tutti ai tuoi piedi, tutti amicissimi, poi spariscono tutti o quasi. “Neppure il gesto di prendere in mano il telefono per chiedermi Come stai?. Ecco, tutto questo dopo trent’anni di frequentazioni, di attestati di affetto, non me lo sarei mai, dico mai, aspettato”.
La cosa che più gli ha dato fastidio è stato «il silenzio di alcune persone che avrebbero potuto parlare. Penso alla politica, al giornalismo. Tacere significa essere conniventi con un sistema che potrebbe colpire chiunque». Signorini ne ha anche per il silenzio sulla «omofobia mostruosa».
Le organizzazioni Lgbtq sono intervenute a tua difesa? «No. Silenzio. Silenzio totale». Oggi Signorini è «felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno. Pur senza rinunciare alla mia vita e alla mia generosità», aggiunge Alfonso.
Non sente la mancanza della tv ma “non escludo che torni nella mia vita”. Signorini si concentra sulle opere teatrali da dirigere e sul suo Puccini. Sul passato: «Rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi». E il pubblico all’Arena di Verona lo applaude a scena aperta.
