RIMEDIO: ADANI HA RIPORTATO I GIOVANI SU RAI1, SINNER DOPPIATO DAI MONDIALI

Alberto Rimedio, da 12 anni voce della Nazionale per Rai1, si è raccontato a Tg1 Talks e ha parlato senza peli sulla lingua dell’ultimo Mondiale, di Lele Adani e degli ascolti di Sinner e del calcio.

Sugli ascolti molto alti, ha fatto un parallelismo tra il calcio e il tennis, lo sport di maggior tendenza nel Paese grazie ai successi di Sinner (e non solo): “Si parla tanto e giustamente del grande merito di Sinner“, ma il calcio domina ancora anche negli ascolti.

La finale di Wimbledon tra lui e Alcaraz, nel 2025, ha però fatto registrare 6 milioni di telespettatori. Se l’Italia avesse raggiunto la finale del Campionato del Mondo gli spettatori sarebbero stati almeno 20 milioni, Spagna-Argentina ne ha fatti ugualmente 12“, sottolinea la voce del calcio di Rai1.

“Quindi la passione per il calcio è radicata, fa parte della cultura del nostro paese. Non si può dimenticare questo concetto, non è vero che il calcio in Italia abbia perso seguito», puntualizza.

Le parole su Lele Adani, molto amato ma anche molto detestato da alcuni: «Quando invitavo a riordinare le idee, a riabbassare i toni in vista del gran finale, nelle ultime partite, non era per prendere le distanze da Lele con il quale c’è massima stima e c’è un grande feeling, ma è semplicemente l’esigenza un po’ di bilanciare i due estremi.

Quello che io voglio dire di Lele è che intanto ha una straordinaria competenza calcistica, vi garantisco che non è un aspetto comune in tutti quanti i commentatori, non parlo soltanto di RAI: poi soprattutto lui ha una passione straordinaria per questo sport e non c’è alcuna finzione.

Quando io sento delle critiche riferite a Lele, per le quali sostanzialmente si parla di un’esagerazione finalizzata a non so quale scopo, quello che io voglio sottolineare è che lui non finge. Ovviamente per saperlo bisognerebbe stare con lui.

Io e lui abbiamo vissuto praticamente in simbiosi per 40 giorni circa, quelli durante i quali si è svolto il Mondiale, e quindi ho avuto la possibilità di conoscerlo ancora meglio. Non c’è alcuna finzione, lui è così».

E ricorda: «Il linguaggio televisivo si è evoluto, è come nella musica: io a 54 anni preferisco i cantanti della mia generazione, i giovani amano i trapper. Non possiamo pensare solo a un tempo che non cè più.

Agnelli diceva al Trap: “I miei tempi, Trapattoni, non esistono più”. Il pubblico giovane si è riavvicinato alla Rai anche per merito di Lele, ha un successo strepitoso con i giovani», conclude Rimedio.

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