STEFANO BINI A BUBINOBLOG: L’ITALIA PIÙ BELLA CHE C’È UNA BELLA SODDISFAZIONE MA ANCHE UN LAVORO CERTOSINO
Stefano Bini torna su BubinoBlog per un’intervista in occasione della ripartenza de L’Italia più Bella Che C’è in esclusiva su La7.it. Stefano ha fatto un bilancio della passata edizione ma ci ha raccontato anche qualche momento divertente dietro le quinte. Dopo il salto l’intervista.
A cura di Niki.
Innanzitutto, Stefano, ben tornato su BubinoBlog. Per noi è sempre un piacere ospitarti. Torni su BubinoBlog dopo la prima stagione de l’Italia più Bella Che C’è! Ti chiedo subito com’è andata la prima edizione?
Grazie a voi di seguirmi sempre con tanto affetto. La prima edizione, voluta fortemente da Urbano Cairo e da me, era un vero esperimento per il gruppo La7 ed è andata benissimo. Di conseguenza, siamo subito passati alla seconda edizione per La7.it e in più con due special per La7, il 9 agosto e 16 agosto nella strategica seconda serata. Una bella soddisfazione! Un grazie Urbano e al suo team, come al mio che segue le mie scorribande da anni.
Quanto tempo e cosa ci vuole per preparare una puntata de L’Italia più Bella Che C’è!? Cosa c’è dietro le quinte?
Partiamo da un presupposto. Il branded content non è ancora del tutto sviluppato in Italia. L’ho appreso quando lavoravo alla Warner Bros a Londra. Poi l’ho portato prima in Discovery, poi in Rai e ancora a La7. Ho cercato in tutti e tre i casi di apportare una formula nuova. Per andare in onda d’estate, ci si prepara dall’autunno precedente. Per me tripla responsabilità poiché sono colui che porta le risorse, l’autore e il conduttore. Grandissima responsabilità di far quadrare tutto con la mia squadra e quella del broadcaster. Di dietro le quinte, ce n’è tanto perché L’Italia più bella che c’è! è un programma complesso fatto da poche persone, tutte però “artigiani della qualità”. Alzatacce alla mattina, andate a letto tardissimo, girando d’estate tanto caldo, gli interlocutori anche se briffati non sempre reggono davanti alla telecamera, però ci sono anche tante risate e cene infinite a fine giornata.
Hai un rito scaramantico prima di andare in onda?
Non ne ho perché credo nel destino; se una cosa deve andare bene ci va, altrimenti pazienza. Però, avendo una grande responsabilità sulla produzione, la mattina prima di iniziare a girare deve tornare tutto nel dettaglio. Se no poi slittano i tempi e si ritarda sulla tabella di marcia. Diciamo che quando sono in trasferta, la mattina, quando mi sveglio, devo avere l’entusiasmo alle stelle per reggere e dirigere un’intera squadra di lavoro per dodici ore. Non mi posso permettere di andare in crash!
Quali saranno le tappe di questa seconda edizione? Come sempre poi ti chiedo qual è la tappa che ti è piaciuta di più?
Sono nove e alcune davvero inusuali. Iniziamo domenica 12 luglio con Grosseto e Castiglione della Pescaia, poi Siena e San Casciano, Manciano, I sentieri del Gran Sasso, un’intera puntata dedicata a Siena, Porti di Roma con Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, ancora Trieste, Jesolo ed Eraclea e infine Lucca. Tutte le puntate mi sono piaciute perché le scelgo personalmente ma certamente l’episodio che mi ha colpito di più è quello sui Porti di Roma perché li facevo esclusivamente mercantili, invece hanno storia, tradizione e innovazione. L’Italia più bella che c’è! è una novità nel panorama televisivo e streaming italiano perché noi andiamo a scavare in tutto ciò che non è mai stato raccontato e in più creiamo puntate monotematiche dando loro un buon ritmo. Non mettiamo quattro o cinque realtà come fanno altri! Dietro ad ogni episodio, c’è un lavoro certosino! Vorrei solo avere più tempo per realizzare la singola puntata e quindi essere meno serrato ma bisogna stare in tempi e budget.
Durante le puntate ci sono stati dei fuori programma che non vedremo? Me ne vuoi raccontare uno? Il più simpatico.
Per una produzione articolata, i fuori programmi sono all’ordine del giorno. Dal navigatore che cambia strada e ti porta in percorsi sterrati fino a paesi con vicoli così stretti che le nostre vetture fanno fatica a passare. O ancora, i contadini che ci riempiono di crostate, vino e olio per portarli ai nostri cari. C’è un episodio carino che coinvolge Raffaello Fico, responsabile dell’USRC, sulla puntata de L’Aquila: essendo amici ma dovendo essere istituzionali sul set, ci veniva da ridere ogni volta che ci guardavano. Ci abbiamo messo un’ora per registrare quattro minuti d’intervista!
Quali altre città vorresti portare nel programma?
L’Italia è un paese ancora tutto da scoprire, nonostante pensiamo di conoscerlo bene. Ci sono tantissime città che vorrei raccontare ma due mi sono rimaste nel groppino: Vietri e Cetara, in provincia di Salerno. Dovevamo raccontarle ma poi è sfumato l’accordo. Sarà per l’anno prossimo!
Autore, conduttore ma in principio giornalista tv. Ti manca questo ruolo?
Tantissimo. Perché da autore, conduttore e capoprogetto devo stare buono e mordermi spesso la lingua. Vorrei dire la mia sui giornali e sui social su alcuni personaggetti che affollano la tv senza meriti, ancora sui palinsesti o sulla politica. Faccio sempre un passo indietro perché lo spettacolo è un settore delicato e se prima era un oceano dove tutti si abbeveravano, ora è uno stagno dove tutti vorrebbero abbeverarsi. Questo incattivisce l’ambiente ma crea fortunatamente una cernita.
E se non avessi fatto l’autore radiotelevisivo?
Sarei rimasto comunque nel settore della comunicazione, che è la mia vita. Non escludo in futuro di lasciare la radio e la tv per lavorare in una grande azienda. Sarà quel che il buon Dio vorrà!

