MILO INFANTE A VALANGA CONTRO RAI E SALVO SOTTILE: MEDIASET È UN’ALTRA COSA

Milo Infante rompe il silenzio per la prima volta dall’addio alla Rai e il passaggio a Mediaset dove da fine agosto condurrà Ore 11 ogni mattina e il martedì in prima serata.

«Me ne sono andato io. Quando ho capito che il mio tempo era finito, restare non aveva più senso». Così Infante al Messaggero sottolinea che la Rai non l’ha mandato via ma è stata una sua decisione personale. L’ex conduttore di Ore 14 sottolinea che nei 5 anni di vita è stato “la Cenerentola di Rai2“, il tutto “nonostante gli straordinari risultati di ascolto“.

Ogni anno Infante ha “dovuto difendere il programma con il coltello fra i denti. Lo dico perché ogni anno, compreso questo, il responsabile del Day Time, Angelo Mellone, voleva chiuderlo per metterci La porta magica di Andrea Delogu, sostenendo che io facevo concorrenza a La volta buona di Caterina Balivo». A dicembre la rottura definitiva con i vertici.

In una cena con l’ad Rossi e il direttore approfondimenti Corsini “chiesi una promozione e la direzione della struttura Sviluppo Nuovi Format“. Inoltre “l’avvicinamento al tetto salariale di 240 mila euro lordi l’anno“. Milo aveva infatti lo stipendio base da vicedirettore pari a 174.280 euro “più la variabile se si va in video”, che non incide su pensione e liquidazione.

Mai più sentiti, nessuna risposta per mesi. A maggio Infante ha fatto sapere a Mediaset che avrebbe incontrato volentieri Crippa e il vice Delogu, i vertici dell’informazione di Cologno. Colloqui cordiali andati avanti per un mese. Ora ha anche la qualifica di direttore di Videonews: «Ho accettato subito, senza trattare. Mi va benissimo. Ovviamente è più di prima».

Nel frattempo la Rai cosa fece? «Niente. Quando telefonai all’ad Rossi per dirgli che me ne sarei andato, per tre giorni andò in scena una pantomima imbarazzante fatta di telefonate e proposte. Ma ormai era finita». I soldi non c’entrano: «Se avessi voluto far cassa sarei rimasto. Cercavo considerazione e progettualità. Volevo crescere», rimarca Milo Infante.

Il clima in Rai a leggere le parole di Infante non è dei migliori: «Nei cinque anni di Ore 14, nonostante le mie richieste, non ho mai fatto una riunione con il marketing. Mai». Il presidente ad interim Marano quando rientrò in Rai “chiese subito di togliere la qualifica di vicedirettore ad personam – l’unica che avevo – a me, ad Alberto Matano e a Sigfrido Ranucci”.

«Andando via, ho capito che anche tanti altri colleghi si sentono completamente abbandonati. Sono disperati». Mediaset è un’altra cosa: «Mi fermano i direttori, ma anche gli autori, il centralinista, le guardie giurate. Mi fanno sentire in una squadra. Mauro Crippa, prima ancora che firmassi, mi ha detto: “Tu sei uno di noi“. Così Infante che si sente rinato ora.

«Se vieni dalla Rai sono parole che ti emozionano». E su Salvo Sottile, nuovo volto di Ore 14: «Ho visto su Instagram che ha fatto una locandina con l’IA e il suo viso, mi è sembrato un po’ triste. Mi ha mandato un messaggio, gli ho risposto in bocca al lupo. Lui è bravo. Mi aspettavo che cambiassero il titolo, un po’ come il ritiro della maglia nel calcio…».

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