MEDIASET IN AFFANNO SULLA PUBBLICITÀ: BRUTTO SEGNALE SECONDO GLI ESPERTI

C’è qualcosa che non va a Mediaset e non ci riferiamo ai dati d’ascolto del GF Vip ma alla raccolta pubblicitaria del gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi.

La tv generalista non sta vivendo un bel periodo: la concorrenza dei colossi streaming, pay tv e stanchezza di idee, scarsi investimenti, zero voglia di osare. Si punta sull’usato sicuro e su prodotti a basso budget.

Si taglia ovunque, si parla tanto di italianità, del glorioso made in Italy e poi si appalta troppo a società straniere, set ormai ridotti all’osso per invadere il palinsesto di soap turche a basso costo. E la pubblicità cala.

Nella prima parte del 2026 gli incassi totali della tv italiana segnano 2,14 miliardi di euro, in calo dell’1,7% rispetto al 2025. In controtendenza, grazie anche allo sport, la Rai che cresce del 5,9% rispetto al 2025.

Crescono gli incassi per la Tv di Stato e con loro i target pregiati, quelli più ricercati dai pubblicitari. L’età conta sempre meno (il famoso target commerciale), conta far vedere gli spot a chi può spendere.

La raccolta pubblicitaria Rai segna nei primi 7 mesi, sottolinea Il Giornale d’Italia, 460,6 milioni di euro (+5,9% sul 2025) a fronte di Mediaset, che da sola vale il 54% del mercato, che tocca 1,17 miliardi di euro (-3,6% sul 2025).

“Brutto segnale, che, secondo gli esperti, porterà a una chiusura d’anno in negativo per tutto il mercato”, sottolinea il noto quotidiano. Fa peggio Sky che cala del 7% mentre sorridono La7 e Discovery, sempre più ambiti.

La7 sale a quota 103,3 milioni di euro e sfiora una crescita di un 1 punto percentuale mentre il gruppo che controlla tra le altre Nove e Real Time si conferma con 172,2 milioni di euro di incassi pubblicitari. Granitico.

Gli analisti vedono dunque nel calo di Mediaset un segnale preoccupante, non solo per l’azienda di Cologno Monzese ma per tutto il mercato. Occorre investire di più, spingere sulla qualità e puntare sul made in Italy.

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