LA7: LILLI GRUBER SILENZIA ENRICO MENTANA. E LA RAI? SI SALVA SOLO IN UN MODO

Lilli Gruber riapre Otto e Mezzo, il salotto politico più seguito della tv. La regina di La7 rimette in riga Enrico Mentana e suona la sveglia alla Rai, e non solo.

La popolare e rigorosa giornalista, un faro di luce in un esercito di scrivani del potente di turno, non ha problemi intanto a definire AfD per quello che è ovvero «incompatibile con la storia della Germania, dell’Europa e delle democrazie liberali che abbiamo faticosamente costruito dopo la Seconda guerra mondiale. I leader autoritari del mondo, a cominciare da Putin e Trump, vogliono distruggere l’Europa: l’AfD è complice di questo tentativo».

Dalla Germania di Alice Weidel all’Italia di Giorgia Meloni il passo è breve. La premier italiana non accetta gli inviti della Gruber, eppure in tv è di casa. Spesso ospite di Vespa che ha iniziato la stagione di Porta a Porta celebrando i record del Governo, dei tg e dei talk Mediaset, passando per Forum dove è stata salutata dal robottino Jeeves, e pure di La7 visto che Mentana l’ha accolta varie volte con ogni onore nello studio del TgLa7.

Aldo Cazzullo, anche lui volto di La7 con la sublime trasmissione Una Giornata Particolare, chiede alla Gruber dalle pagine del Corriere della Sera perché Meloni non va a Otto e Mezzo. «Il giornalismo, come lei sa, non è questione di simpatia o antipatia. È approfondire i fatti e fare domande. Tutte le domande. Il politico se è capace risponde e rende conto del suo operato. A maggior ragione se è presidente del Consiglio».

Non va perché non saprebbe rispondere a delle domande che nessuno le fa, va dove viene celebrata e osannata, cioè ormai ovunque tranne in sempre meno talk come appunto quello di Lilli Gruber che si ricorda di essere una giornalista e non il megafono di chi comanda. «Va giudicata su quello che ha fatto. Evidentemente poco, se da mesi sta trafficando per cambiare la legge elettorale per salvare se stessa e il suo governo».

Mentana sostiene che La7 sia l’anti Tele Meloni. «È solo l’opinione di Mentana. Il mio interlocutore a La7 è l’editore Urbano Cairo. La tv sta bene, noi in crescita». Vannacci invece «è un mix di slogan vuoti, proposte irrealizzabili e un salto di qualità ideologico con proclami razzisti, xenofobi, discriminatori e sessisti. Che non risolvono nessuno dei problemi concreti degli italiani». Ne ha pure per il centro-sinistra, altra dote di Gruber e pochi altri.

Perché il vero giornalista critica una parte e l’altra mentre per il giornalista di centro-destra la sua parte di riferimento ha sempre o quasi ragione. Lilli Gruber è un’altra cosa e chi la segue, e non parla tanto per dar fiato alla bocca, lo sa molto bene. «Non voto alle primarie. Ma credo che qualunque cittadino, per poter scegliere, abbia il diritto di conoscere i candidati e soprattutto il programma. Cose che dovevano essere pronte già ieri…».

E il dibattito nella coalizione sulla componente di centro, con o senza Renzi: «Mi appassiona poco, soprattutto quando diventa un gioco di personalismi. Però è vero che senza una componente moderata il centrosinistra in Italia — e non solo — perde». Questo è un anno elettorale… Lei non è tentata dal fare politica? «Faccio la giornalista con passione e serietà. È quello che si aspetta il mio pubblico. E non ho intenzione di cambiare».

Del caso Ranucci che idea si è fatta? «Che nella migliore delle ipotesi Ranucci sia stato naïf, prestando il fianco alla strategia di censura delle destre al governo che non vedevano l’ora di liberarsi di lui». E sulla Rai: «Per me, che insieme a tanti colleghi ho fatto per anni una battaglia per liberare la Rai dall’ingerenza indebita dei partiti, resta la priorità. Perché è l’unica possibilità di salvare quello che rimane un patrimonio del Paese».

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